Cinghiali, Legambiente: siano gli Atc a pagare i danni

L’allarme dei sindaci della Val di Sangro e l’avversione ai cinghiali, per Legambiente, è stata innescata dai danni alle colture e dai ripetuti incidenti stradali causati dagli ungulati, con danni di carattere economico e sociale oltre che ecologico alla comunità e in particolare agli operatori economici, agricoli e turistici. 

“La gestione inadeguata della fauna selvatica nella nostra regione oltre a dilapidare soldi pubblici e minacciare la conservazione della biodiversità, provocando una sovrappopolazione di cinghiali come conseguenza di politiche venatorie ad esclusivo vantaggio dei cacciatori – dichiara Luzio Nelli di Legambiente – Sono i cacciatori i responsabili di questa situazione e non saranno certo loro, o le loro proposte inaccettabili, a risolvere i problemi”.

No all’abbattimento a caso, i lupi insegnano. I cinghiali vivono in branco, spiegano gli esperti, con gli abbattimenti controllati e programmati dalla Provincia, si fa più danno perché potrebbe capitare che, nonostante personale esperto e formato, a finire nel mirino sia proprio la femmina che nel branco comanda ossia l‘individuo che tiene sotto controllo nascite e accoppiamenti, perché è lei che vigila sulla riproduzione e le nascite gestendo tutte le altre femmine del gruppo. Una femmina Alfa, insomma, che i lupi individuano e non si azzardano a colpire proprio per la funzione che svolge nel branco che, in mancanza, potrebbe ingigantirsi a tal punto da rendersi invincibile rispetto a qualsiasi altro branco o predatore. E potrebbe tranquillamente dominare su tutti devastando ogni cosa dato che di cibo ce n’è abbastanza ovunque per i cinghiali tra discariche abusive e non. Gli animali sanno ragionare e, a quanto pare, l’esperienza in campo insegna al lupo, ma non all’uomo.

Anche l’associazione ambientalista dice basta alla gestione venatoria del cinghiale e chiede di mettere in atto un modello innovativo per il controllo della specie domandando: “Piani di gestione della specie conformi alle linee guida emanate dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) con selecontrollo da personale formato e autorizzato e con catture attraverso gabbie o recinti – spiega Nelli – Una specie invasiva, i cinghiali, che meglio si adatta ai cambiamenti climatici a scapito di altre specie di maggiore valore ecologico. Consideriamo sbagliato il ricorso alla tecnica della braccata proposta dai sindaci –  continua l’ambientalista – La gestione della fauna selvatica è completamente nelle mani dei cacciatori, sono loro che decidono dove, come e quando cacciare. Gli ambiti territoriali di caccia (Atc) sono da riformare perciò speriamo che anche gli agricoltori ne prendano, come noi, le distanze uscendo dai consigli di gestione. Per il sovrappopolamento del cinghiale devono essere gli stessi Atc a pagare i danni causati dalla fauna selvatica in eccesso. Questa nostra convinzione nasce dalla presa d’atto della recente decisione del Consiglio di Stato, del 5 luglio, che addossa ai cacciatori l’onere risarcitorio dei danni prodotti dalla fauna selvatica alla produzione agricola e zootecnica”. Legambiente potrebbe mettere in campo azioni risarcitorie ed è orientata ad una class action.

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