Altri 3 orsi annegati nella stessa vasca, 5 plantigradi in 8 anni hanno così perso la vita

Sono tutti responsabili, dai proprietari del fondo al Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise (Pnalm) ai Carabinieri forestali. Sulla morte per annegamento di altri 3 orsi, nello stesso bacino artificiale di raccolta dell’acqua in montagna, nella fascia esterna dell’area protetta, intervengono Salviamo l’Orso, Dalla parte dell’Orso, l’Associazione italiana per la Wilderness e Wwf Abruzzo che puntano il dito sull’indolenza umana e sui soggetti delegati alla tutela di questa specie in via d’estinzione con appena una cinquantina di esemplari in vita. Sconcertante è sapere che quella vasca, nel cuore del Pnalm, aveva già mietuto vittime in passato e la lezione non è bastata.

Aggiornamento 1 e 2

In tutto 5 orsi , di cui 4 femmine, sono annegati in 8 anni in quella stessa vasca a Villavallelonga (Aq) sulla Serralunga, in un fondo che i proprietari, eredi di Emilio Sipari (politico e naturalista che nel 1921 pose le basi per la nascira della prima area protetta d’Italia), affittano ad alcuni allevatori dell’area.

Nel 2010 un’orsa ed il suo piccolo vi erano caduti probabilmente in questo stesso periodo dell’anno (l’autopsia aveva messo in evidenza resti di corniolo nei loro stomaci), ma erano stati ritrovati solo a fine inverno, a giugno 2010. A ricostruire questa assurda vicenda é Stefano Orlandini, presidente di Slo: “Alcuni di noi, che poi avrebbero dato vita alla nostra associazione, ricordano ancora i proclami dei vertici del Parco e del Corpo Forestale di allora sulla necessità di un censimento di questi vasconi montani , strutture quasi sempre abusive e pericolose per uomini e bestie, da mettere in sicurezza al piu presto – continua Orlandini – Ci vollero 2 anni per dotare la vasca di una recinzione evidentemente insufficiente visto che circa 6 mesi fa fu segnalato che non esisteva più, segnalazione che passammo immediatamente a chi di dovere, come ammette oggi l’ente parco nel suo comunicato”.

Dopo vari e vani tentativi d’imporre ai proprietari del fondo la messa in sicurezza del manufatto, la settimana scorsa l’associazione ha deciso di procedere autonomamente ai lavori di messa in sicurezza del sito. Purtroppo non ha fatto il tempo. “Come potranno mai giustificare il loro comportamento i proprietari del fondo che ricavano reddito dal suo affitto, ma non spendono qualche centinaio di euro per evitare che anche delle persone possano rischiare la vita? Quale giustificazione può accampare il Comando regionale dei Carabinieri Forestali a cui è demandato il controllo del territorio boschivo montano? Quante volte in un anno i Carabinieri Forestali effettuano un sopralluogo sulla Serralunga? – domande che restano senza risposta – Se non ci fosse stato il solito escursionista avremmo ritrovato le carcasse la prossima Estate come nel 2010 e sempre grazie ad un escursionista o ad un pastore. Uno di quei pastori probabilmente ha divelto la recinzione installata nel 2012 perché scomoda per il pascolo – aggiunge il coordinatore di Slo – Serralunga è forse il Far West, territorio non soggetto alla legge ? Il Comune di Villavallelonga non aveva forse l’obbligo anch’esso di richiedere la messa in sicurezza del vascone o in alternativa il suo smantellamento ? L’Ente Parco manda i suoi tecnici e i guardiaparco a fare monitoraggio in quell’area, regolarmente, per cui una volta rilevato il pericolo posto dalla vasca avrebbe dovuto provvedere immediatamente, salvo poi denunciare i proprietari e rivalersi su di loro. Questo è chiedere troppo a coloro che hanno l’onere e l’onore di lavorare per la conservazione dell’orso più raro al mondo? – conclude Orlandini – La nostra rabbia è grande perché perdite assolutamente ingiustificabili come queste, causate da pigrizie ed inefficienze imperdonabili, vanificano l’impegno e il duro lavoro di tante persone per bene”.


Associazione Dalla Parte dell’Orso

Tre orsi morti in un solo incidente, nella stessa situazione e nello stesso luogo in cui ne  morirono altri e due 8 anni fa.  E’ qualcosa di assolutamente inaccettabile visto che parliamo di una specie a rischio di estinzione. È evidente che chiama in causa la responsabilità dei tanti soggetti delegati alla tutela della specie, simbolo del nostro Abruzzo e chiede di avviare una riflessione sul l’adeguatezza delle strategie e delle politiche sin qui messe in campo e sui ruoli svolti dagli Enti preposti e responsabili per la gestione e tutela di quel territorio. Si sapeva che c’era quel pericolo, peraltro segnalato di nuovo dai nostri amici di Salviamo l’orso, pochi giorni fa, ma non è successo nulla. Sarebbe bastato dotare la vasca di una semplice rampa, anche metallica per consentire a qualsiasi animale o persona di risalire, ma nulla è stato fatto. C’è da rivedere la scala delle priorità degli interventi da operare per la conservazione dell’orso. Sono considerazioni amare per i tanti volontari in associazioni come la nostra che nel loro piccolo cercano di dare il loro contributo per creare condivisione e mettere in sicurezza le fonti trofiche. Ma c è anche tanta rabbia per non aver saputo evitare questa tragedia”.

Associazione italiana per la Wilderness su ennesimo annegamento orsi

Comunicato Wwf

Per la morte di madre e 2 cuccioli sulle montagne abruzzesi: nessuno può dirsi innocente. Il Wwf: “Si convochino subito gli stati generali sull’Orso”. Centuplicare gli sforzi per vincere l’improba battaglia per una specie sull’orlo dell’estinzione. 

