Le proposte del Comitato Jamm’mò per il diritto alla Salute e al Punto nascita di Sulmona

Il Comitato civico Jamm’mò chiede l’applicazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e il rispetto del diritto di nascita a Sulmona con giusto equilibrio fra sostenibilità dei servizi erogati e qualità dell’assistenza fornita.

Neonato tra i movimenti a tutela dei diritti dei Peligni, con il suo nome il Comitato richiama una rivolta popolare scoppiata dalla chiusura del distretto militare (metà degli anni ’50).ma che ha come protagonista la maggioranza della popolazione sulmonese che, in condizioni di estrema povertà (almeno il 40% dei sulmonesi non possedeva reddito) decide di scendere in campo per proteggere il proprio futuro.

“La realtà del nostro territorio è difficile e complessa – interviene il Comitato – Sulmona è il centro di riferimento di un’area con bassa densità di popolazione per lo più composta da anziani, una terra che tende allo spopolamento, segnata dal rischio sismico. Noi vogliamo che alla Città siano concessi servizi essenziali, il Punto nascita è uno di questi, perché l’ospedale va considerato un punto di riferimento sanitario importante, proprio per la zona nella quale si trova. Difendere il Punto nascita significa difendere il nostro futuro e questo va fatto da chi vuole ben amministrare, prima fra tutti noi cittadini. Perderemmo un reparto essenziale, storicamente presente nella nostra città sin dagli anni del complesso storico dell’Annunziata, perderemmo posti di lavoro, faremmo un passo indietro di decenni. Subiremmo una riduzione nella qualità di tutta l’assistenza medica ed infermieristica e perderemmo tanta professionalità. Chiediamo se sia giusta una regione dove il diritto alla salute non è uguale per tutti. Lo squilibrio tra costa e zone interne sarebbe sempre più evidente: questa non è buona politica. Da anni si parla di ridimensionamento del nostro ospedale e di progetti mai realizzati. Soprattutto c’erano state promesse per la creazione di una rete di emergenza urgenza ostetrica efficace che avrebbe affrontato qualsiasi problema insorto in mancanza di un reparto. I problemi con la chiusura del Punto nascita saranno davvero tanti e chi prende tali decisioni affidandosi ad una logica di numeri si prenderà la responsabilità di una decisione grave. Si spera in una politica regionale più attenta – aggiunge il movimento – i servizi sanitari vanno resi il più possibile uniformi per qualità certamente eliminando sprechi e i danni di una medicina difensiva, introducendo riforme giuste anche seguendo l’esempio di altre regioni. Deve essere  migliorato il sistema emergenza-urgenza, si deve potenziare il sistema  informatico con l’introduzione del fascicolo sanitario informatico, razionalizzare la gestione delle spese sanitarie per ridurre i costi, migliorare l’accesso alla richiesta di salute, con una ridefinizione dei rapporti con le strutture private accreditate. Rendere più semplice la prenotazione di un esame e meno lunga la lista d’attesa per gli esami. Auspichiamo la costituzione di una Asl unica, la costituzione delle Aziende ospedaliere Pescara-Chieti e L’Aquila-Teramo che darebbero una grossa spinta alla realizzazione di reparti specialistici all’avanguardia, così come si ha bisogno del presidio sanitario di Sulmona che può e deve rispondere ai nostri bisogni sanitari e può raccordarsi con in Centri di eccellenza qualora necessario. Salute ed economia possono andare d’accordo. Chiediamo l’applicazione dell’atto aziendale con l’assunzione non più derogabile di personale a partire dalle strutture complesse, chiediamo investimenti sulla diagnostica e l’attivazione dei posti di lungo degenza. Chiediamo il mantenimento ed il potenziamento del centro traumatologico ortopedico, vista anche la presenza della clinica San Raffaele, importante centro di riabilitazione, dando al nosocomio una precisa destinazione anche nell’eccellenza. Chiediamo di occuparsi fortemente del raccordo tra i vari attori della sanità quali i medici di medicina generale, i pediatri del territorio ed i medici ospedalieri, il personale infermieristico, il personale sanitario che lavora in assistenza domiciliare integrata, nelle strutture riabilitative, in Rsa,  nella Casa di reclusione: una interazione vera può dare risposte rapide e riduzione di costi.. Si è ridimensionato l’ospedale e per anni ci è stato detto che sarebbero state create nuove potenzialità di diagnosi e terapia all’interno  delle strutture territoriali, ma questo non avviene e non è mai avvenuto. Nel rispetto di una legge dello stato ci si occupi della Istituzione dell’ Uccp (unità complessa di cure primarie) basata sull’ aggregazione dei medici di medicina generale e pediatri e di tutti gli operatori sanitari del territorio. La medicina generale convenzionata nei prossimi anni vedrà cambiamenti epocali, con una minore disponibilità di professionisti ed un forte aumento della domanda. Occorre organizzarla e strutturarla per non subire un’insufficienza nel servizio erogato e dobbiamo prepararci a tutto questo. Nella sede dell’Uccp si realizzerebbe il Nucleo di Cure Primarie costituito dai medici di medicina generale associati in gruppo, che garantiscono la quasi  totale presa in carico dei pazienti, sarà presente un ambulatorio h24, che potrà essere un reale filtro per le prestazioni di Pronto Soccorso improprie, dove lavoreranno insieme medici di famiglia e medici di continuità assistenziale che avranno finalmente una sede idonea ed informatizzata per poter eseguire il loro difficile compito. Le nuove tecnologie ( telemedicina, fascicolo sanitario elettronico, la cartella clinica condivisa) miglioreranno la qualità della gestione delle frequenti malattie croniche, come diabete ed ipertensione, attraverso la medicina di iniziativa, la condivisione di percorsi di diagnosi e terapia con gli specialisti, si cureranno a casa anziani sempre più numerosi e con problematiche vere di assistenza, evitando costosissimi ed inutili accessi in Ospedale. Si introdurranno esami diagnostici nei ambulatori di medicina generale come l’ecg, la spirometria e l’ecografia, con un reale potenziamento delle possibilità di diagnosi e cura. Si realizzerà il Pua, Punto unico di accesso. Nell’Uccp dovranno essere collocati tutti gli ambulatori medici specialistici del territorio, con l’utilizzo degli specialisti ambulatoriali già attivi nel Distretto e soprattutto l’implementazione delle specialità presenti. La loro presenza nella medicina territoriale renderà questa  quasi indipendente per possibilità di cura e diagnosi. Si potrebbe realizzare una nuova sede operativa, l’ Ospedale del Territorio, che renderebbe possibile la cura di alcune patologie che non andrebbero ospedalizzate ma che hanno bisogno di assistenza non effettuabile a casa. Si migliorerà il servizio  Adi ed  appare molto importante l’attenzione alle necessità del paziente fragile, del paziente non autosufficiente  e del paziente oncologico che possono essere ben curati a casa. Vanno evitati ricoveri inutili e procedure diagnostiche non necessarie e questo con una reale collaborazione ospedale territorio. Si realizzerebbe davvero una nuova assistenza medica, si decongestionerebbe l’Ospedale che potrebbe occuparsi meglio e di più delle patologie acute, si darebbe alla popolazione, magari con il recupero di locali posti all’interno del comune e ben collegati, una risposta piena ai propri bisogni di salute. Il cittadino avrà un servizio più razionale e piu’ facile da  affrontare nelle varie problematiche. Chiediamo infine la realizzazione finalmente a Sulmona dell’Rsa, che andrebbe fatta subito, una struttura extra ospedaliera finalizzata a fornire accoglienza, prestazioni sanitarie, assistenziali e di recupero  funzionale e sociale, a persone ultra sessantacinquenni e a soggetti disabili non autosufficienti o a grave rischio di non auto sufficienza, non assistibili a domicilio e richiedenti trattamenti di media durata. A Sulmona subiamo quotidianamente il martirio di tante persone che non possono essere accolte nelle tante nostre Residenze per Anziani perché non autosufficienti e devono essere allocate in strutture idonee che si trovano al di fuori del nostro territorio. Si stacca la spina a malati che nel momento del maggior bisogno devono essere portati in posti più adatti alla cura ma al di fuori del proprio contesto sociale. Chiediamo di  migliorar il servizio di medicina penitenziaria di pari passo al servizio ospedaliero offerto, perché un buon ospedale è essenziale in una città che si prepara ad ospitare una delle piu’ grandi case di Reclusione d’Italia. Date dignità ai cittadini del Centro Abruzzo, permettete a tanti giovani di rimanere, create posti di lavoro, evitate spese eccessive nell’assistenza medica.  A proposito di crisi disse Albert Einstein: Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progresso. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. É nella crisi che sorgono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è il merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo – conclude il Comitato amm’mò – Invece, lavoriamo duro. Finiamola uno volta per tutte con l’unica crisi pericolosa che è la tragedia di non voler lottare per superarla”.