Contro l’Erosione un Restauro tutto Naturale a Tinte Vegetali

Come contrastare la drammatica scomparsa delle spiagge abruzzesi? La soluzione potrebbe essere un restauro della costa a tinte vegetali. A rinfrescare la memoria è un dipinto Raccolta della cischia (olio su tela,  cm. 87 x 129 del 1936) di Raffaello Celommi. Con il suo tratto distintivo l’artista ispira e suggerisce la migliore risposta all’erosione costiera causata dalle mareggiate.

Parliamo di fasce vegetali di Cymodocea da reimpiantare nel mare Adriatico e poi anche da tutelare. A lanciare l’idea è Giovanni Damiani, storico ambientalista e già direttore tecnico dell’Agenzia regionale per la tutela ambientale (Arta Abruzzo) che parla di un vero e proprio restauro ecologico-ambientale della costa adriatica.

Una rivoluzione negli interventi in materia che, dice Damiani, contrasterebbe costantemente l’erosione, aumenterebbe di tantissimo la pescosità delle acque marine, favorirebbe la biodiversità e così il mare si manterrebbe pulito. Meglio di tanti progetti che prevedono un consumo ulteriore di suolo per colate di cemento e barriere che illudono.

Damiani prende spunto, per la sua proposta, dall’artista Raffaello Celommi che nel dipinto Raccolta della cischia (olio su tela,  cm. 87 x 129 del 1936),  ha lasciato una testimonianza di valore scientifico. La domanda sorge spontanea, cos’è che nel quadro si raccoglie dalla spiaggia per caricarlo su un carro tirato da buoi? “Ho indagato la questione presso gli anziani – risponde il tecnico – I fondali del litorale dell’Adriatico abruzzese erano, fino agli anni ’30 del secolo scorso, coperti di praterie di Cymodocea nodosa, una fanerogama (vale a dire pianta superiore a riproduzione sessuale con fiori e semi) marina assai simile alla Posidonia oceanica con la quale spesso viene confusa. La massa di queste piante morte e spiaggiate (cischia) veniva raccolta come combustibile a combustione lenta (per risparmiare) e per le loro ceneri ricchissime di sodio, con cui si facevano le migliori liscivie per il bucato (i saponi).  Oggi nessuno immagina quella realtà ecologica normale.   Tra le cause dell’erosione dei litorali sicuramente c`è il degrado dei fiumi che, con sbarramenti e riduzione di portata idrica dovuta all’eccesso di prelievi, non apportano più sabbia al mare. Sicuramente ci sono le opere rigide trasversali come moli, porti turistici , scogliere artificiali, ma nessuno prende in considerazione che la vegetazione naturale del fondo sabbioso è stata sterminata, è scomparsa totalmente persino dalla memoria e con essa l’imponente azione protettiva e di stabilizzazione della sabbia”. Di qui l’intuizione di Damiani di un’opera di restauro ecologica per ripristinare tutta quella vegetazione che filtrava e puliva fiumi e mare proteggendo la spiaggia e la costa adriatica