Castelvecchio Subequo. Troppo tardi per chiarire in Consiglio il Giorno Dopo l’Udienza

Castelvecchio Subequeo (Aq). Se la prima udienza è fissata il 14 marzo perché il consiglio comunale che vi fa riferimento è fissato il 15 marzo? Misteri del tempo e dello spazio con una prima convocazione saltata per mancato rispetto dei termini e una seconda fissata a processo avviato. É come indossare per la prima volta l’abito da sposa il giorno dopo la celebrazione del matrimonio.

Per discutere del rinnovo dell’incarico comunale a Marco Moca, questione finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura Peligna, e per avere chiarimenti sul rinvio a giudizio del sindaco, Pietro Salutari, proprio per questa vicenda, i consiglieri comunali di opposizione Fidio Bianchi, Sonia Angelone, Andrea Padovani e Carmine Amorosi hanno chiesto la convocazione di un consiglio comunale. L’avviso di convocazione giunge ai consiglieri il 5 marzo, 2 giorni prima della data del consiglio (7 marzo). Ergo, siamo fuori tempo massimo per la comunicazione ai consiglieri, conferma il regolamento, dunque l’assise civica è saltata. Nemmeno a dirlo, la riconvocazione è per il 15 marzo, il giorno dopo la prima udienza del procedimento aperto al tribunale di Sulmona (Aq). A pensar male ..si  fa peccato ma si indovina, diceva Pio XI.

L’inchiesta che ha scombussolato la comunità dell’incantevole borgo della valle Subequana trascina con sé complicazioni a non finire anche perché se da un lato al prefetto dell’Aquila, Giuseppe Linardi, è stato chiesto un segretario comunale, disponibile sempre dopo, dall’altro sarà improbabile che il Comune possa costituirsi parte civile al processo. In sintesi, occorreva una proposta di giunta da portare in consiglio per procedere. Ne sanno però una più del diavolo quelli della minoranza e così se non sarà ammissibile costituirsi in sanatoria, i consiglieri si sono comunque tutelati con delle richieste inviate anche al prefetto Linardi piuttosto preso sul fronte subequano, ultimamente.

Storico. Il primo cittadino è finito sotto inchiesta per aver rinnovato l’incarico al tecnico comunale Marco Moca, per la Procura, la proroga al professionista non era possibile perché occorreva riproporre la manifestazione d’interesse  del Comune.

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