Ricerche d’idrocarburi Autorizzate sullo Ionio, è un Pugno nello Stomaco

Bisognerebbe spiegare al ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, che le trivellazioni  seguono sempre le ricerche di idrocarburi dunque non può far apparire agli occhi dei suoi un fatto meno grave l’autorizzazione a scovare energia fossile perché estrarla nel Mar Ionio sarà solo il momento successivo purtroppo.

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Pescara

Ad autorizzarle sul serio sarebbe stato il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti con una valutazione di impatto ambientale (Via) favorevole, aggiunge il vice premier Di Maio. Come dire, non è colpa mia, ma allora che si eleggono a fare i rappresentanti in parlamento se tutto poi resta com’era e quello che c’era non piaceva affatto. Questa ennesima autorizzazione che interessa l’energia fossile è un pugno allo stomaco degli attivisti impegnati da anni sul fronte bollente della petrolizzazione e contro i distretti minerari. Sono quasi 14 milioni i cittadini che hanno detto no al fossile. Milioni di italiani hanno chiesto al governo del cambiamento un impegno concreto per uno sviluppo economico sostenibile e lo hanno fatto esprimendo un voto che ritenevano importante con il referendum sulle perforazioni petrolifere. L’impegno a contenere il surriscaldamento del pianeta Terra si fonda su queste basi. Al vertice però ribadiscono che l’autorizzazione, di poche ore fa, è stata generata dal precedente governo.

“A dicembre, un funzionario del mio ministero ha semplicemente sancito quello che aveva deciso il vecchio Governo. Non poteva fare altrimenti, perché altrimenti avrebbe commesso un reato – aggiunge Di Maio –  Faremo di tutto per bloccare le trivellazioni volute dal Partito democratico. E sono contento se Emiliano impugna”.

Volere è potere soprattutto nel caso delle concessioni petrolifere la politica deve dimostrare coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e considerare la questione nel suo complesso a cominciare dalla riforma del quadro normativo, dal movimento ambientalista il messaggio arriva sempre forte e chiaro, oggi più che mai.

Lo stop nel 2016 al progetto Ombrina mare di fronte alla costa Teatina in Abruzzo, dimostra che quando c’è la volontà politica si può fare molto e si può intervenire anche sul singolo caso. “Se il governo vuole davvero perseguire la via dell’uscita dai combustibili fossili, indicata nel proprio programma e richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, deve disinnescare l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia che ha facilitato gli iter autorizzativi per le trivellazioni di idrocarburi a mare” e il Wwf chiede che il governo adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato come quello assunto sin da 2016 dal governo francese e tuttora vigente. Una modifica urgente di carattere normativo è indispensabile perché si possa impostare una strategia coerente di decarbonizzazione che preveda anche un piano di progressive dismissioni delle piattaforme già autorizzate e di stop a quelle nuove. “Senza un Piano delle aree inoltre, previsto nel 2014 cancellato a fine del 2015, ci troveremo sempre a discutere di singole concessioni senza affrontare il problema sul piano strategico. Per non parlare del 48% di impianti offshore entro le 12 miglia dalla costa, oggi fascia off limits per le nuove trivellazioni. Si tratta di strutture semplicemente insostenibili che non dovrebbero neppure esistere.

Il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, fa sapere di essere al lavoro con il Mise (Ministero per lo Sviluppo economico) per inserire nel Decreto semplificazioni una norma per lo stop a 40 permessi pendenti. E cosa si fa del resto visto che dei 94 impianti offshore (piattaforme o teste di pozzo) sono 44 quelli autorizzati prima del 1986, mai sottoposti alla Valutazione d’impatto ambientale (entrata in vigore proprio nell’86).

“Lavorare per introdurre il divieto di utilizzo per le ricerche in mare di una pratica pericolosa come l’air gun – è un altro obiettivo indicato anche dal Wwf – Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale è un paradosso che non si riesca ad annullare il pericolo che le trivellazioni rappresentano per il mare e per la sua biodiversità. Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro, rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per quasi 14 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle”.