Notte d’Inverno sul Piano delle 5 Miglia con gli alberi abbattuti

Dopo Roccaraso (Aq), dopo il tunnel comincia il viaggio nell’ultima frontiera, sulla Piana delle 5 Miglia irrigidita come la Siberia.

Nel lento distacco fanno compagnia le luci di un albergo, brillano quelle di un punto di ristoro con il distributore di carburante, come stelle di un micro firmamento che poi alle spalle si fa sempre più lontano, fioco e tremolante. Le luci riflesse dalla segnaletica stradale sono fredde, sono quelle degli abbaglianti del mezzo che tutto solo percorre dritto la Piana del Quarto. Fuori gela e ghiaggia la terra. La fortuna è che questa notte non fa bufera.

Si procede, avanti, quasi alla cieca, senza più alberi, tagliati a novembre e non ancora rimpiazzati. La strada sembra bianca, le temperature sono molto al di sotto dello zero. Dei fari lontani annunciano un tir che transita sulla corsia opposta, illuminato enorme e lento, quindi si rallenta.

Gli ultimi minuti sono da brivido, il tratto che precede la galleria é completamente conquistato dal buio, buio pesto. Il muro di neve é stato lisciato dagli spazzaneve più volte per sgomberare la strada. Una parete biancastra copre il guard rail e i paletti, i catarifrangenti sono scomparsi, spenti, decisamente coperti.

Nemmeno con gli abbaglianti si riesce a distinguere il confine, ciò che sta oltre i tagli del freddo. In marcia là dove si perde ogni cosa. Nella notte comincia il niente, un interminabile ammasso di caos, di pensieri immersi in un bianco intermittente, sporco che divora la strada.
Un buco nero risucchia la luce, ingoia e mangia le parole di tutti i viaggiatori. Occhi sgranati attenti, ma stanchi.
Un silenzio surreale, anche il motore pare intimorito dal momento, 7 minuti che mangiano ogni cosa nell’ansia di chiudere presto il primo tempo sulla statale 17. E ancora un altro passaggio in galleria che precede il transito dei veicoli sospesi sui viadotti, sempre in alta quota. Qualcosa s’é annodato in gola, nella speranza che tutto quel tragitto presto finisca e si sciolga. Questo è il rientro dalla piana d’alta quota depredata dei suoi alberi ai margini, riferimento che orientava e rassicurava i viaggiatori.

mariatrozzi77@gmail.com

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