Roccacasale. Un monumento ai Super Alpini per l’Aiuto Garantito durante gli incendi del Morrone

Roccacasale (Aq). Sulla Rocca un arcobaleno chiude il suo arco, al termine di una toccante cerimonia con tanto di fanfara degli Alpini e spari. A battesimo, con qualche goccia di pioggia dopo la celebrazione, è il monumento che la cittadina ha voluto dedicare ai militari del Battaglione Vicenza del 9° Reggimento Alpini di L’Aquila, a suggello della riconoscenza per l’opera svolta la scorsa Estate dalle Penne Nere che hanno lasciato in valle Peligna cuore ed anima per spegnere gli incendi dolosi del monte Morrone.

<img class="aligncenter wp-image-75797 size-full" src="https://reportagedotcom.files.wordpress.com/2018/09/rocca-casale-1.jpg" alt=" Foto Maria Trozzi © Report-age.com” width=”5914″ height=”3890″ />

<img class="alignleft wp-image-75794" src="https://reportagedotcom.files.wordpress.com/2018/09/monumento-alpini-foto-trozzi-report-age-com-15-9-2018.jpg?w=300" alt="Foto Maria Trozzi © Report-age.com” width=”236″ height=”172″ />
Valorosi e coraggiosi questi militari dell’Esercito italiano, comandati dal colonnello Marco Iovinelli, sono entrati nell’Inferno per prestare soccorso alla popolazione Peligna. I super Alpini sono stati vicini alla comunità e alla montagna Sacra, dopo il 20 agosto 2017 finita nelle spire di veri e propri criminali, trasformata in un girone dantesco. Bastò la loro presenza a tranquillizzare la popolazione e oggi in tanti hanno riconosciuto quegli angeli custodi abbracciandoli e ringraziandoli ancora per il sacrificio, la grande disponibilità e la comprensione mostrata a chi era in difficoltà. Hanno restituito speranza nella culla primigenia dei Peligni. Il Morrone non è stato distrutto ed è tornato ad essere casa, rifugio, padre e amico. Sono state messe al riparo abitazioni e popolazione che erano in pericolo. La furia delle fiamme è stata sconfitta, ma non il terrore degli inneschi seminati nel bosco perché l’incubo forgiato dalle mani incendiarie non si cancella finché a quei polsi non scatteranno le manette.

Sono andati inceneriti migliaia di ettari di bosco, soprattutto Pino nero che è l’unica specie vegetale che attecchisce su rocce e aree pendenti come quelle del parco Maiella, distribuita sulla montagna sacra dall’ispettore generale del Corpo forestale dello Stato Conti, incaricato di realizzare l’opera colossale di rivestire il monte rifugio di papa Celestino V. Quell’ispettore generale è il padre di Guido Conti, generale dei Carabinieri forestali morto, forse suicida, il 17 novembre 2017. Il 1° gennaio 2017 la Forestale è cancellata dalla riforma Madia. La data dell’atto che decreta la fine del Corpo forestale, un decreto legislativo, è i 19 agosto 2016. Un anno dopo, stesso giorno e stesso mese, sabato mattina parte il primo incendio sul Morrone, nel versante Pacentrano. Su una pista forestale accessibile a pochi comincia l’incubo, il Parco della Maiella prende a bruciare (Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato).

“Si è chiuso un capitolo triste, l’anno scorso, ora se ne apre uno nuovo nel segno della speranza” ha dichiarato nel suo intervento il presidente della Provincia, Angelo Caruso, che alla cerimonia ha indossato il suo cappello d’Alpino.

Incendio 5 agosto 2018 Morrone

Principio d'incendio località i Pozzo 5.8.2018 foto Maria Trozzi Report-age.com ore 18.30

Prevenzione. É il senatore Luciano D’Alfonso, presente alla cerimonia, a parlare dell’entroterra messo a dura prova ad accennare alla necessità di poter contare sui Canadair, rilanciando i rimboschimenti e a sostegno della prevenzione. Peccato però che la Regione Abruzzo, circa un mese fa D’Alfonso ne era ancora al comando, abbia impegnato un solo elicottero antincendio per la valle quest’anno, affittato per il solo mese di agosto. Un anno prima, un mezzo del genere avrebbe potuto fare la differenza tra il disastro che c’è stato e quello che poteva essere un incendio contenuto e sotto controllo. La disorganizzazione dettata anche dall’accorpamento del Corpo forestale non ha portato a pensare d’impiegare delle squadre speciali per bonificare le aree quando la valle era sotto assedio per la presenza di inneschi, seminati ovunque, confermati perché, mano a mano, le fiamme e le colonne di fumo isolate si moltiplicavano a vista d’occhio. Dai primi 3 focolai trascorsero poi troppe ore e all’arrivo del Canadair faceva già notte, non si poteva più volare. Se quest’anno non fosse piovuto così tanto cosa ne sarebbe stato, di nuovo, del Morrone? Il monte è rimasto comunque indifeso e le avvisaglie non sono mancate. L’incendio del 5 agosto 2018 ai piedi del monte, a pochi metri dalla scuola di Polizia penitenziaria, è indicativo di una certa fragilità, le fiamme non hanno attecchito semplicemente perché il giorno prima, sabato, era caduta dal cielo una benedizione: un po’ di pioggia.

In tanti hanno risposto alle richieste di aiuto delle comunità colpite dagli incendi dell’Estate 2017, con fermezza e tenacia è stata superata questa difficile prova grazie ad angeli custodi, come i Super Alpini, in prima linea sul fronte del fuoco per restituire pace al grande Morrone e costruire un futuro. Oggi a fare onore ai militari del Battaglione Vicenza del 9° Reggimento Alpini di L’Aquila non sono mancati i sindaci Peligni, non tutti però, apprezzata anche la presenza del sindaco di Navelli, di Anversa degli Abruzzi e il discorso del primo cittadino di Roccacasale, Enrico Pace: “Il mio telefono non smetteva di squillare, al telefono le vostre voci preoccupate, pioveva cenere su noi e le nostre case in pericolo. Già quando ho chiesto aiuto agli Alpini ci siamo tranquillizzati e, incoraggiati, siamo riusciti a vincere il fuoco”.

mariatrozzi77@gmail.com

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