Più plastica che pesci in mare? Salviamoci.

La previsione è che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci, in mare, se non s’interviene. per questo la petizione del Wwf che punta alla tutela del mare chiedendo di introdurre il divieto dei prodotti in plastica monouso e di mettere fuori produzione le microplastiche usate per contenere detergenti e cosmetici, con l’obiettivo di riciclare il 100% dei piccoli imballaggi attraverso incentivi ai consumatori per la riconsegna e ancora per censire, recuperare per poi smaltire attrezzi da pesca in plastica abbandonati in mare. É su questa linea la proposta di legge d’iniziativa governativa annunciata dal ministro dell’ambiente Sergio Costa che potrebbe arrivare in aula già il prossimo mese.

L’Italia ha vietato l’utilizzo di sacchetti di plastica per la spesa dal primo gennaio 2011, dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica per  gli alimenti, dal  primo gennaio 2019 sarà vietato l’uso di cotton fioc non biodegradabili e dal primo gennaio 2020 l’uso di microplastiche nei cosmetici.

Il 95% dei rifiuti del mar Mediterraneo è composto da plastica, con impatti devastanti e 134 delle specie presenti ne restano vittime. Tra queste le tartarughe marine che scambiano i sacchetti per prede. Frammentandosi in granuli, la plastica viene ingerita dai pesci e finisce nella catena alimentare. In pratica finiamo per mangiarci la plastica che buttiamo. “Basta farsi una passeggiata sulla battigia, dopo una mareggiata, per vedere come la maggior parte dei rifiuti spiaggiati sia composto da  plastica, materiale nato per durare nel tempo che però impieghiamo per i prodotti usa e getta – dichiara Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – Persino durante le escursioni in montagna, in alta quota, è facile imbattersi in bottigliette o buste che hanno ormai invaso ogni ambiente. Del resto, l’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo e nel nostro Paese ne vengono consumati ogni anno 2,1 milioni di tonnellate solo per gli imballaggi. Siamo tutti chiamati ad assumere comportamenti più sostenibili, utilizzando prodotti duraturi e facendo sempre una corretta raccolta differenziata. Al tempo stesso le istituzioni devono agire. I Comuni, seguendo l’esempio di alcune amministrazioni virtuose, devono vietare o fortemente limitare l’utilizzo di prodotti usa e getta. In Abruzzo lo ha fatto pochi giorni fa il sindaco di San Vito Chietino. Il governo e il parlamento devono adottare normative che scoraggino l’uso di plastica per i prodotti monouso e devono mettere in campo risorse per eliminare la plastica già rilasciata in ambiente”.

La petizione Di fronte a questa situazione il Wwf Italia ha lanciato una petizione on line (qui per firmare) con cui i cittadini domandano al governo italiano che faccia pressione sulla Commissione europea perché divenga al più presto realtà la proposta di direttiva, annunciata il 28 maggio, che chiede a tutti gli Stati membri di vietare 10 prodotti di plastica monouso tra cui posate, piatti, cannucce, contenitori per alimenti e bevande. Si chiede anche che venga introdotta nel nostro Paese una cauzione sugli imballaggi monouso che stimoli i consumatori a riconsegnare i piccoli imballaggi di plastica a circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio, diminuendo con l’obiettivo del 100% di imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030. Inoltre si domanda di mettere fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti, a cominciare dai detergenti, entro il 2025, confermando anche il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di bilancio 2018. e che sia finanziato il censimento degli attrezzi da pesca fantasma, cioè dispersi in mare per il loro recupero e corretto smaltimento in adeguate strutture portuali.

Una legge sulla tutela del mare dalle plastiche potrebbe essere pronta a settembre, annunciano dal ministero dell’ambiente per la salvaguardia del mare italiano assediato dalla plastica. Il 24 agosto il ministro Sergio Costa ha annunciato il disegno di legge alla trasmissione L’ultima spiaggia su Rai Radio1 indicandone le 3 linee guida. Il primo, non utilizzare più le plastiche usa e getta (stoviglie, piatti, bottiglie) anche  attraverso la leva fiscale, il cittadino spende di meno a parità di prodotto e l’azienda ha un credito di imposta. “I fondi per cominciare il percorso li ho anche trovati, utilizzando il sistema dei fondi rotativi – garantisce il ministro che per la plastica in mare sottolinea – Dobbiamo farci aiutare dai pescatori. Il 50% di quanto tirato su dalle reti è plastica. Visto che i pescatori non sono trasportatori di rifiuti, in base alla norma attuale le devono gettare. La nuova legge permetterà loro di portare questa plastica alle isole ecologiche nei porti”. E ancora Macchinette mangiaplastica che garantiranno al cittadino un beneficio perché ogni volta che inserisce una bottiglia avrà 1 o 2 centesimi da spendere in un supermercato. “La prossima settimana vedrò i consorzi di riciclo, so che sono interessati” conclude Costa.

“L’inquinamento da plastica è un problema globale causato dall’eccessivo consumo e da una cattiva o mancata gestione dei rifiuti – dichiara Luciano Di Tizio, delegato Wwf Abruzzo – All’inizio dell’Estate a Pescara con la mostra Il mare del futuro? abbiamo fatto vedere tutto il materiale che si trova sulla nostra costa e che i volontari del Wwf continuamente raccolgono. È sciocco e irresponsabile pensare di poterci liberare di oggetti destinati a durare per decenni, buttandoli dopo averli utilizzati per pochi minuti. Ricordiamoci sempre che quello che buttiamo a mare, il mare prima o poi ce lo restituisce!”.

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