Tap, per il governo italiano costa troppo dire NO. Non si arrende la valle Peligna

Tap, dire no costa 20 miliardi di euro e, per il governo, l’Italia non può permetterselo. “Nelle prossime 24-36 ore prenderemo una decisione, ma il sentiero è molto stretto” così la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, che considera troppo costoso per la Penisola evitare il Trans adriatic pipeline (Tap), gasdotto per trasportare il gas azero sino in Italia, in Puglia che si aggancia ad unaltra contestata infrastruttura, il metanodotto Rete adriatica Snam, di cui il tracciato Sulmona-Foligno è in fase finale di autorizzazione. Servirebbe questo per superare la dipendenza dal gas russo e dipendere dal gas dell’Azerbaigian. In queste ore l’Aquila ha accolto l’ambasciatore dell’Azerbaigan, Mammad Ahmadzada. Al centro del colloquio con il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, gli scambi commerciali. L’ambasciatore ha invitato Di Pangrazio a Baku, capitale della ex repubblica sovietica.

Pascolo in alta quora fascia esterna del pnalm foto Maria Trozzi Report-age.com 9.7.2018
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“Resta un’opera non strategica scelta e agevolata da un altro governo. Abbiamo fatto adesso questa analisi dei costi dall’interno dei ministeri. Questi costi il Paese non può permetterseli e noi non ce la sentiamo di addossarli sui cittadini. Non abbiamo nulla di cui vergognarci, non avevamo a nostra disposizione una serie di dati che forniremo pubblicamente”. Non arretra di un solo passo la valle Peligna, area che sarà costretta ad accogliere un mega impianto per dare ulteriore spinta al gas azero che la multinazionale italiana venderà con grandi profitti all’Europa. La sindaca di Sulmona (Aq), Annamaria Casini, appresa la dichiarazione della ministra, interviene: “Noi continuiamo la nostra battaglia su tutti i fronti, ribadendo con determinazione la netta contrarietà di un intero territorio montano, a forte rischio sismico, alla costruzione del metanodotto e della Centrale di compressione gas a Sulmona. Avevamo sperato che il nuovo governo procedesse in discontinuità rispetto al passato in merito al progetto Snam,  dato anche il modo in cui i rappresentanti locali del governo stesso hanno affiancato la battaglia locale, marciando per le nostre strade a sostegno delle ragioni del no, portate avanti da molti anni da tutto l’Abruzzo ed espresse attraverso atti e documenti – continua Casini – Un mese fa avevo scritto una lettera al ministro Sergio Costa, chiedendo un incontro finalizzato a una rivisitazione del progetto e dell’iter di attuazione, soprattutto in seguito alla sua dichiarazione sulla mancanza di Vas nell’ambito della procedura autorizzatoria per il metanodotto Larino-Chieti. La notizia di oggi ci fa pensare che questo progetto s’ha da fare e non c’è governo che tenga”. Casini dice che solleciterà di nuovo il ministro e i parlamentari eletti dal territorio, gli onorevoli Gabriella Di Girolamo, Primo Di Nicola e Alberto Bagnai, affinché si facciano parte attiva contro la realizzazione di questi progetti dannosi per il nostro territorio e favoriscano l’incontro con il ministro, a questo punto urgente”.

Segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo: “Colpire i richiedenti asilo o il sindaco di un piccolo comune calabrese è facile. Dire no a Trump e alle multinazionali no. E quindi il governo gialloverde che secondo Di Battista avrebbe fermato il progetto in 15 minuti fa marcia indietro rispetto alle promesse elettorali. M5S diventa Si Tap. La ministra Lezzi si fa scudo dei presunti costi eccessivi dello stop. Ammesso e non concesso che la scusa sia fondata rimane senza appello la condanna per il comportamento da lingue biforcute dei grillini. Un partito presente nel parlamento europeo e nazionale prima di assumere impegni avrebbe dovuto approfondire la materia e non tirare fuori la scusa dopo aver incassato i voti. E tra l’altro il tradimento non è di oggi. Già a Washington il Presidente del Consiglio, scelto dal M5S per non aver mai partecipato in vita sua a una battaglia civile, appena Trump disse Tap rispose “è un’opera strategica” invece di rivendicare la tanto millantata sovranità.

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