Gasdotto Larino-Chieti, SgI chiarisce sul progetto: ‘Migliorerà la distribuzione del gas sull’area adriatica’

La Società gasdotti Italia, titolare del progetto di costruzione del metanodotto Larino-Chieti, chiarisce in una nota sul progetto del gasdotto di 111 km che dalla provincia di Campobasso in Molise raggiunge Chieti, in Abruzzo. 

Tracciato gasdotto Larino-Chieti

“L’opera non è finalizzata a collegare i centri di stoccaggi presenti sul territorio, in esercizio o in progetto, i loro eventuali futuri allacci dovranno essere assoggettati a specifici procedimenti di Valutazione d’impatto ambientale (Via). Il metanodotto serve invece a migliorare, da subito, il servizio di distribuzione del gas in particolare nella zona adriatica, essendo tra l’altro collegato al rinnovamento dell’intera rete Sgi, in particolare per il tratto, in parte realizzato e in parte in costruzione, che arriverà fino a Recanati, nelle Marche.

Esempio di gasdotto interrato

Larino-Chieti, il punto sulle autorizzazioni Il metanodotto ha ottenuto il giudizio positivo di compatibilità ambientale il 28 luglio 2016, dopo un ampio procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale Regionale durato circa due anni e conclusosi con i pareri favorevoli delle regioni Molise e Abruzzo, dopo numerosi incontri pubblici con amministrazioni locali, cittadini, parti sociali e associazioni, coinvolgendo i comuni interessati dal tracciato (7 in Molise e 18 in Abruzzo). Il progetto, in aggiunta alle consultazioni ordinarie con tutti gli enti locali previste dalla legge, è stato anche sottoposto dalla Regione Abruzzo a “Inchiesta Pubblica” svoltasi a Pescara il 20 gennaio 2016 con alta partecipazione di amministratori locali, associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, i cui esiti sono stati ampiamente riportati dagli organi di informazione (stampa, tv e Web). In questa fase fu anche verificata la non assoggettabilità a Vas, in quanto la Valutazione Ambientale Strategica, come disposto dal decreto legislativo 152/2006 (c.d Testo Unico Ambientale), va effettuata per “piani o programmi” elaborati da una pubblica autorità e previsti da norme, non per singoli progetti (come il gasdotto Larino-Chieti) che sono invece sottoposti alla procedura di Via.

Il metanodotto Larino-Chieti, dopo le intese favorevoli delle due regioni, ha infine ottenuto l’Autorizzazione unica presso il Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della L. 327/2001, con un procedimento avviato nel gennaio del 2017 e durato oltre 18 mesi. In questa fase la Società ha curato la pubblicazione e l’informazione puntuale sul progetto presso tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte dal tracciato al fine dell’espressione dei competenti pareri. Il lungo e complesso procedimento ha determinato, grazie al contributo degli enti locali, importanti varianti e integrazioni: il progetto finale detiene i massimi standard di sicurezza e di rispetto dell’ambiente. Il presunto rischio sismico In merito al rischio sismico parlano i dati. Infatti tutta la rete dei gasdotti italiani, pari a circa 36.000 km (1.000 solo in Abruzzo), presente sin dagli anni ‘40 in tutte le regioni italiane, comprese quelle a maggior sismicità, non ha mai subito alcun danno dai terremoti. Lo stesso recente sisma – che ha visto come epicentro Montecilfone (Molise) – non ha causato alcun problema alla rete di metanodotti già esistente in zona. In sede di progettazione di un gasdotto vengono in ogni caso presi in considerazione gli effetti di un sisma potenziale sulle tubazioni interrate, sottoponendo il metanodotto in progetto a verifica strutturale allo scuotimento sismico (shaking). Durante alcuni tra più forti eventi sismici nazionali e mondiali (Friuli magnitudo 6,4, L’Aquila magnitudo 6,3, Giappone magnitudo 7,1) i metanodotti coinvolti non hanno subito inconvenienti e sono rimasti regolarmente in esercizio.

Larino-Chieti, dal progetto alla realizzazione dell’opera: il contesto ambientale Un gasdotto non è di per sé un’opera impattante sull’ambiente perché, dopo lo scavo e la posa dei tubi, il contesto viene riportato completamente allo stato precedente, con azioni di ripristino puntuali. SGI prevede di lavorare per fasi, contenendo le singole operazioni in tratti limitati per poi avanzare, minimizzando gli interventi e procedendo con gradualità. I lavori di costruzione sul territorio dureranno tra 8 e 10 mesi: il terreno verrà completamente ripristinato, comprese le colture pregiate, quali vigneti, frutteti e uliveti, che una volta che il tubo è stato interrato possono tornare alla situazione originale. I lavori consentono spesso importanti ritrovamenti archeologici e i resti vengono sempre salvaguardati e valorizzati (l’area di Montenero di Bisaccia potrebbe avere un’occasione di valorizzazione del patrimonio del territorio). Si prevedono infine impatti scarsi o trascurabili, e limitati alla fase di cantiere, per quanto riguarda rumore ed emissioni in atmosfera (in sostanza i macchinari e i mezzi di trasporto che lavoreranno nelle varie fasi delle operazioni). In ogni caso l’azienda eseguirà opere di mitigazione per ridurre al minimo qualunque disturbo. I lavori verranno realizzati con la massima attenzione ai sistemi idrici e idrogeologici”.