Megalò2, silenzio assordante della Politica che Racimola Voti

Chieti. “Il Genio civile (Gc) afferma l’avvenuto adempimento alle sue prescrizioni idrauliche, ma non è l’ufficio che può autorizzare la ripresa dei lavori per il cosiddetto Megalò2 – il Wwf così interviene sulle considerazioni che non sono di  competenza del Gc in attesa che la Regione chiarisca e restituisca a ciascuno degli uffici i limiti delle rispettive competenze.

“..resta soprattutto l’assordante silenzio di una classe politica tesa solo a racimolare voti – l’amaro commento del Wwf – La tragedia di Rigopiano non ha insegnato nulla”.

“Anche le autorizzazioni a suo tempo concesse dai Comuni non hanno valore alcuno in assenza di parere favorevole del comitato Via – spiega il Wwf – Non a caso ci sono stati ricorsi al Tar di Pescara sia da parte proprio della Regione (che ha chiesto l’annullamento di quanto deciso dalla conferenza dei servizi del Comune di Cepagatti, che ha assurdamente preteso di interpretare i giudizi negativi del Comitato Via spendendosi nei fatti in favore delle costruzioni a ridosso del fiume) sia da parte della Sile, la ditta oggi titolare del progetto già Sirecc, che chiede al contrario l’annullamento dei giudizi negativi espressi e ribaditi in varie sedute proprio dal Comitato Via. Il Tar ha stabilito che le udienze di merito si terranno l’8 febbraio 2019. Fino a quella data bisogna solo attendere. Il Wwf, che parteciperà alle udienze dell’8 rispettivamente in appoggio alla Regione e contro la Sile, ha anche notificato, attraverso l’avvocato Francesco Paolo Febbo, un ricorso alla giustizia amministrativa contro la proroga dei titoli edilizi concessa dal Suap Chietino-Ortonese sulla base della contestata conferenza di servizi di Cepagatti. E anche su questo dovrà pronunciarsi il Tar”.

La questione principale è un’altra: “Il fatto che si voglia a ogni costo cercare di continuare a costruire a 2 passi dal fiume – è questo l’amaro commento del Wwf – dimostra solo una cosa: che la tragedia di Rigopiano e le tante alluvioni che si sono succedute in questi anni non hanno insegnato nulla. La prima regola per la prevenzione dovrebbe essere quella rispettare i territori: aree di pertinenza fluviale, a rischio idrogeologico o soggette a smottamenti e valanghe. Invece si insiste come se nulla fosse nel silenzio assordante di una politica attualmente impegnata esclusivamente nella ricerca dei voti e ben attenta a non scontentare nessuno”.

Su Megalò sarebbero tante le questioni da sviscerare “A cominciare dalla realizzazione senza valutazione d’impatto ambientale in virtù di una legge illegittima rimasta in vigore pochi mesi all’argine realizzato non come da progetto, ma più corto e con un’appendice inutile e anzi dannosa; dallo sperpero di denaro pubblico alla superficialità con la quale i frequentatori dell’area sono stati per anni esposti a un potenziale rischio alle infinite varianti presentate negli anni (in una circostanza persino una pista di sci al coperto modello Dubai!) di un progetto che sembra avere un solo obiettivo: costruire a ogni costo, a dispetto del danno ambientale e paesaggistico e di quelli sociali ed economici che hanno devastato l’intero territorio circostante e ridotto Chieti a una periferia in crescente stato di abbandono, anche in questo caso nel totale silenzio dei suoi rappresentanti politici e delle associazioni che dovrebbero battersi a tutela della città. Ma lo sa il ministero dei lavori pubblici che soldi destinati alla riqualificazione urbana (Prusst – Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile) sono stati invece impiegati per costruire a ridosso di un fiume? Sarebbe ora che anche il ministero, dopo tanti anni d’indifferenza, intervenisse per chiudere i rubinetti del denaro pubblico e porre così fine a una vicenda che ha creato infinite polemiche e palesi danni al territorio e all’ambiente”.