Danni Permanenti per 12ha di Faggete accertati dall’esposto di Appennino Ecosistema

L’Aquila. I danni sono permanenti e interessano ben 12 ettari (ha) di territorio nel Parco nazionale della Maeilla. La causa del taglio scoperto a novembre degli alberi, Faggi, è un intervento messo in atto a quanto pare da un’impresa boschiva del Sud probabilmente ripetuto anche nel corso degli anni. Soprattutto il passaggio delle ruspe sull’area, complice quest’anno il maltempo, ha compromesso irrimediabilmente un habitat importantissimo dal punto di vista europeo.

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Ad un mese dalla denuncia di Appennino Ecosistema, il Parco nazionale della Maiella, sollecitato dal ministero dell’ambiente, accerta danni permanenti ad un habitat prioritario dell’Unione Europea. I gravissimi danni alle faggete sono confermati dall’ufficio forestale del Parco. L’esposto di Appennino Ecosistema, del 27 novembre, ha raggiunto la procura della Repubblica di Sulmona, i Carabinieri e il ministero dell’ambiente per denunciare i gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Majella. Il 3 dicembre il Ministero dell’Ambiente ha formalmente chiesto di riscontrare le osservazioni di Appennino ecosistema al Parco e ai Carabinieri. Ora l’Ente ha fornito la documentazione chiesta sui lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località fonte Romana/difesa di Pacentro (Aq), con una relazione del proprio ufficio forestale che conferma i gravi danni al suolo e all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 12 ettari, qualificandoli come danno permanente all’habitat prioritario. Il ripetuto transito dei trattori utilizzati per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale ha prodotto una devastazione senza precedenti in una delle aree più intatte dell’area protetta. Ciò a pochi passi dalla Provinciale n. 54 Frentana, sotto gli occhi di Forestali guardia parco che hanno il compito di controllare il territorio tutelato ai massimi livelli europei.

Appennino Ecosistema ha inviato stamattina una nota, al precedente esposto, nella quale evidenzia che la relazione del Parco, oltre a confermare la violazione delle norme indicate nell’esposto (codice penale, art. 452-quinquies, art. 733-bis e art. 635, L. n. 394/1991, art. 6, c. 3, art. 11, c. 3 e art. 30, c. 1), apre la possibilità di contestare all’impresa boschiva la più grave violazione dell’art. 452-bis del codice penale, uno dei cosiddetti delitti ambientali recentemente introdotti nel codice che punisce con la reclusione fino a 6 anni e con la multa fino a 100 mila euro chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

Per Appennino Ecosistema l’autorizzazione rilasciata dalla Regione all’impresa boschiva sarebbe palesemente illegittima, in quanto non contiene la necessaria dichiarazione d’incidenza ambientale non significativa del progetto di taglio che spetta alla Regione stessa. I lavori sono stati  eseguiti in mancanza della relativa autorizzazione prevista dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e dal DPR n. 120/2013, configurandosi così il reato previsto dal Codice del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, art. 181 c. 1), con le sanzioni previste dalla legge urbanistica (L. n. 47/1985, art. 20). Nella nota, l’associazione ecologista evidenzia anche che nello stesso progetto esecutivo di taglio e valutazione di incidenza ambientale, redatto da un dottore forestale senza alcuna partecipazione di biologi o naturalisti, viene accertata una limitata criticità per flora e fauna, dichiarando poi unilateralmente (ed impropriamente) che l’intervento non inciderà negativamente sulle aree della Rete Natura 2000. “Ragionevolmente, le criticità accertate per la flora e la fauna non possono quindi far escludere possibili incidenze negative su queste componenti fondamentali dell’ecosistema e quindi sull’habitat prioritario, anche perché l’estensore dello Studio di incidenza ambientale non possedeva la necessaria preparazione scientifica per poter affermare il contrario – spiega Appennino ecosistema – Nessuno avrebbe potuto quindi autorizzare l’esecuzione del progetto dichiarandone la sua incidenza ambientale non significativa, senza almeno richiedere un approfondimento dello Studio con la collaborazione di figure professionali qualificate nel settore ecologico, anche perché la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/CEE (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal decreto del presidente della repubblica n. 120/2003) nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicati come prioritari negli Allegati I e II alla Direttiva UE Habitat è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni dell’intervento in corso. Nella nota, Appennino Ecosistema evidenzia infine come le prescrizioni fornite dal Parco Majella e dalla Regione all’impresa boschiva appaiano irragionevoli e contraddittorie: queste impongono infatti all’impresa boschiva la sospensione dei lavori nel periodo marzo-giugno (ente parco 02/07/2018) e in quello ottobre-novembre (Regione 10/09/2018), arco temporale successivamente modificato a luglio-settembre (Regione 20/09/2018). Si consideri che il periodo nel quale si sono verificati i fatti in esame coincide proprio con novembre che nel corrente anno è stato caratterizzato da precipitazioni frequenti ed intense che hanno reso l’ecosistema ancor più sensibile agli interventi che lo hanno danneggiato.

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