‘Abbattete Megalò 2, paghi il responsabile’ il Tar dà ragione a WWF, Cna, Confcommercio e Confesercenti

“Si abbattano immediatamente le costruzioni abusive” Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Cna intervengono alla luce della sentenza del Tribunale amministrativo regionale facendo appello alla politica affinché intervenga chiudendo le porte per sempre a interventi dannosi per il territorio. 

“Paghi chi ha emesso i provvedimenti senza attendere la sentenza e non la collettivitàintervengono le associazioni con l’avvocato Febbo perché siano gli organi tecnici e politici che non hanno atteso per le loro determinazioni la decisione del Tar: “Siano loro a farsi carico a livello personale del danno  che non può pesare sulla collettività”. L’annullamento della conferenza di servizi svolta nel municipio di Cepagatti, deciso dal Tar Pescara (sentenza 69/2019 del 7 marzo),  ferma i lavori avviati, secondo le associazioni senza alcun titolo legittimo,per la costruzione dell’ennesimo centro commerciale, Megalò 2. Una sola e inevitabile conseguenza, spiegano le associazioni, ciò che è stato realizzato senza autorizzazione va ora abbattuto. Lo hanno chiesto a gran voce questa mattina in una conferenza stampa congiunta i rappresentanti di Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Cna: «In base alla normativa in vigore, mi riferisco al decreto legislativo 152/2006, la Valutazione d’impatto ambientale costituisce il presupposto o parte integrante del procedimento di autorizzazione, in assenza del quale è previsto che l’autorità competente possa disporre la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile” sottolinea il legale del gruppo Francesco Paolo Febbo,. L’abbattimento sarebbe un atto significativo per il ripristino della legalità». Chi ha costruito senza attendere la sentenza lo ha fatto a proprio rischio, sottolineano le associazioni.

Riepilogo della vicenda. Il progetto noto come Megalò 2 ha ottenuto dal comitato di Valutazione impatto ambientale (Via) un giudizio favorevole con prescrizioni (1925/2012). Tra queste anche l’obbligo di ottenere il parere favorevole dell’autorità di Bacino (AdB), concesso nell’ottobre 2012 sospeso però a maggio 2013 e poi annullato in autotutela (27/11/2013) per inosservanza delle prescrizioni date dalla stessa AdB. Tutto questo pochi giorni prima della piccola alluvione che,  i primi di dicembre 2013, indusse il sindaco di Chieti a ordinare la chiusura del centro commerciale già realizzato nella stessa area per sicurezza Poco dopo (determinazione 48 del 12.12.2013) l’autorità di Bacino ha espresso un definitivo parere negativo sull’intervento. Avrebbe dovuto essere una pietra tombale su edifici progettati a ridosso di un fiume. Ancor più perché il Comitato Via (giudizio 2775 del 23/3/2017, confermato dal giudizio 2854 del 21/12/2017) ha respinto l’istanza di proroga presentata dalla ditta, tra l’altro, per la constatata inadempienza delle prescrizioni del parere 1925/2012 e per la intervenuta e sostanziale modificazione delle condizioni ambientali, infrastrutturali e socio economiche del contesto territoriale interessato. Per inciso, va ricordato che la revoca (16/2/2018) della cessazione dei lavori disposta dal Genio civile (17/1/2014) non ha di per sé alcun valore autorizzativo perché il Genio civile non può certamente assumere competenze da quelle riferite per legge.

La Sile costruzioni aveva presentato ricorso (2775/2017) contro la Via, ma ha prima rinunciato alla richiesta di sospensiva inizialmente presentata e, nell’udienza pubblica dell’8 febbraio dove erano presenti Nicoletta Di Francesco del Wwf e Marina De Marco di Confesercenti con l’avvocato Febbo, ha chiesto attraverso i suoi avvocati la non definizione della impugnazione. La bocciatura rimane dunque pienamente valida e in vigore, come da sempre sostenuto dalle associazioni che sulla Conferenza di Cepagatti avevano anche presentato esposti alla magistratura penale. Il Tar ha ribadito, tra l’altro che La Conferenza di Servizi, quale mero modulo procedimentale, non può di certo mutare l’assetto delle competenze in seno alle singole amministrazioni. E ha anche sottolineato che La assenza dell’Autorità competente in materia di rilascio della V.I.A. nella specie doveva essere riscontrata dalla Conferenza di Servizi che illegittimamente ed arbitrariamente ha del tutto pretermesso la circostanza che la Via originaria era stato oggetto di un diniego di proroga impugnato in sede giurisdizionale e non sospeso,arrogandosi di compiere valutazioni che non potevano prescindere dal concorso della partecipazione ‘necessaria’ dell’organo amministrativo competente e specializzato, nonché dall’esito della fase giurisdizionale pendente.

Avverso la sentenza del tribunale amministrativo si può presentare appello al consiglio di Stato ma Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Ca si augurano che di fronte alle articolate e convincenti motivazioni espresse dai giudici amministrativi questo non avvenga e che la politica torni a svolgere il proprio ruolo in difesa del benessere della collettività e dell’ambiente, non a salvaguardia di singoli interessi privati.

L’11 dicembre 2017 si svolse una manifestazione di protesta davanti a Megalò per denunciare un tentativo di avvio dei lavori. C’erano i rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, compreso Mauro Febbo, da pochi giorni assessore regionale alle attività produttive. Venne rimarcata in maniera unanime, durante il sit-in, sia l’avversità a costruzioni in aree a rischio che l’impegno a frenare l’invasione della grande distribuzione con livelli ineguagliati della regione rispetto alle altre d’Italia: 205,45 m² di centri commerciali ogni mille abitanti (dati 2015), più della Lombardia, seconda in classifica con 179,6 mq/1000 abitanti.

“È ora che gli impegni assunti in quella sede vengano concretizzati – insistono Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Cna che ne hanno anche per Megalò3, progetto rilanciato dal legale di parte nei giorni scorsi proprio a commento del pronunciamento del Tar. – Anche quel progetto è dannoso per l’ambiente e per l’economia del territorio non ha avuto le prescritte autorizzazioni. Non c’è da scegliere tra un progetto o l’altro, ma vanno scongiurati entrambi senza se e senza ma». «Non poteva che finire così» commentano le associazioni sulla scelta sbagliata di costruire a ridosso del fiume con l’argine prima realizzato in modo difforme dal progetto. “Assurdo che il centro commerciale esistente sia rimasto aperto per anni con una protezione idraulica che oggi sappiamo inadeguata – cocnludono le associazioni – Poi è stato integrato con un sistema a parancole realizzato senza la preventiva autorizzazione del genio Civile, benché l’opera sia in area sismica e dunque richiedeva autorizzazioni in materia”.