Gestione del rischio Gran Sasso: un passo avanti ma non troppo

É stata approvata la delibera regionale  (33 del 25.01.2019) per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso (Dgr  643 del 7.11.2017 Definizione attività urgenti ed indifferibili), l’osservatorio H2o considera questo un passo avanti, ma non troppo dato che si tratta solo di definizione d’intenti.

Foto di copertina Maria Trozzi

L’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso ribadisce che l’atto segna un passo avanti verso la soluzione del problema, ma è solo una prima dichiarazione di intenti e non è d’accordo sul fatto che all’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) siano stati concessi altri 2 anni per procedere su quanto ancora da fare nei sotterranei. “L’impianto generale conferma quanto sostenuto in questi 2 anni dall’Osservatorio, molte delle nostre osservazioni si ritrovano nella proposta della Commissione tecnica regionale, ma non c’è molto da essere allegri perché tutto ciò dimostra che un coinvolgimento delle associazioni avrebbe accorciato i tempi e impedito i continui rimandi a cui si è assistito fino ad oggi – aggiunge il gruppo – Ci sono voluti quasi vent’anni, 82 milioni di euro, diversi incidenti e sversamenti di sostanze, il sequestro dei Laboratori, un processo con patteggiamento, un’altra inchiesta che ha portato a dieci indagati coinvolgendo la Ruzzo Reti SpA, l’Istituto nazionale di fisica nucleare e la Strada dei parchi spa, decine di manifestazioni e iniziative pubbliche affinché, finalmente, la Regione Abruzzo e gli enti coinvolti proponessero un piano per la messa in sicurezza dell’acquifero. Sul piano di messa in sicurezza ci riserviamo di fare le valutazioni tecniche analizzando i documenti progettuali, ma desta non poche perplessità il fatto che alcuni interventi siano stati indicati come urgenti ed indifferibili, mentre per altri ci si limiti a chiedere una valutazione di fattibilità tecnica con analisi costi-benefici senza indicare i tempi entro cui concluderla e chi dovrà effettivamente procedere a tale valutazione – aggiunge l’organizzazione  – Assolutamente inaccettabile è poi che, ancora una volta, gli interessi dei Laboratori dell’Infn risultino prioritari rispetto all’interesse a bere acqua dei cittadini. Infatti, mentre la bozza di delibera indicava il 31/12/2019 come data ultima e non procrastinabile per la realizzazione del piano di dismissione degli esperimenti che comportano l’utilizzo di sostanze pericolose oltre la soglia del dlgs n. 105/2015 (Direttiva Seveso 3), magicamente nella delibera approvata la data si sposta di un anno al 31/12/2020 – concludono dal gruppo – La motivazione di tale posticipo è contenuto in un passaggio della Delibera in cui si sostiene che, in virtù di accordi internazionali, i Laboratori indicano la data della fine del 2020. Eppure è noto da quasi due decenni che determinate sostanze non possono essere stoccate a contatto con un acquifero e tutti sapevano, quindi, che tale situazione doveva essere superata da molto tempo. Concedere ulteriori 24 mesi per fare quello che si sarebbe dovuto fare da anni rappresenta un nuovo schiaffo agli abruzzesi” per l’osservatorio h2o.