La protezione dei valori ecologici di Petriccione. La Verità sulla Nascita del Parco d’Abruzzo

Domenica 18 agosto alle ore 17.30 a Pescocostanzo (Aq), nell’auditorium San Nicola, presentazione del nuovo libro di Bruno Petriccione a cura del Touring club italiano.

Poche pagine corpose, ma scorrevoli che se si ha tempo è meglio leggere tutte d’un fiato. Anche perché a riscoprire certe vecchie intenzioni, sotto certe grandi intuizioni, il pericolo è di disinnamorarsi dei parchi se ci si ferma alle prime 10 pagine. Una sorta di repulsione che può essere superata solo affrontando l’interessante seguito dell’elaborato (La protezione dei valori ecologici in Italia, di Bruno Petriccione edito Università degli studi di Camerino, museo aree protette Mario Incisa della Rocchetta, 46 pagine esclusa bibliografia e indice, 12 euro).

Tramontata l’economia pastorale, scrive il biologo Bruno Petriccione, la sopravvivenza delle comunità montane non può che risiedere nel turismo. Il miraggio di un tale sviluppo, obiettivo principe dell’istituzione del Parco d’Abruzzo, si aggiunge alla possibilità che la caccia al lupo, all’aquila e alla volpe doveva lasciarsi individualmente consentita e, occorrendo premiata, o addirittura organizzata anche per iniziativa dell’ente parco ..per convincere alla nascita dell’area protetta. Caccia e turismo, coppia indissolubile di elementi da garantire ad amministrazioni e comunità locali, é conditio sine qua non per l’istituzione del parco d’Abruzzo. Il prezzo dell’istituzione dunque è alto, dai 15 mila ettari previsti solo 12 mila sono davvero dedicati al parco, ma come semplice riserva, nessuna area a protezione integrale, a differenza di quanto previsto. E ancora una pioggia di contributi da elargire per la realizzazione di rifugi, alberghi, per il miglioramento della viabilità, il rimboschimento delle aree e per le campagne pubblicitarie. Impostazione questa che, secondo Petriccione, non è nemmeno un espediente per convincere le comunità locali a dotarsi di un parco, ma un modo di sfruttare le risorse naturali. La tutela decrescente dell’area protetta, nella sua visione primordiale, praticamente viene tradita e recuperata, solo dopo decenni di tentativi, con la legge quadro delle aree protette 304/1991. Il biologo consulta e cita soprattutto la relazione Sipari (Erminio Sipari 1926, promotore e primo presidente del Parco d’Abruzzo), in questo modo recupera le ragioni che portano alla nascita dell’area.

Tenente colonnello in servizio nel reparto Carabinieri biodiversità di Castel di Sangro (Aq), Petriccione restituisce verità ad una storia condita, come altre, di miti e leggende e rinfresca la memoria sui veri obiettivi, nemmeno tanto sottesi, della nascita del parco. In La protezione dei valori ecologici in Italia emergono fatti e aspetti che non ci si aspetta dall’istituzione di un ente come il parco se si dà per scontato che un’area è protetta nell’obiettivo di tutelare l’Ambiente. Di fatto la visione di base è un’altra: la natura a servizio dell’uomo, sfruttata dalle comunità. Ergo, l’ente parco segue la falsariga di una riserva di caccia. “L’obiettivo fondamentale dell’istituzione del Parco d’Abruzzo e dei parchi in generale, secondo Sipari, non era la conservazione di specie ed ecosistemi e quindi dei preziosi valori ecologici che l’Appennino ancora conservava bensì quello apertamente dichiarato, di portare la civiltà sulle montagne attraverso le attività turistiche ed educative”. I migliori valori ecologici del parco, insomma, ridotti ad un macabro campionario di merce esibita come trofei della cultura non proprio ecologica dell’epoca, scrive Petriccione. L’intendimento era soprattutto quello di contribuire al finanziamento della costruzione di grandi alberghi da far sorgere lì dove l’isolamento e le bellezze naturali ne consigliano l’ubicazione, nel centro dei boschi. Salvaguardare orsi e camosci era funzionale ad accrescere l’attrazione turistica, per dirne una, il lavoro di propaganda del parco era tutto impostato sul concetto di dominio dell’uomo sulla natura.

In questo excursus il biologo dei Carabinieri forestali attraversa anche la storia del diritto all’Ambiente, configurandolo tra i diritti umani fondamentali di terza generazione definendolo “diritto della natura” come diritto autonomo di esistere e prosperare. É d’apprezzare in questo lavoro anche la laurea in Servizi giuridici utile conoscenza per alcuni importanti passaggi sulla ricostruzione giuridica della tutela del paesaggio e della sua interpretazione estesa, nel corso del tempo, proporzionalmente alla sensibilità ecologica maturata in questi ultimi anni dalla popolazione. Non dispiace qualche accenno alle differenze del parco Svizzero e dei primi 2 parchi italiani, Paradiso e D’Abruzzo, rispetto agli altri sotto la diretta gestione statale, distante dalle esigenze delle comunità. Un argine alla speculazione edilizia che ha consumato interi tratti del parco d’Abruzzo, ammette il biologo, è stata la spinta di associazioni come Italia nostra e Wwf e l’arrivo, nei primi anni ’70, di Franco Tassi la cui lungimirante dirigenza del Parco D’Abruzzo, oggi Pnalm (Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise), darà una svolta decisiva alla tutela dei valori ecologici. Un libro denuncia quasi da studiare.