Vittime del dovere per il Paese sono meno delle ‘altre’. Lettera a Salvini e Di Maio

Parità di trattamento, sulla carta è scritto che sono vittime come le altre, ma al vertice fa comodo non guardare alla sostanza del problema e chi lo affronta poi si vede sbattere le porte in faccia. Oltre a piangere i loro cari, fissando quella sedia vuota soprattutto durante le feste, le famiglie delle Vittime del dovere devono fare i conti con la disparità e per questo sono costrette a fare causa allo Stato che i loro cari hanno servito, spesso sino alla fine, alla morte.

L’Associazione che le rappresenta ha scritto, la Vigilia di Natale, ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, rispettivamente ministro dell’interno e ministro dello sviluppo economico, per capire le ragioni della mancata approvazione degli emendamenti, alla legge di Bilancio 2019, proposti per superare l’assurda disuguaglianza che esiste tra vittime.

“In particolare, 2 emendamenti riguardavano il diritto al collocamento obbligatorio e un risarcimento mensile che granitica giurisprudenza riconosce a chi fa causa contro lo Stato – spiega la coordinatrice Emanuela Piantadosi – Abbiamo fatto riunioni, partecipato a tavoli tecnici, scritto relazioni per il ministero dell’interno, del lavoro, della difesa, dell’economia, della giustizia e della funzione pubblica sottolineando gli innegabili risvolti positivi per l’intera collettività derivanti dall’approvazione perché questi provvedimenti non sono una spesa, ma un risparmio. In primo luogo inserendoli nella legge di Bilancio 2019 si sarebbe evitata alle famiglie delle vittime l’umiliazione di affrontare ed attivare un paradossale procedimento giudiziario contro lo Stato” evitando altro carico giudiziario e altri costi a carico della comunità, ossia, le spese di giudizio generate dalla costante soccombenza dello Stato, anche perché – ad oggi – le sentenze a favore delle vittime rappresentano il 100% delle cause, stante l’intervento della Corte di Cassazione a Sezioni unite. “Inoltre è stato chiesto espressamente al governo di diffondere un comunicato stampa che evidenziasse, in linea con i dichiarati propositi dell’esecutivo, l’utilizzo dei finanziamenti Fondo unico giustizia, alimentato dalle confische di beni alle mafie, per far fronte alle coperture economiche degli emendamenti alla legge di Bilancio 2019 riguardanti i risarcimenti alle Vittime del dovere che si sono sacrificate a costo della propria vita nella lotta contro la criminalità. Quanto alla rimodulazione delle norme sul collocamento mirato si voleva garantire alle Vittime una possibilità di impiego rispettosa della preparazione culturale e professionale del singolo, come già avviene per i testimoni di giustizia, oltre ad impegnare il settore pubblico e privato ad un modus operandi trasparente, chiaro e sanzionatorio in caso delle ormai conclamate inadempienze. Oltre a sollecitare una verifica degli stessi centri dell’impiego che avrebbero il compito di sorvegliare, ma che di fatto sono inerti – domanda la presidentessa – Perché queste scelte assurde che mortificano le nostre famiglie e danneggiano le tasche degli italiani?”. Se mancherà la dovuta attenzione per le vittime del dovere, l’invito rivolto all’esecutivo dall’Associazione Vittime del dovere è di risparmiare risorse e discorsi in occasione di commemorazioni o funerali di Stato dei cosiddetti eroi della Nazione appartenenti alle Forze dell’Ordine, Forze armate, Magistratura, rappresentanti delle istituzioni, caduti servendo la Patria: “Augurandoci, comunque, che di esequie di Stato non ve ne siano mai più, anche perché, purtroppo, noi ne conosciamo il dolore e ora anche le umiliazioni” conclude la presidente dell’Associazione, figlia del Maresciallo dei Carabinieri Stefano Piantadosi ucciso ad Opera (Mi) il 15/6/1980 da un ergastolano in permesso premio.

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