Verifica di maggioranza. Rotto il tabù del consiglio tra sconcezze, offese e trivialità

Sulmona (Aq). Sulmona (Aq). Dal dramma teatro al talk show con discussioni sviluppate seguendo una coloratissima scaletta di epiteti, in un caso messi nero su bianco per dar voce alle volgarità. 

Foto Maria Trozzi cons. com, su 12.9 (2)
Casini Pingue
Foto Maria Trozzi cons. com, su 12.9.2018
Roberta Salvati

É quel che rimane dell’amministrazione Casini che con il consiglio comunale di stamane passerà alla storia non tanto per la verifica di maggioranza quanto per aver  introdotto, negli atti ufficiali di palazzo, termini che sino a ieri erano impronunciabili. Episodio memorabile se a rompere quest’altro tabù è proprio una donna che, risentita da alcune particolari parole che le sarebbero state rivolte arricchisce i temi del confronto di chi gioca a fare politica in valle Peligna.

Foto Maria Trozzi cons. com, su 12.9.2018
Bruno Masci

Dai banchi dell’opposizione, Bruno Di Masci annuncia: “Ve lo dico io che Non c’è 2 senza 3 – l’ex sindaco di Sulmona si riferisce alle dimissioni bis del sindaco –  Ha parlato con gli assessori, se l’è cantata e suonata da sola, ha parlato con tutti, gruppi e associazioni, tranne che con la maggioranza. Noi dobbiamo immediatamente riconvocare un consiglio comunale per ristabilire le distanze e dire a questa città come stanno sgovernando, si proprio sgovernando questi amministratori che non sono in grado”. E dopo le parole che, pronunciate dalla Salvati,  aprono la porta d’uscita alla consigliera accompagnata dai vigili urbani, su richiesta espressa dalla presidente Di Marzio, la retorica si fa eloquio: “A me non me ne frega un caxxo..” interviene Fabio Pingue e il presidente richiama anche questo consigliere all’ordine. Per Mauro Tirabassi, in minoranza, non è stato fatto nulla: “Oggi non c’è nemmeno l’ordinaria amministrazione”. Confrontando le delibere tra le amministrazioni Casini, Ranalli e Federico, si passa dalle attuali 601 alle 747 del 2014 per arrivare alle 801 delibere approvate nel 2013, all’amministrazione Federico, antico guinnes dei primati che qualcuno, nonostante tutto, rimpiange. Tirabassi ha rilevato a febbraio un singolare fenomeno  per il quale ha elaborato l’espressione manici di scopa, inclinazione di carattere comportamentale che sarebbe propria dei consiglieri che sanno solo alzare solo la mano in consiglio. Conoscenze di primo soccorso gli consentono poi di introdurre  alla sindrome dei foglietti di carta.”Se ritenete che questa esperienza è finita, firmate i documenti in cui ci sono i vostri nomi” quello delle dimissioni contestuali dei consiglieri, Tirabassi è rivolto ad Andrea  Ramunno e Pingue. 

Per la delega alle frazioni ha perso interesse, anche perché dice di essere stato abbandonato il consigliere di maggioranza Ramunno, forse tra i fomentatori dei moti dimissionari. Disturbato dal brusio dell’opposizione interviene: “Consigliera Bianchi, la prego, la sua caccia alle streghe non la condivido” e la fa tacere continuando l’intervento. Fabio Ranalli: “Cercate di governare per 5 anni e non sino alle regionali”. “Io mi vergogno di stare seduta da voi. Non lo so ragazzi oggi mi avete deluso” e Bianchi parla di teatro dell’orrido e porto delle nebbie. A dare un limite alle leziosità è la presidente Di Marzio: “concluda” parola che si ripete per una decina di volte. “Io non esco dall’aula” ancora la Bianchi. “Concluda concluda concluda” la presidente. Poi Di Masci: “Sono 42 milioni che gridano vendetta per la ricostruzione e tantissimi altri fatti ai quali voi non avete mai dato risposta – il consigliere si rivolge alla maggioranza incompleta che non è più a 6 – da domani avrete tante di quelle interpellanze, interrogazioni e mozioni”. Un altro battibecco, sta passando l’ora del pranzo e finalmente il gran finale Casini rassicura che non ci sarà il 3 e spiega: “Non accetto condizioni a tempo tra l’altro a mezzo stampa” così Pingue si alza, esce dall’aula e  poco dopo rientra, fine primo round.

mariatrozzi77@gmail.com