Le Mani Esperte di Pasquale Di Toro Rimettono in Piedi il Rifugio Polenta

Da un cumulo di macerie ha ripreso forma e vita, nel giro di una decina di giorni la scorsa Estate, il Rifugio Polenta, in linea con l’Ambiente montano. Siamo in alta quota sulle vertiginose vette di Anversa degli Abruzzi (Aq) dove c’è chi dice NO al consumo di suolo.

Un sali e scendi impressionante quasi imbriglia le caviglie alle gobbe dei monti, troppe, siamo ai confini con il Parco nazionale d’Abruzzo e in compagnia dell’imprenditore famoso per aver spazzato neve e immondizia dalla statua di Ovidio nell’anno del bimillenario dalla morte del poeta di origine sulmonese. E per questo il costruttore altruista si è beccato una multa salatissima. Per arrivare sino al rifugio il tragitto è lungo, ma il panorama mozzafiato vince la fatica e la stanchezza. Abbiamo macinato decine e decine di chilometri, a piedi, tra animali di allevamento al pascolo e gruppi di cinghiali di passaggio, sulle nostre teste volteggiano una trentina di grifoni avvoltoio che si spartiscono lo spazio aereo tra poiane, cornacchie, corvi e giovani falchetti che dalle rocce spuntano, restano sospesi in aria nella  posa dello spirito santo e cedono alle correnti, in picchiata, in cerca di qualche roditore. Dal monte di fronte un corposo branco di cinghiali si affanna a scendere sul pianoro, in coda alcuni piccoli e un esemplare piuttosto ingombrante che li guida e mette fretta. Abbiamo assistito ad un vero e proprio miracolo. Per incanto appare il rifugio, forte, imponente, robusto e senza più macerie, quello che tutti chiamano, in paese, con il nomignolo affibbiato al pastore che un tempo lo frequentava. É il rifugio Polenta. Il ricovero è stato rimesso in piedi, di sana pianta dall’imprenditore edile di origini marsicane che lo ha ricomposto con tutto il materiale che lo costituiva, aggiungendo un tetto in legno. Pasquale Di Toro ha fatto davvero un capolavoro e può dirsi ormai tra le fila dei pochi ecologisti davvero coerenti. Costruttore legatissimo alla valle Peligna e a Sulmona (Aq), ha assolto l’arduo compito di restituire forme e vita, senza impatto, ad un rifugio indispensabile per non essere sopraffatti dalla forza della Natura in alta montagna.

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