Strada dei Parchi diffida il ministero: sblocchi i fondi per continuare la messa in sicurezza dell’autostrada

192 milioni di euro per la messa in sicurezza dei viadotti, fondi inseriti nel decreto Genova dal 28 settembre, sono ancora da sbloccare e mentre il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli insite per chiedere nuove misure di sicurezza, Strada dei Parchi, dal 2003 concessionaria delle autostrade abruzzesi A24 e A25, ha diffidato il Mit per sbloccare i fondi e consentire l’avvio dei lavori urgenti sui tronconi autostradali che collegano l’Abruzzo a Roma.

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Foto Maria Trozzi tutti i diritti riservati

“L’autostrada è sicura, non bisogna creare allarmismo – sottolinea Mauro Fabris – Strada dei Parchi è sicura al traffico normale, tenendo presente però che il 60% delle infrastrutture in Italia non è a norma antisismica. Il nostro gesto è necessario perché devono essere sbloccati i decreti autorizzativi che il ministero deve emanare” questa la motivazione della diffida. “Non è dato in alcun modo sapere per quale ragione il ministero non si faccia ancora oggi parte diligente rispetto all’adempimento dei compiti di propria competenza mediante il sollecito rilascio dei provvedimenti approvativi dei progetti per l’avvio dei lavori urgenti” così motiva la diffida Strada dei Parchi Spa. Cinque giorni di tempo per il ministero affinché adotti ogni atto autorizzativo: “Senza inutilmente procrastinare i tempi con note di chiaro contenuto dilatorio rispetto alle quali non si può più replicare tacendo sull’inerzia che dalle stesse trapela” si legge nella diffida. La concessionaria chiarisce che senza il carteggio ufficiale del Mit non può partire con i lavori sui viadotti perché le banche non anticipano i milioni necessari per il completamento della prima parte della messa in sicurezza avviata con l’antiscalinamento. Nelle more del contributo pubblico stabilito nel decreto Genova, la società si è fatta inutilmente promotrice del reperimento delle necessarie risorse finanziarie presso istituti finanziari con i quali intrattiene rapporti – si legge nella diffida – che però hanno voluto subordinare l’erogazione al rilascio dei provvedimenti approvativi della progettazione da tempo presentata e che ancora oggi la Direzione di vigilanza sulle concessioni autostradali, presso il  dicastero, non ha emesso”.

Nessuna riserva sui progetti d’intervento prioritari, sottolineano dalla società, e al vertice non hanno avuto nulla da ridire sulla loro congruità economica, ma il termine contrattuale di 90 giorni, indicatonella convenzione unica di concessione per il rilascio del provvedimento di approvazione, è scaduto. “Per quel che ne sappiamo i progetti hanno conseguito validazione dal Comitato tecnico amministrativo presso il Provveditorato territorialmente competente organo del medesimo dicastero competente che ricorrono gli estremi dell’urgenza nell’esecuzione degli interventi secondo i canoni della necessità di adoperarsi senza indugio per evitare pregiudizi per l’interesse pubblico. Ci siamo espressi chiaramente perché vogliamo tutelare gli utenti di A24-A25 perché non condividiamo l’allarmismo” spiega il vicepresidente della concessionaria.

Acqua nei piloni? “É una fesseria. Tutti i piloni al di sopra dei 20/25 metri sono cavi. Perché sono dimensioni di alcuni metri e si progettano così e se fosse tutto pieno sarebbe troppa massa sismica. Quei calcestruzzi hanno spessori anche di un metro: l’eventuale degrado superficiale è di pochi centimetri e per ispezionare l’interno ci sono anche porte d’ingresso” ha spiegato il direttore tecnico della concessionaria delle autostrade abruzzesi e laziali, Gabriele Nati, riferendosi alle ipotesi che alcuni pilastri siano intrisi d’acqua.

