Perché e Percome è Ressa in Adriatico per Estrarre il Metano, gas naturale

É ressa per estrarre gas naturale in Adriatico. Agli australiani della PoValleyEnergy e agli inglesi dello SpectrumGeo si sono aggiunti persino i cinesi della China merchants group con Eni presente da tempo. Tutti a chiedere concessioni per perforare il mare con royalty convenienti garantite ancora dal Bel paese, normative strategiche impressionate su carta dai precedenti governi italiani che ancora spiegano e stendono effetti sul mare.

 

Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, dichiara (ItaliaOggi art. firmato da Carlo Valentini): “Con quel mare di idrocarburi che sta sotto l’Adriatico l’Italia potrebbe soddisfare la metà della sua domanda interna e diventare una potenza energetica (sic!). Federpetroli sta verificando la presenza di idrocarburi (olio e gas) anche dove un tempo era impensabile – Marsiglia fa riferimento anche a giacimenti a terra –  L’Italia è grande e vi sono riserve che non si sa di avere. Un esempio di perforazione a terra è quello nella Bassa emiliana, vicino a Novi, provincia di Modena, epicentro con Rolo della scossa del 31 maggio 2012 che alle ore 16.58 territori provati già dalle scosse dei giorni precedenti relative ad un anomalo evento sismico localizzato nella pianura Padana emiliana avvertito in tutta l’Italia Centro-Settentrionale e parte della Svizzera, della Slovenia, della Croazia, dell’Austria, della Francia Sud-Orientale e della Germania Meridionale. Il  terremoto di quell’anno causò 27 vittime (22 nei crolli, 3 per infarto o malore e 2 per le ferite riportate), in maggioranza dipendenti di aziende distrutte.

Nel versante Adriatico queste società straniere mettono a rischio il patrimonio naturale costituito da 112 aree protette dalle norme italiane e comunitarie: 6 aree marine protette, un parco nazionale, 10 parchi regionali, 31 riserve naturali statali e regionali e 65 siti della Rete Natura 2000 distribuiti nella fascia costiera e nelle acque territoriali italiane.

Sarebbe all’avanguardia la tecnologia dell’offshore che sonda i fondali (airgun) per la ricerca di petrolio e metano. Questo non significa che non sia invasiva nel fotografare il fondo marino (in 3d) e le garanzie sono date  solo a parole contro ogni elementare principio, in primis quello di precauzione.

Cetacei disorientati. Solo per fare un esempio non sono mai state chiarite le cause dello spiaggiamento dei 7 Capodogli che il 12 settembre 2014 finirono quasi sulla battigia di Punta Penne, a Vasto (Ch). Di quei cetacei ne morirono 4 in Abruzzo, regione condannata a diventare un distretto minerario grazie alle particolari intuizioni, del 2011, del governo Monti e alla Legge 11.11.2014 n. 164, Sblocca Italia, del governo Renzi che ha etichettato come strategica qualsiasi opera che ingrassa petrolieri e multinazionali. Gli ha fatto eco il premier Gentilloni che di queste fonti fossili favorì l’estrazione perché a basso impatto e addirittura da considerare energia pulita. Il governo Lega5 stelle deciderà di accodarsi per i progetti già avviati e di temporeggiare per le nuove richieste di concessione?

L’esplorazione sismica […] può comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche, è scritto nella Valutazione d’impatto ambientale che risponde alla Edison 3D e alla Petroceltic sull’ennesimo progetto di ricerca, per mezzo di airgun, per 300 km² di mare a Santa Maria di Leuca, in Puglia. Dunque è chiaro che l’air gun può nuocere alla fauna ittica e nel suo blog la ricercatrice Maria Rita D’Orsogna, fisico e docente universitario della California state University di Northridge, affronta da anni la questione delle trivelle.

Difformità. I pro-trivelle riferiscono che sotto l’Adriatico vi sarebbero riserve per 53 miliardi di metri cubi di gas di cui l’Italia davvero non sente il bisogno visto il calo dei consumi di gas. È inoltre illusorio immaginare che sia possibile portare sul mercato le riserve come se fossero in un solo contenitore e a completa disposizione -spiega il Wwf Abruzzo in una nota – Lo sviluppo dei progetti di estrazione richiede un processo tecnicamente complesso ed economicamente costoso e  perciò tempi lunghi”. É soprattutto in dubbio la redditività di progetti pensati quando  (2011)  il prezzo del petrolio, ad esempio,  era considerevolmente superiore (di 100 $ al barile) a quello attuale.  (Luca Pardi, presidente di Aspo Italia – Association for the study of peak oil & gas, l’associazione scientifica che studia il picco del petrolio e le sue conseguenze sui sistemi ecologici, economici e sociali). Le riserve di gas disponibili in territorio italiano basterebbero a soddisfare un fabbisogno energetico di poco più di un mese, ma a che prezzo?

La grave crisi ecologica indotta dal cambiamento climatico e il principio di precauzione non fanno indietreggiare dalla prima linea petrolieri e multinazionali. Arrivano anche dalla Cina per favorire le fonti fossili sulle rinnovabili mettendo a rischio le risorse naturali italiane, nonostante l’Accordo di Parigi del 2015 volto a contenere il surriscaldamento del Pianeta e i cambiamenti climatici.  

I proventi per i territori perforati. In realtà le multinazionali continuano ad investire in petrolio e gas perché godono di un sistema di esenzioni che non fa pagare royalty sulle prime  50 mila tonnellate di petrolio estratte e sui primi 80 milioni di metro cubo standard (smc) di gas estratti a mare. Inoltre il prezzo delle concessioni è risibile e, come se non bastasse, si aggiungono tutta una serie di ulteriori sussidi. Un esempio, sempre a Novi,  comune epicentro di una importante scossa durante il singolare sciame sismico che colpì la Bassa del 2012, il Comune riceve appena 40 mila euro l’anno di diritti di estrazione, una miseria utilizzata per coprire appena il 50% del prezzo dell’abbonamento annuale al trasporto pubblico. Per i biglietti giornalieri, mensili e settimanali nessuno sconto naturalmente, alla faccia di chi estrae con proventi multimiliardari e bucherellando i territori.

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