Assenteisti, i truffatori più accaniti per mesi non potranno lavorare per società pubbliche

Pescara. Artifici e stratagemmi che ai  più accaniti, tra i furbetti del cartellino de capoluogo adriatico, costano un divieto imposto d’autorità di non lavorare per enti e aziende pubbliche almeno per i prossimi 6 mesi. I destinatari della misura cautelare interdittiva, eseguita oggi dai Carabinieri di Pescara, sono 7 e altri 10 colleghi della società Provincia e ambiente sono comunque indagati per assenteismo. I reati contestati al gruppetto, in concorso, sono peculato, falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata e violazioni delle norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

Si tratta dei dipendenti della società che, in house providing (gestione in proprio e controllo assoluto dell’affidataria del servizio), si occupa di verifica, manutenzione e certificazione degli impianti termici per la Provincia di Pescara, sono finiti sotto inchiesta perché si sarebbero allontanati dall’ufficio senza alcuna autorizzazione e senza regolari registrazioni sul badge. L’indagine è stata condotta dai militari della stazione Carabinieri di Pescara scalo ed è partita a maggio 2017. Con osservazioni e pedinamenti e installando sul posto di lavoro delle telecamere, interne ed esterne, sono stati registrati 6 mesi di ingressi e di uscite dei lavoratori. In diversi casi, dopo aver passato il badge nell’orologio marcatempo per l’ingresso in ufficio, alcuni dipendenti si sarebbero  assentati arbitrariamente e senza autorizzazione per svolgere commissioni private. I dipendenti utilizzavano anche un doppio passaggio consecutivo in entrata (entrata/entrata) o in uscita (uscita/uscita) sulla macchina, uno stratagemma che servirebbe ad annullare la precedente operazione di uscita o di entrata, così per mantenere integre le ore di servizio previste (8 ore per i lavoratori a tempo pieno) così percependo, ogni mese, una retribuzione superiore rispetto al tempo di lavoro effettivo. Dalla visione delle immagini delle telecamere è emerso che alcuni dipendenti procedevano a passare il badge di altri colleghi giunti a lavoro in ritardo o assenti.

L’indagine è stata estesa anche alle vetture dell’azienda a disposizione del personale per le verifiche agli impianti di riscaldamento monitorati dalla società. Si è così scoperto che i veicoli sono utilizzati anche per esigenze private. Il direttore tecnico, responsabile dell’ufficio, pur essendo in condizioni di poter controllare i dipendenti, avrebbe poi omesso la verifica consentendo la retribuzione anche per le ore di lavoro mai prestate. Nel corso delle indagini è stata acquisita tutta la documentazione contabile della società procedendo al confronto tra i dati registrati dall’orologio marcatempo, quelli riportati nelle buste paga e le registrazioni delle telecamere.

Di 21 dipendenti dell’azienda, 17 avrebbero fatto finta di lavorare e per 7 di loro è scattata l’applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione di 6 mesi dall’esercizio di attività lavorativa e di impiego in amministrazioni, enti pubblici o a prevalente partecipazione pubblica. Dalle indagini sarebbe chiaro che gli indagati avrebbero commesso illeciti non occasionali, per un un arco rilevante di tempo e quasi senza soluzione di continuità, arrivando a percepire dei compensi per un lavoro mai svolto e a danno di un ente territoriale.

mariatrozzi77@gmail.com