Sentenza Bussi, con le motivazioni si farebbero passi avanti per la tutela ambientale

Meno di 50 pagine per le motivazioni della sentenza Bussi che secondo l’avvocato di Stato, Cristina Gerardis, farebbero fare un passo avanti. Nella pronuncia della IV sezione penale della suprema corte sarebbe confermata un’estensione dell’applicazione dei reati di disastro ambientale e avvelenamento ad altre ipotesi: l’inquinamento delle acque sotterranee per l’avvelenamento e anche per il disastro ambientale si configurerebbe il delitto nel caso di mancanza di azione, di condotta omissiva o che sminuisce la gravità dei fatti per non allarmare o ancora che falsa i dati allo scopo di non far sapere e tenere sotto silenzio.

Aggiornamento

É comunque sempre più forte la prescrizione che vince anche quando se ne allungano i tempi, vince su una estensione nell’interpretazione del testo che configura il delitto ambientale e così ne allarga la visione, vince sul perdurare del danno ambientale spesso eterno. La perseguibilità dei delitti ambientali, così come per le violenze sessuali, andrebbe garantita sempre così com’è previsto per gli omicidi, solo così si fa giustizia. Per questi delitti la prescrizione deve andare di pari passo con la durata dei danni che spesso non scadono e mettono in ginocchio, in termini di salute ed economia, interi territori e non solo le comunità direttamente colpite

Parliamo del caso della discarica dei rifiuti tossici Montedison, a Bussi sul Tirino (Pe), tra le più grandi d’Europa.

In Cassazione sono assolti 4 dei 10 imputati di disastro ambientale. La sentenza mette la parola fine al caso d’inquinamento della val Pescara, esattamente del territorio che per oltre un secolo ha accolto produzioni chimico-industriali, era a servizio della chimica anche il fiume Tirino che sfocia sul Pescara. Assolti dunque 4 dei professionisti legati al colosso chimico Montedison, assolti per non aver commesso il fatto, per gli altri 6 è prescritto il reato. Assurdo se si pensa che i danni di quel disastro non si prescrivono, non si neutralizzano affatto. Si tratta di tecnici e dirigenti legati alla colosso chimico che, negli anni ’70, operava a Bussi officine, azienda leader nel settore dei prodotti chimici. A condurre le indagini sono stati gli agenti del Corpo forestale dello Stato – guidati dall’allora Colonnello Guido Conti, deceduto quasi un anno fa. Al quotidiano ilcapoluogo.it l’avvocato dello Stato Cristina Gerardis commenta la sentenza definendola storica per 4 motivi, in primis perché al reato di avvelenamento sarebbe sottintesa anche l’aggressione dell’uomo alle acque di falda, sotterranee, utili per l’approvvigionamento idrico. Conferma che la Montedison, per mezzo secolo, ha causato un disastro ambientale definito come un accadimento macroscopico, dirompente e caratterizzato per il fatto di recare con sé una rilevante possibilità di danno alla vita o all’incolumità di un numero non individuabile di persone. La sentenza avrebbe riconosciuto la possibilità di configurare l’ipotesi di disastro ambientale e l’avvelenamento delle acque anche con omissioni, non facendo o minimizzando la gravità della situazione, falsando i dati per tranquillizzare e non spaventare. Ultimo punto: “Ha accolto nella sede più alta di un processo la mia tesi, che anche negli anni ‘60 e ‘70, in Italia, l’ordinamento conteneva norme volte a tutelare le acque dall’inquinamento e le stesse matrici ambientali”.

Dunque è “Confermata la lunga lotta per la verità, la salute e la bonifica che abbiamo combattuto come Rifondazione insieme a cittadini e movimenti nel corso degli anni – interviene il segretario nazionale del partito della Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo – Quando per primo resi noti i dati sull’erogazione di acqua a centinaia di migliaia di persone nel 2007 con una interrogazione parlamentare ricordo che ci fu chi ci denunciò come colpevoli di terrorismo ambientale. E ci fu chi negò l’evidenza dei dati. Sembrava quasi che il problema fossimo noi ambientalisti e non la negligenza della classe dirigente. Un pensiero particolare all’amico comandante Guido Conti che amava la sua terra e voleva difienderla dagli avvelenatori – conclude Acerbo – É triste che come al solito la prescrizione garantisca impunità, ma almeno è definitiva la verità giudiziaria su quello che è accaduto. Noi popolo avvelenato continuiamo a batterci per la bonifica del territorio e un lavoro pulito per tutte/i”.

mariatrozzi77@gmail.com

Archivio

Discarica dei veleni Montedison: per disastro Bussi assolti e prescritti in Cassazione. Una pagina tutta italiana

Appello processo Bussi. É disastro colposo aggravato: in 10 condannati

Discarica Bussi: assolti i 19 imputati, le reazioni degli ambientalisti