Trivelle, Di Maio tradisce i NoTriv come i NoTap

Il 7 ottobre in Basilicata Luigi Di Maio, ministro dello sviluppo economico e del lavoro, ha annunciato la nuova linea del Movimento 5 stelle sulle trivellazioni: “Non firmerò mai più nessuna autorizzazione petrolifera finchè i soldi andranno fuori regione e non sarà tutelato il diritto alla salute dei cittadini lucani… le elezioni regionali saranno importanti perché il nuovo presidente dovrà ricontrattare tutte quelle che sono le regole intorno alle trivellazioni” in sostanza il vice presidente del consigli dei ministri rinnega i NoTriv.

In sintesi, il pentastellato diventa SiTriv “Come il Partito democratico e Forza Italia” spiega il segretario nazionale del partito della Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo. In Movimento è d’accordo? Tremiamo solo all’idea della fine che faranno le tante battaglie a tutela dell’Ambiente e contro opere impattanti e inutili definite strategiche dal governo Renzi e Gentiloni, chissà come le definiranno i 5 stelle: economicamente convenienti? In sostanza “Di Maio ha comunicato che vanno riviste le intese per monetizzare di più, ma abbandona l’impegno No Triv – aggiunge  Acerbo – Dopo anni passati a strumentalizzare il movimento No Triv, Luigi Di Maio cambia completamente linea e non ci risulta che vi sia stata una votazione su Rousseau o altro. Invece di abolire lo Sblocca Italia e stoppare le trivellazioni, il M5S semplicemente chiederà qualche soldo in più ai petrolieri. Si conferma che M5S, in quanto movimento virtuale, ha semplicemente vampirizzato i movimenti reali per raccogliere voti. Di Maio tradisce i no triv così come ha fatto con i no Tap” conclude il componente di Sinistra europea.

Tgr Basilicata ed. 7 ottobre 2018

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Il commento. Enzo Di Salvatore, costituzionalista, fondatore del coordinamento no triv, autore dei quesiti referendum antitrivelle: “Dopo anni passati a dire no, a organizzare i No Triv Day, a gridare Giù le mani dal nostro mare! a scendere in piazza contro lo sblocca Italia, oggi Luigi Di Maio dice sì alle trivellazioni. D’altra parte, la linea (non) politica di Di Maio era chiarissima già da un pezzo: sono mesi che il ministro dello sviluppo economico (e, cioè, lui) non decide sulle richieste di autorizzazioni e sui procedimenti in corso. Sul bollettino ufficiale degli idrocarburi ci sono solo proroghe e richieste di proroghe di concessioni già date. Mentre in Parlamento nessuno dei Cinque stelle si è ancora preso la briga di depositare uno straccio di progetto di legge di modifica dello Sblocca Italia e della normativa vigente sulle trivellazioni. Il problema delle trivellazioni non può essere ridotto ad un problema di…soldi! Le parole pronunciate nell’intervista rilasciata da Di Maio al TG3 Basilicata dimostrano che abbiamo un Ministro dello sviluppo economico che del problema petrolifero in Italia non sa niente: “finché le royalties andranno fuori Regione, non ci saranno nuove autorizzazioni”, ha dichiarato Di Maio. E dove dovrebbero andare le royalties? Il 55% di ciò che le compagnie petrolifere versano resta in mano alla Regione (e ai Comuni che ospitano i pozzi), mentre il resto va allo Stato, che lui stesso rappresenta! Se poi Di Maio intende dire che il problema sia quello di aumentare le royalties e che fino a quando ciò non avverrà non firmerà nuove autorizzazioni, osservo che sta praticamente dicendo “sì” a nuove concessioni e non “sì” all’innalzamento delle royalties per concessioni già esistenti. In ogni caso, sia per innalzare l’entità delle royalties, sia per non rilasciare nuove autorizzazioni occorre una legge o un atto avente forza di legge che il suo governo dovrebbe adottare: sulla base di quale atto normativo Di Maio decide di non pronunciarsi sulle istanze delle società petrolifere e, dunque, di “sospendere” i procedimenti in corso? In relazione ai principi che sorreggono l’azione amministrativa, non decidere equivale ad esporre lo Stato ad una valanga di ricorsi dinanzi al giudice amministrativo”.