Gruppo di parenti agli arresti, per furti, rapine e scippi, 2 erano sotto protezione, arrestato anche un minore

I Carabinieri della Compagnia di Tagliacozzo (Aq) hanno arrestato 5 persone, tra cui un minore, appartenenti ad un gruppo delinquenziale stretto da vincoli di parentela, ritenuti responsabili di aver commesso gravi delitti contro la persona e il patrimonio soprattuto nel territorio marsicano tra i mesi di novembre 2017 e marzo 2018.

Le indagini sono partire nell’Autunno 2017, a seguito del verificarsi di 2 rapine (una tentata) ai danni degli uffici postali di Avezzano e Capistrello (Aq). Da questi episodi gli inquirenti sono riusciti a risalire ad una famiglia dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e la persona.

Di origine napoletana sono gli arrestati, padre e figlio, familiari di un collaboratore di giustizia della camorra e, per questo, sottoposti a programma di protezione, in località protetta.

Il gruppo familiare, tutti nullafacenti, é composto da altre 3 persone provenienti anch’esse dalla Campania (non inclusi nel programma di protezione, tra cui un 17enne dimorante a Roma) si sia reso responsabile di una serie ininterrotta di gravi delitti, commessi anche con l’utilizzo di armi da fuoco, sequestrate con coltelli e munizioni .

Gli inquirenti hanno potuto evidenziare la spregiudicatezza e professionalità dell’agire del frupo di indagati, che “appare ispirato al crimine”, le azioni delittuose costituirebbero la principale se non unica fonte di arricchimento. Gli arrestati pianificavano accuratamente le attività criminali, perlustrando vari paesi della Marsica al fine di individuare gli obiettivi e le vittime più vulnerabili.

L’attività investigativa, sviluppata attraverso specifiche attività tecniche, ha fatto chiarezza sugli episodi delittuosi, sono 27 le imputazioni mosse, i reati spaziano da furti in abitazione (14), rapine (4), spendita di banconote contraffate (1), scippi (5) con violenza e lesioni ai danni di ultrasettantenni, porto e detenzione illegale di armi da fuoco (2) e ricettazione (1).

I proventi dei delitti, circa 65 mila euro (tra denaro contante, preziosi ed altro) sarebbero stati utilizzati dagli indagati per l’acquisto di armi e munizionamento necessari per mettere a segno i colpi, in parte impiegati per l’acquisto di oggetti di valore oppure per il gioco d’azzardo, nonché per l’acquisto di driga ad uso personale. Una parte della refurtiva del valore di oltre 5 mila euro (vettura Fiat Panda, oggetti in oro, monili e attrezzature da lavoro) è stata recuperata e restituita ai proprietari.

In carcere finiscono 3 degli indagati, tra cui uno già ai domiciliari per un arresto in flagranza del reato di furto in abitazione,nell’ambito della stessa indagine.

Un ulteriore indagato è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni dell’Aquila, ha emesso, nei confronti del minore indagato, la misura cautelare della custodia presso un istituto di pena minorile, ritenendolo responsabile di numerosi furti e rapine, riconoscendo anche gli estremi del reato associativo, essendosi consapevolmente aggregato al gruppo. Sul minore, la procura ha svolto parallele indagini per il reato di tentato omicidio, commesso nel teatino a Primavera 2017, insieme ad altri 2 coindagati, uno dei quali assoggettato al richiamato programma di protezione per familiari di collaboratori di giustizia.