La morte di 3 individui di Orso Bruno marsicano tra i comuni di Balsorano e Villavallelonga, nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, rappresenta un fallimento per tutti: nessuno che abbia una qualche responsabilità in campo ambientale può dirsi innocente.

Come Wwf vorremmo guardare negli occhi il Ministro dell’Ambiente, i Presidenti delle Regioni dell’areale dell’Orso, prime fra tutte Abruzzo, Lazio e Molise, i tanti sindaci che amministrano questi territori, i responsabili delle aree protette a partire dallo storico Parco d’Abruzzo e via via tutti coloro che possono fare la differenza, come gli operatori delle forze di polizia, i magistrati, gli imprenditori, ecc. Vorremmo guardare tutti negli occhi e chiedere se veramente vogliamo salvare l’Orso bruno marsicano.

Dobbiamo dircelo chiaramente perché non è possibile che tre Orsi muoiano per non aver messo in sicurezza una vasca di raccolta dell’acqua dove 8 anni fa erano morti altri due Orsi nello stesso identico modo. La responsabilità è veramente di tutti perché continuiamo ad approcciarci a questa specie come se non ne rimanessero solo 50 individui prima della sua definitiva estinzione. Tutti gli sforzi fin qui fatti vengono vanificati in una sola giornata in cui abbiamo perso il 5% della popolazione.

Vogliamo veramente prenderci la responsabilità di distruggere in 50 anni uno dei più bei risultati dell’evoluzione del nostro Pianeta? Vogliamo veramente far scomparire il simbolo delle nostre montagne? Ad ogni Orso morto siamo qui a ripeterci che va cambiato passo, che non c’è più tempo da perdere, che tutti devono fare la loro parte… poi passa una settimana e ogni cosa riprende come prima: chi spara a un orso viene assolto in tribunale, la Regione Lazio non limita la caccia nelle zone dove è presente l’Orso e il Tardi Roma non interviene, si progettano nuovi (fallimentari) bacini sciistici o si asfaltano vecchie strade su montagne abruzzesi dove è accertata la presenza del plantigrado, si costituiscono addirittura comitati contro l’Orso e le norme che lo tutelano.

Smettiamola di agire in questo modo. Forse è già troppo tardi, ma proviamo a fare qualcosa. Diamo concretezza a quanto dichiariamo nei convegni. Attuiamo quanto ci dice chi studia la specie da decenni e diamo un nuovo impulso alla conservazione dell’Orso e del suo habitat. Come Wwf da più di un anno stiamo proponendo gli Stati generali dell’Orso, come momento di rilancio della battaglia per la sua tutela sull’Appennino e sulle Alpi. Mettiamo in campo le forze migliori, ma soprattutto facciamo quanto deve essere fatto, prima che sia troppo tardi.

Tre orsi annegati in una vasca di raccolta acqua in Zona di protezione esterna del Parco.

( Pescasseroli, 15 Novembre 18 )Questa mattina il personale del Parco, coadiuvato dai Carabinieri forestali, ha recuperato 3 orsi in una vasca per la raccolta dell’acqua in località “le fossette” tra i Comuni di Balsorano e Villavallelonga, nella Zona di Protezione esterna del Parco.

Si tratta di una femmina di circa 10 anni, con 2 cuccioli dell’anno, un maschio e una femmina, che sono presumibilmente annegati cadendo nella vasca per la raccolta delle acque  dalla quale non sono riusciti a risalire.

La segnalazione della presenza di animali nella vasca è giunta al servizio di sorveglianza nel tardo pomeriggio di ieri da parte di un escursionista di Balsorano e questa mattina all’alba il personale del Parco ha raggiunto la località, verificando che, purtroppo, si trattava di orsi. Per il recupero dei plantigradi è stato necessario l’intervento di un elicottero messo a disposizione dai Carabinieri forestali, in quanto la località si trova in alta quota ed è raggiungibile solo a piedi. Le carcasse sono state trasportate a Pescasseroli e saranno sottoposte ad esame necroscopico per accertare o escludere che non ci siano altre cause di morte. Nel frattempo, il servizio di sorveglianza, in raccordo con la Procura di Avezzano, ha adottato tutti gli atti di polizia giudiziaria in relazione alla morte degli orsi.

La vasca, nella quale erano già morti altri 2 orsi nel 2010, si trova su una proprietà privata e gli interventi di messa in sicurezza realizzati dai proprietari, con il supporto del Corpo Forestale dello Stato nel 2012, non erano più adeguati a garantire la sicurezza di uomini e animali. Su segnalazione dell’Associazione Salviamo l’orso il servizio di sorveglianza del Parco ha provveduto a verificare la situazione e l’Ente, pur trattandosi di una proprietà privata fuori dai confini del Parco, nelle scorse settimane ha intimato ai proprietari di realizzare adeguate misure di protezione per garantire l’incolumità di persone e animali, fornendo anche la consulenza tecnica per una soluzione efficace e definitiva del problema. Purtroppo, a tutt’oggi, non è stato realizzato alcun intervento.  “Siamo di fronte a una perdita gravissima per l’esigua popolazione di orsi marsicani – dichiara il Presidente del Parco – che rischia di vanificare i tanti sforzi compiuti quotidianamente per ridurre la mortalità e per avere un numero di femmine riproduttive più alto. L’episodio ripropone la necessità di interventi più incisi per garantire la conservazione dell’orso marsicano, soprattutto fuori dal territorio del Parco, dove l’autorità e la funzione dell’Ente sono normativamente meno incisivi ed efficaci”.