Una specie estinta ogni anno: la macabra corsa al ‘gran finale’

Otto specie in 8 anni, dal 2010 ad oggi sono estinte soprattutto a causa della deforestazione in Sud America per non parlare poi di quelle che non si è fatto in tempo nemmeno a classificare. A prendere a cuore la grave situazione è la ricercatrice italo-americana Mariarita D’Orsogna che analizza, caso per caso, le vicende degli animali dispersi dell’Amazzonia nel suo blog No all’Italia petrolizzata, mettendo in luce i dati del report di Bird life international, prima conta ufficiale sulla fine delle specie. É una catastrofe di dimensioni planetarie trascurata dai media.

Copertina Nasa

Specie estinte dal 1500 ad oggi

Tra le specie perse per sempre, la Spix’s macaw, esemplare azzurro di pappagallo brasiliano, specie protagonista del film della Disney, Rio. Per 150 anni questo genere di pappagallo è stato venduto e comprato tanto che è scomparso dalla foresta. Nel 1985 furono scoperti 3 esemplari allo stato selvatico che però non riuscirono a riprodursi. L’ultimo Spix’s macaw libero è stato segnalato nel 2000. Sono estinte anche altre specie: l’Alagoas foliage-gleaner, il Poo-uli, il Cryptic treehunter e quasi certamente estinte, il New caledonian lorikeet, il Javan lapwing, il Pernambuco pygmy-owl e il Glaucous macaw.

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Foto Nasa

“Nel 90% dei casi accade che si estinguano perché limitate a piccole isole vulnerabili per la caccia o per l’arrivo di specie esterne ed invasive” spiega la docente della California State University di Northridge. Questo però è il primo caso in cui in un solo anno si perde un’intera specie e in larga parte a causa della deforestazione dell’America latina. Otto specie in 8 anni sono tante? La ricercatrice di origine abruzzese risponde: “Mbeh, se pensiamo che dal 1500 ad oggi sono andate perse circa 187 specie, ci si rende conto che il tasso di estinzione aumenta vertiginosamente”. Una media di circa 8 anni per perdere definitivamente una sola specie con una impressionante accelerazione in questi ultimi 8 anni perché in meno di 365 giorni abbiamo fatto fuori una specie, in quest’ultimo decennio, un primato negativo spaventoso. Stuart Butchart, responsabile principale della ricerca Bird life international, sottolinea che la colpa delle estinzioni moderne sono da attribuire all’uomo, alla perdita di habitat dovuta alla deforestazione e all’agricoltura intensiva. In questo momento ci sono circa 26 mila specie a rischio di estinzione, spiega Butchart, di queste, 51 sono quasi senza speranza. L’idea é di usare alcune specie di Spix’s macaw, sono 70 in cattività, per reintrodurli nella Foresta. É praticamente inapplicabile però questo metodo ad altre specie, come il poo-uli (estinto nel 2004), il cryptic treehunter (scoperto nel 2002 ed estinto appena 5 anni più tardi perché la sua casa, la foresta a Nord del Brasile, attorno alla città di Murici, è diventata una piantagione di canna da zucchero, nel 2007), così per l’Alagoas foliage-gleaner (estinto nel 2011).

Mariarita D’Orsogna elenca le brevi, ma significative storie delle scoperte di queste specie estinte: “Per il Glaucous macaw, in Argentina, Uruguay e Brasile, con le piantagioni di palme terminarono la popolazione per ricavare il famoso olio di palma. Così per il Pernambuco pygmy-owl scomparso nel 2002 per la deforestazione nel Pernambuco, la sua casa. Ogni anno in Amazzonia 17 milioni di ettari di foresta vanno persi e gli uccelli vivono in simbiosi con gli alberi dove nidificano e gli uccelli stessi aiutano la foresta a rigenerarsi, disperdendo semi e l’impollinazione – conclude D’Orsogna – Non ci rendiamo conto che di estinzione in estinzione, presto sarà estinto il Pianeta cosi come lo conosciamo”. (Approfondimento No all’Italia petrolizzata blog di Mariarita D’Orsogna)