Orsa Pro Natura Peligna: la campagna ‘Io non rischio’ è una beffa

La campagna di informazione “Io non rischio” del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, promossa per la prevenzione del rischio sismico e del rischio idrogeologico, nei riguardi della popolazione della valle Peligna è una beffa, riferendo all’impianto che sta per essere costruito proprio a 2 passi dalla faglia del Morrone, tra le più pericolose d’Italia, e con il raccordo dei tubi che attraversa un’area storica per il  dissesto idrogeologico. 

Vallone dell'Inferno o di Satanasso Sulmona Report-age.com 2018
Vallone Grascito, dell’Inferno o di Satanasso

La Centrale di Compressione di gas metano Snam è stata autorizzata proprio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.  E il metanodotto Sulmona-Foligno è in corso di autorizzazione. Mettere  in sicurezza la propria abitazione per prevenire il rischio sismico, fissare alle pareti librerie e armadi, posizionare i letti lontano dalle pareti esterne della casa, porre le pentole all’interno del piano di cottura, allontanarsi da infissi con vetri in caso di terremoto, avere a portata di mano la borsa di primo soccorso e il piano di evacuazione del Comune e le tante norme comportamentali sarebbero vane.

La Centrale di compressione, oltre a inquinamento certo della nostra atmosfera dovuto a emissioni di Ossidi di Azoto, Monossido di Carbonio e polveri sottili, che mineranno la nostra salute, le nostre colture e i nostri monumenti a causa di piogge acide, è stata prevista in un’area a rischio di dissesto idrogeologico. Infatti le 4 linee parallele, di 470 metri di lunghezza ciascuna, di diametro 120 cm e pressione 75 bar, collegano la centrale con le 2 linee di uguale diametro e pressione provenienti da Campochiaro giungono proprio alla base del vallone  Grascito chiamato anche vallone dell’Inferno o vallone di Satanasso in una delibera comunale del 27 giugno 1861 che vietava la sepoltura di cadaveri nel Campo santo, anche oggi a circa 300 metri dalla base del vallone, a causa di alluvioni provenienti dal vallone di Satanasso. Che il rischio idrogeologico sia reale lo documentano gli atti del progetto Avi” parliamo proprio delle Aree vulnerate italiane censite attraverso un  progetto importantissimo.

*Progetto Avi venne commissionato dal ministro per il coordinamento della Protezione civile al Gruppo nazionale per la difesa dalle Catastrofi idrogeologiche (Gndci), del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), allo scopo di realizzare un censimento delle aree storicamente colpite da calamità geologiche (frane) ed idrauliche (piene). L’archivio raccoglie informazioni storiche relative a frane ed inondazioni avvenute nel corso del 20° secolo in Italia. L’archivio contiene oltre 22 mila informazioni inerenti a frane ed oltre 7 mila 500 informazioni inerenti ad inondazioni. Le informazioni si riferiscano ad oltre 18 mila 500 località colpite da frane e ad oltre 12 mila località colpite da inondazioni. Nonostante le numerose limitazioni, dovute alla complessità del territorio italiano, alla diversa sensibilità e conoscenza sia attuale che storica dell’impatto che le frane e le inondazioni hanno sul territorio, ed alle risorse limitate, il censimento rappresenta il più completo ed aggiornato archivio di notizie su frane ed inondazioni avvenute nel 20° secolo mai realizzato in Italia (qui).

febbraio 1994 un’alluvione con colata di detriti invase le campagne di Sulmona, danneggiandole. Questo viene indicata in una delle schede del progetto La più recente alluvione del 2011, di dimensioni contenute, è documentata da un carteggio del Comune di Sulmona. Sappiamo bene che i movimenti di terra, smottamenti, colata di detriti, causati da eventi meteoclimatici,  sono la causa prima di esplosioni dei gasdotti. Infatti solo negli ultimi   dieci anni sono ben sette le esplosioni di gasdotti snam solo in Italia. Io non rischio? E quali sono le precauzioni da prendere per prevenire danni da esplosione di gasdotti dovuti a rischio idrogeologico? E da  rischio sismico? Il metanodotto Sulmona-Foligno in via di autorizzazione dovrebbe attraversare la valle Peligna e poi scorrere parallelo lungo la base del Monte Morrone, quella montagna che cela sotto le rocce frastagliate due faglie attive, dallo studio delle quali  i sismologi dell’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno valutato una aspettativa di Magnitudo 6.6-6.7.

Perché infierire su un territorio già a rischio di suo? “Prima che all’attuale consiglio dei ministri lo chiediamo alla Snam rete gas spa: “Trovate un percorso alternativo del metanodotto, trovate una località sicura per la Centrale, fuori da questa valle così altamente a rischio, questa sarebbe vera prevenzione” conclude la coordinatrice di Orsa pro natura Peligna.

mariatrozzi77@gmail.com

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Inferno tra centrale e metanodotto Snam dove incombe il Vallone Satanasso