Parco Sirente Velino, un Mega Progetto rischia di distruggere gli Habitat

L’Aquila. Il progetto di impianti sciistici, sotto procedura di Valutazione d’incidenza e d’impatto ambientale preoccupa l’associazione Appennino ecosistema (Ae) che ha presentato oggi delle dettagliate osservazioni alla Regione Abruzzo per spiegare che nell’area in cui sono previsti gli interventi, nel Parco regionale Sirente Velino, si può operare solo per ragioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica o, previo parere vincolante della Commissione europea.. per motivi di rilevante interesse pubblico.

Aggiornamento

Sarebbero 4 impianti da costruire e 8 piste da realizzare nell’area zona della Magnola, ampliando  a Nord-Ovest il comprensorio sciistico, in piena Zona A di Riserva integrale del Parco regionale Sirente-Velino, secondo il mai approvato Piano del parco, a pochi chilometri dai confini della Riserva naturale statale monte Velino e nella Rete natura 2000 dell’Unione europea (Zps/Sic).

La realizzazione del progetto da oltre 12 milioni di euro “..distruggerebbe o comprometterebbe gravemente lo stato di conservazione di una superficie pari a circa 20 ettari in cui sono presenti numerose specie ed almeno 5 habitat di alta quota protetti dalla direttiva Habitat dell’Ue. Tra le specie, la rarissima vipera dell’Orsini, la coturnice, l’aquila reale e il grifone. Tra gli habitat, uno è considerato prioritario dalla stessa direttiva (n. 6230* – Formazioni erbose di nardo): sebbene tale habitat sarebbe completamente distrutto per una superficie di soli 2,4 ettari, si trova in stato di conservazione inadeguato e in peggioramento in tutta la Penisola e sulle Alpi in stato cattivo (secondo il Rapporto Ispra n. 194/2014). Ogni sua perdita è pertanto da considerarsi inaccettabile; infatti, nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicate come prioritarie negli allegati I e II alla direttiva Ue habitat, la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/Cee (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal D.P.R. n. 120/2003) è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione europea.. altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni del progetto”.

Spiega Ae: “L’assunto (contenuto nello Studio di incidenza ambientale) secondo il quale le opere previste comporterebbero la perdita di meno dell’1% della superficie degli habitat protetti dalla direttiva Habitat, in rapporto all’intera Zps/Sic, è criticato da Appennino Ecosistema, in quanto non considera le superfici degli stessi habitat già perse a causa di altri precedenti interventi, come quelli attuati in passato nella zona sciistica esistente della Magnola – aggiunge l’associazione – Gli interventi di ripristino degli habitat proposti – osserva Appennino Ecosistema – sono basati sull’elevata resilienza delle comunità vegetali, che sono invece caratterizzate da un basso livello della stessa, trattandosi di habitat di alta quota; essi sono quindi destinati a fallire. Inoltre, gli stessi interventi, basati sulla concimazione e l’idrosemina, produrranno solo comunità vegetali disorganizzate caratterizzate da specie opportuniste, ben lontane da quelle originarie, configurando così un totale fallimento degli stessi. Appennino Ecosistema chiede infine che siano fornite, a corredo dello Studio di incidenza ambientale, le carte della vegetazione e degli habitat, in modo da poter valutare la reale incidenza delle opere punto per punto e la possibilità di un loro spostamento per eliminarne o ridurne l’incidenza sugli habitat. La valutazione di possibili alternative al progetto è obbligatoria, infatti, in base alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea (sentenza Corte giust. UE, seconda sez., C 451/17 del 07/11/2018)”.

Se il progetto venisse approvato senza modifiche significative, l’associazione ipotizza la violazione di numerose normative a tutela delle aree protette( art. 733-bis c.p. -distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto e art. 452-quinquies -delitti colposi contro l’ambiente, che punisce fatti colposi dai quali possa derivare anche solo il pericolo di una compromissione o di un deterioramento di un ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna, arts. 6 e 11 della Legge n. 394/1991 -Legge quadro sulle aree protette, divieto di qualsiasi condotta che possa incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed idrogeotermici divieto di tutte le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat”. “Le norme previste dalla Legge quadro sulle aree protette come norme di salvaguardia devono essere applicate anche nel caso del Parco Regionale Sirente-Velino, in quanto né il Piano né il Regolamento del Parco sono ancora vigenti” conclude Appennino ecosistema.