Tunnel e Penali fantasma: leggende lobbiste sulla Tav che fa gola alla criminalità

Ne stiamo sentendo di tutti i colori sul progetto Tav, linea ferroviaria da realizzare a Nord, in Piemonte, al confine tra Italia e  Francia, per il transito di treni veloci. É difficile oggi farsi un’idea seria dell’opera, della sua utilità e delle sue tanto osannate potenzialità che garantirebbero, a detta degli esperti, un futuro all’economia italiana in agonia, data altrimenti per spacciata.

Copertina da Notav.info

Condizionati e contaminati da bugie dettate da interessi economici e personalismi mascherati di politica, i primi sono strettamente connessi ai secondi. Sui media in questi mesi per la Rete ferroviaria veloce, Torino-Lione, si spendono esperti, relazioni, si tirano somme e si screditano commissioni ministeriali. Impressionante quel che sta accadendo. Si parla di penali che di fatto non esistono e di gallerie già in corso di realizzazione i cui lavori non sono nemmeno partiti, confondendo la Tav con il tunnel geognostico di Chiomonte, necessario per conoscere le caratteristiche del suolo e risolvere eventuali problemi di meccanica dei terreni su cui intendono costruire. Sia chiaro a questo punto che la realizzazione del traforo per Tav non è nemmeno partita e non c’è nessun tunnel da concludere.

Così conferma anche Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista: “Noi siamo #NoTav in Val di Susa da sempre Abbiamo partecipato e sostenuto la resistenza della valle dall’inizio – aggiunge l’ex parlamentare -Non cambieremo posizione per fare un dispetto al Movimento 5 stelle. La quantità di sciocchezze che si stanno leggendo e ascoltando sui media è impressionante. Si parla di penali in realtà inesistenti. Di #tunnel già in costruzione scambiando quello geognostico con il traforo per tav mai iniziato. Noi siamo molto critici verso M5s, ma davvero non abbiamo nulla da spartire con i programmi e i sistemi di potere del partito trasversale degli affari. La tav in Val di Susa è un’opera devastante e un grande spreco di denaro pubblico a favore delle grandi imprese della lobby delle #GrandiOpere“.

Tav e ndrangheta. E non è un mistero che il sistema della grande opere è un meccanismo di spartizione illegale di soldi pubblici e che la ndrangheta abbia fatto più di un semplice pensierino sulla Tav. Nel 2014 la questione fu sollevata dalle indagini dell’inchiesta San Michele della procura di Torino e il caso è confermato dalla sentenza di condanna della Corte di cassazione, di questi giorni, a carico di 8 imputati.

Il filone è quello sulla ndrina di San Mauro Marchesato a Torino e nel circondario. Nel dispositivo della sentenza e nel corso del procedimento, spiegano dal portale Notavinfo, organo ufficiale degli attivisti contrari all’opera: “Le intimidazioni servivano ad evitare che sfrattassero un’azienda  vicina agli interessi della cosca nei lavori di costruzione della Tav Torino-Lione. Il responsabile dell’impresa, Giovanni Toro padre di Nadia, amministratore e socio unico della Toro srl, è stato arrestato a giugno 2014 per concorso esterno in 416 bis. Al momento dell’operazione, la Toro aveva già eseguito importanti lavori proprio presso il cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte provvedendo, come scritto sulla relazione finale dei lavori del contratto C11119 alla bitumatura della viabilità interna di cantiere, richiesta dalle forze dell’ordine e formalizzata attraverso l’Ods n R-02. I lavori dati in subappalto dall’appaltatore, costituitosi in Associazione temporanea d’impresa formata da 2 ditte locali riferite a persone indicate nell’inchiesta Minotauro (151 arrestati e 40 indagati in stato di libertà con 148 finiti in carcere, 2 agli arresti domiciliari e 1 arrestato in flagranza di reato perché in possesso di 100 grammi di cocaina) conclusa con la condanna di 23 imputati. Inoltre facevano parte dei due contratti relativi ai lavori di recinzione del cantiere, oggetto di un esposto presentato in procura da numerosi sindaci ed amministratori locali nel 2013.

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