Caporalato. Da Foggia all’Abruzzo, stanati gli sfruttatori dei braccianti morti nell’incidente stradale di agosto

Priva di scrupoli, ai nuovi braccianti la coppia di rumeni, oggi arrestata, ha assegnato le stesse catapecchie rimaste vuote dopo l’incidente stradale di Ripalta, il 6 agosto, quando nell’impatto devastante tra un tir e un furgone, con targa bulgara, morirono dei braccianti.

A conferma che si trattava di caporalato, per le 12 vittime di incidenti stradali che ad agosto macchiarono di sangue la statale 16 (l’incidente di lunedì in località Ripalta, nel territorio di Lesina) e più a Sud la provinciale 105 (l’incidente di sabato 4 agosto tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri) l’indagine dei Carabinieri del Comando provinciale di Foggia e del Nil (Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro), con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Vasto e del Nucleo ispettorato del lavoro di Chieti.

Dinamica praticamente identica per queste tragedie, i braccianti di agosto erano regolari, ma non lo sono i 5 che li hanno sostituiti nel lavoro nei campi, sistemati come bestie da soma in alcuni ruderi tra le campagne del comune della provincia pugliese. Oggi finisce in manette la coppia di romeni che li sfruttava, marito e moglie, di 46 e 32 anni da tempo residenti a Lesina. Dovranno rispondere di sfruttamento dello stato di necessità dei migranti. Dalla provincia di Foggia la coppia romena disponeva per il trasporto dei braccianti in Abruzzo così da sfruttarli in un’azienda agricola di Cupello (Ch). Per i 2 l’accusa è d’intermediazione illecita di lavoro, ovvero, caporalato. Alloggiati negli stessi ruderi agricoli che erano stati assegnati ai braccianti morti ad agosto.

Uscita dai ruderi di Ripalta (Lesina), all’alba la squadra di 5 braccianti saliva su un furgone con 2 persone a bordo, sempre targa bulgara come ad agosto. Finalmente individuati, una decina di giorni fa i carabinieri hanno cominciato i pedinamenti. Il furgone è stato seguito sino al casello dell’autostrada di Poggio Imperiale, direzione Pescara. Poi i carabinieri hanno registrato tutti i passaggi successivi del viaggio di lavoro che, fuori dalla Daunia, porta in Abruzzo. Il mezzo seguito dal Molise è entrato in Abruzzo e, lasciata l’autostrada a Vasto (Ch), ha concluso la sua corsa in un’azienda agricola di Cupello. Qui i braccianti, sempre sotto lo sguardo discreto dei carabinieri, hanno lavorato per tutta la giornata. Dal primo pedinamento, discreto, è stato accertato che i giovani migranti finivano in Abruzzo e, a fine giornata, venivano riaccompagnati tra i ruderi da cui erano stati prelevati.  Il servizio di pedinamento è  stato ripetuto per diversi giorni, in collaborazione con il Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro (Nil) di Foggia, si è così verificato che le modalità erano sempre le stesse. Cambiava solo, da un giorno all’altro, l’impiego cui venivano dedicati i braccianti. Un giorno per la vendemmia, un altro per raccogliere le ulive, in altre giornate per la raccolta  degli ortaggi.

L’impiego dei braccianti, in modo non occasionale, è stato provato dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia e del Nil, con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Vasto e del Nucleo ispettorato del lavoro di Chieti, sono intervenuti nell’azienda, procedendo ad un’approfondita verifica sulle condizioni, in senso generale, in cui vi veniva svolto il lavoro. Contemporaneamente, a Lesina, altri militari sono entrati nelle case diroccate utilizzate dagli operai, per verificarne le condizioni. I 5 migranti, 4 ghanesi e un gambiano, erano irregolari sul territorio nazionale e lavoravano in nero.

I carabinieri hanno accertato violazioni in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro, di orario e retribuzione e hanno denunciato all’autorità giudiziaria 3 persone, responsabili dell’azienda agricola, che, saranno chiamati a rispondere anche della violazione prevista dal nuovo articolo 603 bis del codice penale. Per lo stesso reato è invece stata arrestata, in flagranza, una coppia di rumeni, marito e moglie, di 46 e 32 anni, residenti a Lesina, nei cui confronti è stata accertata la condizione di sfruttamento dello stato di necessità dei braccianti stranieri, emerso nel corso del sopralluogo alla loro abitazione. I 5 vivevano all’interno di un casolare abbandonato in condizioni di gravissimo degrado, senza energia elettrica, né acqua corrente né servizi igienici.

La procura della Repubblica del tribunale di Vasto è ora impegnata nella valutazione delle posizioni dei rappresentanti dell’azienda agricola di Cupello, che rischiano ora, oltre a severe condanne, anche la confisca dell’azienda stessa.

Nonostante la fine della campagna della raccolta del pomodoro lo sfruttamento del lavoro nei campi continua, per quanto in misura nettamente più limitata, con la vendemmia, la raccolta di olive e ortaggi autunnali. In tema di lotta al caporalato e di vigilanza sulle attività agricole e agroalimentari, dall’inizio dell’anno in corso i Carabinieri del Comando provinciale di Foggia, con il supporto del Nucleo carabinieri ispettorato del lavoro, d’iniziativa ed in autonomia hanno controllato 154 aziende, in 27 delle quali sono state riscontrate e contestate irregolarità. Sono stati arrestati, per caporalato, ben 8 persone,  e denunciate altre 31 in stato di libertà per lo stesso reato; le sanzioni  comminate ammontano a oltre  36 mila euro. Sono stati sequestrati 62 mezzi utilizzati dai caporali per il trasporto dei braccianti.

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