Seconda Madre e Patto di sangue, Poesie di Cesira Donatelli sull’Incendio di monte Morrone

“Tutte parlano del cattivo rapporto tra uomo e Madre Terra. Un duello a mio avviso” così Cesira Donatelli racconta le  poesie che ci ha inviato. Una,  Seconda madre, che accogliamo in questa pagine, ci spiega la poetessa, è stata composta durante gli incendi di monte Morrone di agosto 2017. L’altra, Patto di sangue, è stata scritta senza un accadimento specifico.

Seconda madre

Sei  il mio secondo grembo.

Al mio arrivo ti ho già trovata, ci sei alla prima di tutti.

Mi sento avvolta, a volte circondata.

Ci ripari, dal vento e dalla rabbia delle viscere sotterranee.

Modella unica, mai forme e altezze uguali.

Le stagioni ti abbigliano differentemente, sono le tue stiliste.

Provocatrice, le tue vesti  intagliate solleticano i  prati che si adagiano ai tuoi piedi.

Permeabile, la neve si corica  sul tuo corpo, lo massaggia e lo  disseta.

Vanitosa, dal  vento fai pettinare le tue chiome di flora e fauna.

Riservata, alberi, rami e foglie gli hai educati a celarti gelosamente.

Sorvegliante, estendi braccia e occhi a   protezione dell’orizzonte ultimo.

Pittrice, collezionista di  quadri ad olio,  a matita, a tempera.

Il cielo e gli animi assistono  ai tuoi vernissage quotidiani.

I vernissage quotidiani, non contemplano cavalletti snobbi mostre e critici.

Maestra, i tuoi componimenti hanno voci di animali e melodie di ruscelli.

Possidente, ricca di insidie, pericoli e misteri.

Presuntuosa, arrivi fino dentro al mar, lo invadi e lo sfidi.

Universale,  vai oltre i muri degli uomini.

Ammaliatrice, fiori rari sulle tue cime.

Mai mi hai lasciata, presenzi nel buio, nel freddo, sotto la pioggia e nelle calure.

Sei Donna, stuprata, per saperti posseduta e lacerata.

Hanno penetrato il  tuo corpo, servendosi dei tuoi sentieri.

Ti hanno divaricata vigliaccamente, si sanno perdenti davanti al  confronto e alla complicità.

I tuoi abitanti, ignare vittime e complici.

Le urla dei tuoi figli mesce a fiamme  e a fumo volevano bussare del cielo.

Non più fondamenta per maestosi alberi.

Loro godevano, non per erezione, sono menomati.

Orgogliosa e testarda hai atteso che finissero.

Se ne sono venuti sulle scarpe infangate  e sulle orme povere.

Inermi, dinanzi ai tuoi amanti passionali preoccupati e operosi per te.

Non figlia unica, fratelli mari e laghi  ti hanno inondato d’amore.

Cicatrici esposte, orgoglio a memoria, mortificata, sfregiata, piegata.

L’odore della morte ha invaso l’essere e l’appartenenza.

Tornerai sulla passerella, guerriera e vincitrice al capezzale dei vili.

Risorgerai con colori, profumi e suoni.

Sempre ti saprò essenza, entità, sostanza.

Montagna mia, tu mi  sazierai, montagna mia, tu mi appagherai.

Sempre ti saprò a ossigenarmi e a erogarmi alla  libertà.


Patto di sangue

Feconda e quindi madre.

Naturale, adottiva e putativa.

Zolle aride, rotolano smosse da una vanga.

Fine al tatto e alla vista ordinata, pronta alla semina.

Tutrice di quel che ti  si affida.

L’aridità attendi di sentir cessare, le varici in mostra devi idratare.

Il figlio sorvegliante non deludi.

Espandi animi, fai sconfinare  menti, sanamente irrori corpi.

Unguenti e creme ti farebbero più bella?

Puoi rinunciare, solo del tuo figlio esigi presenza.

Irrispettoso, non sempre diligente.

Ti calpesta male, t’invade, ti  rende agonizzante.

Ancora atto a comprender ruoli, presuntuoso si erge .

Eppur l’equilibrio è perfetto.

Figlio e madre, madre e figlio.

L’un  a garanzia del ruolo dell’altro.

Tu mai inadempiente.

Colmi la sua tavola, offici fresco, calura , lo corredi di mari, laghi e fiumi.

Erra ed erra, pur avendoti  fra i piedi, deraglia.

Vellutato oleoso leccino, a tratti, il figlio tuo fresco, spregiudicato.

Se non fosse a molestarti, a chi ti regaleresti? Per chi partoriresti?

Se non t’avesse ad allevarlo, avrebbe ragion di menarsi a vivere?

Vincolati al  misterioso contatto, mai paralleli.

Cerchio perfetto, diametro e raggio dell’esser.

Uomo educando, terra insegnante.

Lui deve rispetto, tu non tremar e non soffiar forte.

Datevi la mano!

Cesira Donatelli