Parchi e incarichi: l’Abruzzo attende da troppo e la mission va a farsi friggere

Nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è scaduto il bando per la ricomposizione della terna per la nomina del direttore mentre al Parco nazionale della Majella si attende la nomina di un presidente e, a breve, anche quella del direttore perchè l’attuale, Oremo Di Nino, è prossimo al pensionamento. Si tratta tra l’altro di un direttore a scavalco che la Majella condivide con il Parco regionale Sirente-Velino che, di conseguenza, avrà presto bisogno di un nuovo direttore oltre all’atteso ripristino degli organi collegiali che superino un commissariamento ormai pluriennale.

Sono queste le scadenze segnalate da tempo dal Wwf. Tempi giurassici che in Abruzzo hanno già compromesso abbondantemente la mission delle aree protette. A queste incombenze si aggiunge il decreto di perimetrazione del Parco nazionale della costa Teatina che vari  presidenti del consiglio, Renzi e Gentiloni, non sono stati in grado di trasmettere al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L’area protetta prevista per la costa abruzzese con legge 93/2001, è da ufficializzare con la firma del decreto di perimetrazione da parte del capo dello Stato. É una piccola porzione di costa da proteggere dai ripetuti assalti di aziende e multinazionali, con progetti impattanti che una volta autorizzati compromettono lo sviluppo sostenibile deciso per l’area in linea con le vocazioni turistico ambientali dell’incantevole territorio in cui deve nascere il Parco. I confini (perimetrazione) sono stati definiti da un commissario ad hoc, Pino De Dominicis, che già nel 2015 ha rimesso la propria documentazione alla presidenza del consiglio dei ministri. E il decreto ammuffisce e giace assurdamente da 3 anni sotto qualche arazzo della stanza dei bottoni.

La nomina del direttore di un Parco nazionale è di competenza del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che sceglie tra 3 nomi proposti dal consiglio direttivo del Parco stesso, cui spetta il compito di selezionare le persone ritenute più adatte tra i vari candidati, tutti necessariamente iscritti a un albo che individua le professionalità idonee a ricoprire tale ruolo.

Il Wwf Italia ha recentemente realizzato un check-up dei parchi nazionali e delle aree marine protette i cui risultati potranno costituire uno strumento per un miglioramento nella gestione. In Abruzzo l’associazione che il ministro  Costa, in occasione della presentazione del report, ha sottolineato come sia fondamentale per il funzionamento del sistema parchi la scelta di figure apicali di rilievo, con un’ampia selezione di curricula, evitando indicazioni di quelle persone, a volte un po’ troppo politicizzate, non interessate ad una vera svolta dei luoghi più importanti per la biodiversità in Italia”. «È necessario che un cambiamento immediato arrivi proprio dalle figure dei presidenti e dei direttori ancora da nominare  – sottolinea il delegato Abruzzo del Wwf Italia Luciano Di Tizio – Per i presidenti è indispensabile che la scelta ricada su profili di qualità in grado di portare avanti una corretta visione di gestione dei parchi che garantisca un equilibrio tra i preminenti interessi di carattere generale di tutela della natura e quelli locali; per i direttori, le designazioni dei consigli direttivi devono essere basate su criteri chiari e riconoscibili di capacità e competenza sia nel campo della conservazione e gestione dei beni ambientali, che in quello amministrativo e gestionale». «Il report del Wwf può rappresentare un utile strumento, ma intanto ogni parco per la definizione del proprio presidente e/o direttore deve per prima cosa guardarsi allo specchio, conoscere le proprie potenzialità e i propri punti di debolezza e in base a essi designare figure professionali in grado di governare un processo di miglioramento – aggiunge il vice presidente del Wwf Italia Dante Caserta – È importante, inoltre, che si instauri una reale rete tra le aree protette, in modo da garantire la presenza di un sistema-parchi in Abruzzo, necessario e non più rimandabile per la conservazione di specie e habitat (basti pensare alla necessità di collaborazione emersa più volte per l’Orso bruno marsicano e in parte realizzata con l’istituzione di una rete di monitoraggio), utile anche per la corretta promozione di un turismo responsabile, preparato e attento alla conservazione».

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