Viadotti da attenzionare. I costi per la manutenzione straordinaria, sono a carico dello Stato proprietario della struttura costruita quando norme per la messa in sicurezza antisismica non erano contemplate, infrastruttura gestita dalla società che però incassa i pedaggi. “Lo Stato, a causa della vecchia politica dei cosiddetti esperti, non ha il potere di chiudere alcuna infrastruttura autostradale, ma abbiamo fatto un’analisi straordinaria che ha dato delle risultanze, quelle infrastrutture dei viadotti devono essere attenzionati” ha dichiararlo è il ministro Toninelli oggi, dopo l’allarme lanciato sulla sicurezza dei piloni dei viadotti della A24-A25. Il ministro ha partecipato ad un sopralluogo sui piloni di Cocullo (Aq). “Ho potuto visionare coi miei occhi i piloni che sostengono questa autostrada e sono dissestati perciò ho detto ai miei tecnici andate a controllare, sapete qual è la risposta che ho ricevuto? Non possiamo – ha spiegato Toninelli che i suoi tecnici possono controllare l’asfalto dell’autostrada, il guard rail, le aiuole, ma non la sicurezza.  “Scriveremo proprio oggi una lettera a Strada dei parchi in cui diremo loro che devono mettere in campo azioni importanti sulla sicurezza – annuncia Toninelli – Sono loro gli unici responsabili della sicurezza della gente che ci passa sopra, noi la nostra parte l’abbiamo fatta nel decreto Genova ci sono 50 milioni già pronti nel 2018″ altri 142 milioni di euro sono previsti per il 2019. “Chi scrive sui giornali che ho creato allarmismo e che non chiudo il ponte dovrebbe vergognarsi – risentito il ministro aggiunge – La concessione della A24-A25 è scaduta nel 2013 e coloro che mi hanno preceduto, Lupi e Delrio, non sono stati in grado di rinegoziarla. Noi rimetteremo in sicurezza l’infrastruttura e rinegozieremo la concessione, e non ci sarà più un caso come quello, con vantaggi totali a favore del concessionario,  nessun vantaggio per lo Stato e tanti rischi a carico dei cittadini”.

A Cocullo (Aq), i trampoli che precedono la valle Peligna sono alti e mostrano in alcuni casi dei ferri con il cemento che si sbriciola cadendo alla base. Sul viadotto ci sono degli operai e così alla base delle squadre provvedono a rimuovere le parti del cemento che si sta deteriorando. Una strada interpoderale attraversa l’intera area sovrastata dall’autostrada, spianata proprio per avere accesso ai cantieri autostradali alla base dell’infrastruttura. “Se non crollava il ponte di Genova, qui non sarebbe arrivato nessuno” riferisce una signora di Cocullo.Se anche fosse arrivato nessuno è bene chiarire però che i lavori di messa in sicurezza dell’autostrada, anche in questo tratto, sono partiti da più di un anno e di certo non grazie ai movimenti stellati o a certi animali mediatici. A sollecitare l’avvio dell’intervento, dopo la rinuncia al progetto Bretella di Carlo Toto, concessionario con Strada dei Parchi dell’infrastruttura, è stato il primo  dossier sullo stato dei ponti, con tanto di video trasmessi in rete dal nostro blog, il primo e il solo ad occuparsene soprattutto da giugno 2016 e, ancora di più, dopo il nostro video di maggio 2017 (qui), che sollecitò gli interventi della società e anche un dossier di un quotidiano regionale. Questo molto prima del crollo del ponte Morandi di Genova. NOn è un caso se Toninelli è passato dalle parti di Cocullo.

A Bussi sul Tirino. “Quando si mostra un pilastro ammalorato e si staccano sfoglie di cemento o di ferro, si dimentica che lì dentro ci sono altri 400 ferri: e quei 10 ferri vsibili e neanche tutti ammalorati, ai fini della sicurezza di esercizio non significano nulla” dichiara all’Ansa, Gabriele Nati, direttore tecnico di Strada Parchi, nel sopralluogo del cantiere del casello di Bussi della A25 dove si sta provvedendo a mettere i pilastri in sicurezza antisismica. ”Ormai si stanno raccontando fesserie, suffragate da nessun aspetto concreto e reale. Ci sono piloni con 2 mila centimetri quadri di acciaio, e si sta ragionando su 10, 20 centimetri di acciaio in meno. E le nostre verifiche sulla sicurezza di esercizio le abbiamo fatte aumentando i valori di rischio, togliendo anche 60 centimetri quadri di acciaio”. Verifiche fatte e depositate al ministero, assicura il tecnico.

