Danni a Fonte Romana: il Ministero chiede verifiche a Parco e Carabinieri dopo l’esposto di Appennino Ecosistema

É appena arrivata, ad Appennino Ecosistema, una nota del Ministero dell’Ambiente che intima all’ente Parco e ai Carabinieri Forestali d’indagare sull’enorme cantiere forestale, a scopi commerciali, che a Fonte Romana/difesa di Pacentro (Aq) interessa un habitat prioritario, cioè a massima protezione europea, in piena Zona B del Parco nazionale della Majella.

Aggiornamento

Qualcosa si muove a difesa di un ecosistema forestale sempre più a rischio, interessato da singolarissimi lavori anche nel 2017. L’intervento in corso ha ricompreso: ” ..un’ampia area di circa 20 ettari – denuncia l’Associazione Ambientalista – In alcuni casi sono state realizzate vere e proprie piste per il transito dei trattori, con sbancamento delle relative scarpate, di lunghezza pari a circa 300 metri, larghezza di 3-5 metri e scarpate alte da 30 a 150 cm” I volontari di Appennino Ecosistema avrebbero rilevato: “Danni diretti agli alberi di agrifoglio (Ilex aquifolium) ..e il ripetuto transito dei trattori per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale (reso ancor più fragile dalle correnti condizioni meteorologiche che hanno determinato un’elevata presenza di acqua) ha prodotto una devastazione senza precedenti, in una delle aree più intatte del Parco nazionale” a pochi passi dalla strada provinciale 54 Frentana.

Nella nota arrivata all’Associazione, il ministero dell’Ambiente scrive: “Premesso che questo ufficio non è a conoscenza dei fatti descritti, si chiede a codeste amministrazioni di porre in essere ogni necessaria verifica sul tema segnalato, con particolare riferimento alla legge 394/91 e dell’art. 6, commi 2 e 3, della Direttiva 92/43/CEE Habitat,provvedendo a riscontare direttamente alle osservazioni avanzate dell’Associazione e dandone conoscenza anche a questo ufficio, in qualità di Autorità nazionale di vigilanza sui siti Natura 2000″. Gli accertamenti dei volontari sono stati effettuati a novembre, informando anche il ministero.

Un’area, quella interessata dal cantiere forestale, già in stato di conservazione inadeguato in base al Rapporto 194/2014 dell’Istituto superiore per la protezione e le ricerche Ambientali (Ispra). Sul sito (habitat prioritario protetto dalla direttiva dell’Unione europea 92/43/CEE Habitat n. 9210* – Faggete appenniniche con tasso e agrifoglio) è possibile realizzare interventi soltanto in base a considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica o previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico . Al Parco e ai Carabinieri forestali dunque l’onere d’indagare sui fatti segnalati dall’Associazione che ha presentato un’esposto alla procura della Repubblica di Sulmona (Aq) appena dopo gli accertamenti di novembre, informandone ovviamente anche il ministero. Se non s’interviene si rischia l’ennesima procedura d’infrazione contro l’Italia, da parte dell’Unione europea, per violazione della Direttiva Habitat .

Nell’esposto, Appennino ecosistema sottolinea che la Legge quadro sulle aree protette raccoglie norme di salvaguardia da applicare, in quanto il Regolamento del parco non è ancora vigente ed eventuali nulla osta rilasciati dall’ente parco sono illegittimi. L’associazione ipotizza la violazione di numerose disposizioni a tutela delle aree protette a livello europeo e nazionale, tra le quali gli articoli del codice penale 733-bis (distruzione o deterioramento di habitat all’interno di un sito protetto) e 452-quinquies (delitti colposi contro l’ambiente, che punisce fatti colposi dai quali possa derivare anche solo il pericolo di una compromissione o di un deterioramento di un ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna) e gli articoli 6 e 11 della Legge n. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette, divieto di qualsiasi condotta che possa incidere “sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici ed idrogeotermici”, divieto di tutte “le attività e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati, con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat”.