Tragedia Rigopiano, altri 25 indagati

Sono 25 indagati, 24 persone e una società per la chiusura delle indagini sulla tragedia dell’albergo a Rigopiano di Farindola (Pe) sommerso da una slavina nell’Inverno 2017, morirono 29 persone tra ospiti e impiegati del resort. Sono 7 i reati ipotizzati disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione e abuso d’atti d’ufficio. A questi si aggiungono alcuni reati ambientali. Ad eseguure le notifiche sono i carabinieri forestali del comando provinciale di Pescara, guidati dal tenente colonnello Anna Maria Angelozzi.

“L’assenza della carta di localizzazione del pericolo da Valanga (Clpv) laddove emanata avrebbe di necessità individuato nella località stessa in Comune di Farindola un sito esposto a tale pericolo, ha fatto sì che le opere già realizzate dell’hotel, a seguito dei permessi di costruire (…) non siano state segnalate dal sindaco. Tali informazioni avrebbero determinato l’immediata sospensione di ogni utilizzo nella stagione invernale”. É quanto si legge nel dispositivo di chiusura delle indagini per la tragedia di Rigopiano. La Procura di Pescara quindi conferma che l’hotel era stato costruito su un sito storico di valanga e che l’assenza della Clpv è alla base della tragedia, e che se tutto fosse stato in regola il resort era da chiudere con la neve d’Inverno.

Negligenze, imperizia, imprudenza e violazioni di leggi: è il quadro accusatorio confermato nell’avviso di conclusione delle indagini – emesso dalla procura nell’ambito dell’inchiesta – a carico del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, degli ex sindaci Antonello de Vico e Massimiliano Giancaterino, del tecnico comunale Enrico Colangeli e di Luciano Sbaraglia, tecnico geologo. Le indagini sulla tragedia si sono concentrate sulla mancata realizzazione della carta valanghe, sulle presunte inadempienze relative alla manutenzione e sgombro delle strade di accesso all’hotel e sul tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi.

Responsabilità riferibili agli amministratori locali. Lacchetta e gli altri ex sindaci, Colangeli e Sbaraglia, l’accusa ritiene che: “Ciascuno ometteva di adoperarsi per l’adozione di un nuovo Piano regolatore generale (Prg), che laddove emanato avrebbe di necessità individuato nella località di Rigopiano un sito esposto a forte pericolo valanghe (sia per .. ragioni morfologiche sia per note vicende storiche), nonché lasciava licenziare un Piano di emergenza comunale totalmente silente in punto di pericolo valanghe e di rischio neve/ghiaccio sull’intero territorio del comune di Farinodola“. In breve, per la procura il Comune di Farindola non avrebbe dovuto rilasciare i permessi edilizi per l’hotel di Rigopiano. Lo si legge nei capi d’imputazione che riguardano dirigenti e politici del Comune. Dunque,non sarebbe stato possibile rilasciare i permessi edilizie se il Comune avesse adottato un nuovo Prg dove Rigopiano sarebbe risultata località esposta a forte pericolo di valanghe. E quindi sarebbe stato impossibile costruire.

Nel dispositivo della Procura per la chiusura delle indagini si spiega che proprio in questo modo si determinavano le condizioni per cui conseguiva il rilascio del permessi di costruire del Comune di Farindola. Che l’area dell’hotel fosse determinata dai conoidi, gli esiti storici della valanghe, è citato anche in alcune relazioni agli atti, quali quella della guida alpina Pasquale Iannetti e lo studio acquisito dalla Commissione valanghe della Regione Abruzzo nel 2003 dove si spiega che il sito è interessato da una condizione di pericolo forte e che il distacco delle valanghe è probabile già con debole sovraccarico. Sono da aspettarsi valanghe di media e anche singole grandi valanghe.

Per la valanga che travolse la struttura in alta quota, il 17 gennaio 2017, la procura del capoluogo adriatico chiederà l’archiviazione per le posizioni dei 3 ex presidenti della giunta regionale abruzzese, Luciano D’Alfonso, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi. Archiviate anche le posizioni degli assessori che si sono succeduti nella delega alla Protezione civile, Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Mahmoud Srour, Gianfranco Giuliante e Mario Mazzocca; dell’ex vice presidente della Regione Enrico Paolini, dell’ex direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis; del direttore del dipartimento di Protezione civile, per 3 mesi nel 2014, Giovanni Savini, del responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore, del dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile Antonio Iovino, del direttore del dipartimento opere pubbliche della Regione, fino al 2015, Vittorio Di Biase, del responsabile del 118 Vincenzino Lupi, della funzionaria della prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, diventata nota perché subito dopo l’allarme lanciato telefonicamente dal ristoratore, Quintino Marcella, non credendo alla richiesta d’aiuto,  affermò che la madre degli imbecilli è sempre in cinta“.

Superficialità nel gestire l’emergenza. “Pur trattandosi di condotte da superficialità e scarsa professionalità, pertanto, eventualmente rilevanti sotto il profilo deontologico e disciplinare, l’assenza di elementi sulla loro efficacia causale rispetto agli eventi di morte e lesioni considerati, ne esclude la rilevanza ai fini delle ipotizzate responsabilità di natura penale” scrive la procura di Pescara nella richiesta richiesta di archiviazione, nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell’hotel. Per le posizioni del responsabile del 118 Vincenzino Lupi e della funzionaria della prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva, finita sotto i riflettori per avere risposto alla telefonata del ristoratore Quintino Marcella, che per primo lanciò l’allarme nel pomeriggio della tragedia, pronunciando la frase “La madre degli imbecilli è sempre incinta”. Entrambi finiti nel registro degli indagati in riferimento alla gestione dell’emergenza e all’attivazione dei soccorsi, in particolare per avere considerato non attendibili le richieste telefoniche di soccorso avanzate prima da Giampiero Parete, uno dei superstiti della tragedia e poi dal ristoratore Quintino Marcella. La procura ha chiesto l’archiviazione per Lupi e Acquaviva affermando che non vi sono elementi sufficienti per ritenere la condotta eziologicamente (motivo o ragione ce ricollega il comportamento all’evento lesivo conseguente al crollo del resort)  collegabile all’evento. I funzionari indagati hanno determinato di certo un ritardo da una a due ore nell’attivazione dei soccorsi, si spiega nell’atto.

Ritardi nei soccorsi: sarebbero morti lo stesso. Al riguardo risulta determinante la relazione tecnica dei medici legali che ha escluso che i ritardi nell’avvio dei soccorsi, conseguenti alla sottovalutazione delle prime telefonate di segnalazione dell’evento che ne hanno determinato l’effettivo avvio solo a partire dalle ore 19.30 (18 gennaio 2017), abbiano avuto influenza causale sui decessi e sulle lesioni riportate dai superstiti“.