Osservati speciali dei 153 ponti e viadotti di A24 e A25 sono 13 viadotti per motivi che interessano il degrado del calcestruzzo e del ferro, sulla sicurezza. In particolare, il viadotto di Macchia Maura nel Comune di Bugnara (Aq), dov’è stato il ministro per le infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli. Le altre infrastrutture ritenute a rischio sono gli svincoli per Bussi (Pe) e Tornimparte (Aq) e Casale San Nicola, frazione di Isola del Gran Sasso (Te), all’altezza dell’accesso del traforo del Gran Sasso sul versante teramano, il viadotto di San Giacomo, che prende il nome dall’omonima frazione aquilana, nella parte sottostante del quale sono caduti pezzi di calcestruzzo, il famigerato viadotto di Pietrasecca, nel comune di Carsoli (Aq) il viadotto gole di Popoli sulla A25 e il tratto della stessa autostrada che collega Pratola Peligna a Cocullo (Aq).

L’infrastruttura. I 153 ponti e viadotti si sviluppano per complessivi circa 118,8 chilometri: per comprendere l’imponenza di queste strutture basta pensare che alcuni di questi viadotti superano i 100 metri di altezza.  Lungo le due arterie ci sono 54 gallerie che s’incontrano sul tragitto e che, con uno sviluppo complessivo di circa 70,8 km, rappresentano il 12,6% del percorso autostradale: otto di queste hanno lunghezze variabili fra duemila e diecimila metri. L’autostrada A24 ha inizio dalla Tangenziale Est di Roma, all’altezza della stazione Tiburtina, attraversa il quadrante NordEst della capitale fino all’intersezione con il Grande raccordo anulare e si estende per 281,5 km verso Teramo e Pescara. In corrispondenza dello svincolo direzionale di Torano (la progressiva Km 71 400) la rete si biforca in 2 rami: uno prosegue verso L’Aquila-Teramo (A24) e l’altro verso Chieti-Pescara (A25). La A24 termina a Teramo, alla progressiva Km 159.2immettendosi sulla ss 80 per Giulianova (Teramo), mentre la A25, lunga 114,9km, termina a Pescara, alla progressiva Km 186.4collegandosi con l’Autostrada A14.

Per il crollo del ponte Morandi Toninelli ha più volte annunciato che Autostrade sarebbe stata assolutamente esclusa dalla vicenda del ponte Morandi “Oggi scopriamo che la sua maggioranza l’ha riammessa almeno per la demolizione e le opere propedeutiche alla ricostruzione. Dopo essersi inventato un inesistente tunnel del Brennero ed essersi giustificato del lapsus perché lavora 18 ore al giorno, ieri non ha trovato nulla di meglio che lanciare un allarme pubblico sui pilastri di alcuni viadotti delle autostrade abruzzesi – dichiara Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Noi con l’Italia – Se un ministro delle Infrastrutture ha elementi per mettere in dubbio i report della concessionaria che garantiscono la sicurezza dell’autostrada, la convoca e le ordina i provvedimenti necessari o la chiusura. In caso di rifiuto può informare il prefetto competente che ha il potere di chiudere un’autostrada. Se i piloni dei viadotti non lo fanno dormire la notte usi le restanti 18 ore in cui non sta inutilmente con la testa sul cuscino per sbloccare i decreti attuativi che libererebbero le risorse per i lavori antisismici sui suddetti viadotti, cosa che la concessionaria le chiede da tempo. Lanciare allarmi senza agire è da irresponsabili, farlo per motivazioni politiche è immorale”.

Sulle preoccupazioni di Toninelli la deputata del Pd, Stefania Pezzopane, risponde al ministro e chiede di riferire in Parlamento: “O Toninelli ha esagerato per guadagnare visibilità ed allora è colpevole di procurato allarme oppure c’è un pericolo imminente che evidentemente, oltre che dai suoi occhi, sarà anche supportato da relazioni tecniche del suo ministero, visto che per i gestori non vi sono emergenze”.

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Viadotti Campo di Fano, tra Cocullo e Pratola (Aq)