Moria dell’Epifania: 20 tartarughe spiaggiate

Sempre più frequenti gli spiaggiamenti sulla costa adriatica, in meno di una settimana una ventina di tartarughe finiscono sulla spiaggia, alcune ancora vive. Due anni fa, in questo stesso periodo, le tartarughe spiaggiate erano 9, con una sola sopravvissuta. Quest’anno, dal 4 al 6 gennaio lungo le coste d’Abruzzo e Molise, sono state rinvenute 19 tartarughe, 14 decedute (73,7%) e 5 in vita.

Su 4 animali sono stati riscontrati segni e lesioni che, di solito, sono causati da eliche o ami. Gli spiaggiamenti sono avvenuti durante una perturbazione meteorologica che ha causato forti mareggiate. Come previsto dalla rete regionale per lo spiaggiamento di cetacei e tartarughe, ad intervenire é ststo il personale del Centro studi cetacei in collaborazione con i servizi veterinari delle Asl e dell’Asrem, la Guardia Costiera e l’istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. I volontari del Csc, con la collaborazione di esperti della Societas herpetologica italica, hanno eseguito i rilievi biometrici su tutte le tartarughe segnalate e trasferito quelle ancora vive al Centro eecupero tartarughe marine Cagnolaro di Pescara.

Gli animali ricoverati sono stati visitati dal personale medico veterinario e hanno ricevuto le prime immediate cure con analisi ematiche e radiologiche.

Le 5 tartarughe attualmente presso il Crtm sono una subadulta e 4 giovanissime, 2 delle quali presentano segni d’interazione con strumenti di pesca.

“Le tartarughe sono state vittime dell’intenso sforzo di pesca delle giornate di fine anno – chiarisce Vincenzo Olivieri, direttore del centro pescarese che si occupa di cetacei – Il mare grosso di questi giorni ha fatto sì che le onde abbiano trasportato a riva gli individui in cattive condizioni fisiche e quelli deceduti che non sono ovviamente in grado di resistere alla violenza delle mareggiate. Un fenomeno purtroppo non inconsueto, soprattutto in Adriatico il nostro centro registra da anni una intensificazione dei ritrovamenti nelle fasi di maggiore pressione della pesca”. Gran parte delle tartarughe morte sulle spiagge italiane hanno perso la vita perché restano impigliate nelle reti da pesca attiva e fantasma che abbondano sui fondali. Così le testuggini non riescono a tornare in superficie per respirare. In altri casi inghiottono ami o si cibano di materiali plastici scambiati per cibo e non sono infrequenti gli urti accidentali con i natanti.

Per la moria dell’Epifania, la causa più probabile resta la pesca. Le tartarughe senza vita spinte a terra dal mare grosso saranno, quanto meno gli esemplari meglio conservate, sottoposte ad esame necroscopico per accertare le cause di morte, ma secondo gli esperti non ci sono molti dubbi. I 5 individui trovati vivi sono oggi ricoverati nelle vasche del centro recupero, in cura, in attesa del ritorno in mare nei prossimi mesi.

«Caretta caretta è una specie prioritaria inserita nella direttiva Habitat e protetta da diverse convenzioni internazionali – osserva il delegato regionale del Wwf Luciano Di Tizio – Invochiamo da anni che venga varata una normativa nazionale idonea a valorizzare e premiare gli sforzi dei tanti volontari che si danno da fare per la salvezza delle tartarughe marine e che preveda linee guida obbligatorie per la tutela di questo magnifico gigante dei mari, anche normando la pesca, per tutelare l’interesse di tutti».