Divieto di caccia tra centro abitato e Oasi. Primi dati del bollettino di guerra

Penne (Pe). Tra la città e l’Oasi del Wwf il sindaco di Penne, Mario Semproni, vieta la caccia con ordinanza numero 144/2018. Cinque mesi di attività venatoria anche in Abruzzo mettono a rischio il turismo, comparto che sostiene gran parte dell’economia regionale, il cui sviluppo è messo seriamente in discussione dopo gli ultimi incidenti di caccia dove sono stati presi di mira anche cittadini estranei a questa pratica assurda.

Aggiornamento

Divieto di caccia dunque sino al 31 dicembre lungo il sentiero Serafino Razzi che da fonte Nuova arriva sino alle Pinetina, collegando di fatto il centro urbano con la Riserva naturale regionale e Oasi Lago di Penne. Lungo il sentiero sono attualmente in corso lavori di ripristino e manutenzione della linea fognaria mentre da lunedì prossimo il percorso entrerà a far parte della nuova rete sentieristica della Riserva. Il provvedimento del sindaco è volto a scongiurare incidenti, oggi a tutela degli operai di una azienda nei pressi del tracciato e da lunedì in avanti per salvaguardare i cittadini, giovani e studenti, che percorreranno il sentiero. «Quella del sindaco Semproni è una scelta saggia e lungimirante – commenta il vicepresidente del Wwf Italia Dante Caserta – Scelta che contrasta con l’assurda politica filo-venatoria di molti assessorati regionali alla caccia, compreso quello abruzzese, che troppo spesso continuano a far prevalere gli interessi della piccola minoranza dei cacciatori a quelli della stragrande maggioranza dei cittadini che non vorrebbero rischiare di finire impallinati».

Bollettino di guerra. Nel solo mese di settembre, dalle preaperture si contano in Italia 4 morti e 13 feriti causati da armi da caccia, tra i quali 2 morti e 5 feriti non cacciatori. Una pratica dannosa per l’ambiente, per gli animali e per l’uomo. Nella stagione venatoria 2017-2018 (circa 5 mesi) i morti furono ad esempio 30 (20 cacciatori e 10 civili) e i feriti 84 (60 tra i cacciatori). Tra gli episodi più sconcertanti di questi mesi, quello di un 19enne colpito all’addome in Liguria da un proiettile destinato ad un cinghiale. A Cesena un ragazzo di 8 anni è stato raggiunto da pallini alla schiena mentre era nel cortile di casa. A Rimini un uomo è stato ferito al volto mentre percorreva una pista ciclabile lungo un fiume. A Faenza sono stati colpiti 3 raccoglitori di kiwi. A Sesto Fiorentino i pallini sono giunti sul tavolo di un ristorante mentre una famigliola era a tavola. Qualche giorno fa, in Abruzzo, gli spari a poche decine di metri dal canile di Lanciano (Ch) dov’erano presenti volontari e visitatori, compresi dei bambini.

Il Wwf ha proposto misure preventive per evitare che il numero di vittime innocenti continui ad aumentare. Tra queste incrementare l’attività di vigilanza, anche facilitando la nomina e l’azione di nuove guardie volontarie venatorie; rendere molto più severi gli esami per la licenza di caccia; limitare l’uso di armi a canna rigata, in grado di sparare a ben 4 km di distanza; effettuare maggiori controlli sulle licenze, vietando nel contempo l’assunzione e la detenzione di sostanze alcoliche. L’associazione ambientalista chiede il divieto assoluto di caccia nei giorni festivi e in particolare nelle aree altamente frequentate da sportivi ed escursionisti. Non è tollerabile che chi vuole fare una passeggiata in natura debba avere a che fare con persone armate che seminano piombo per le campagne. Oggi l’ambiente è molto più frequentato rispetto a 30 anni fa e il suo utilizzo ricreativo è incompatibile con l’azione venatoria. Questo vale soprattutto in Abruzzo nel cui brand turistico la natura e il suo godimento sono in primissimo piano anche con cicloturismo, escursioni e gite nelle aree protette. Il territorio non può diventare attività a rischio solo perché per 5 mesi l’anno una piccola minoranza di cacciatori vuole divertirsi uccidendo animali inermi.