Il Ponte tra Sulmona e la Piana della Potenza: esclusiva sul progetto Ponte Capograssi

Sulmona (Aq). La ricerca sul progetto di ponte Giuseppe Capograssi, opera dell’ingegnere italiano Riccardo Morandi, è stata realizzata da Maria Trozzi e per la prima volta è pubblicata on line, sulla Rete, a disposizione di quanti vogliano ampliare il loro campo di conoscenza, nel rispetto però delle regole e dei diritti d’autore.

Ponte nuovo 7 articolo Report-age.com 2018

Fu una grande impresa per la valle Peligna realizzare il Ponte Nuovo, così battezzato dai sulmonesi, poi ponte Risorgimento e ancora intitolato al giurista e filosofo Giuseppe Capograssi, illustre concittadino. Il progetto è datato 3 settembre 1960 ed è firmato da una leggenda delle costruzioni italiane e della storia contemporanea, Morandi. Il professionista ha dettato il ritmo della modernità anche in Abruzzo portata da materiali come il cemento armato e precompresso, studiato dall’ingegnere. Materiali che trasformarono il modo di costruire, lo stile delle opere e che portarono alla nascita di interi quartieri trasformando paesi in città e capoluoghi in metropoli ben collegate. Alla costruzione di quest’opera d’ingegneria, ai tempi impressionante, parteciparono tanti giovani papà e tanti figli oggi attempati signori di oltre 70 anni. Il loro racconto ricostruisce la storia, altrimenti cancellata, della città dei confetti che vive attualmente uno dei momenti di crisi più feroci degli ultimi 40 anni con livelli occupazionali ai minimi storici e altri problemi di diversa natura. Il ponte precede la fase del boom economico, venne realizzato tra il 1960 e il ’62 dall’ingegner Morandi che in Abruzzo ha progettato e messo in sicurezza diverse grandi opere. Il ponte nuovo, questo era il nome in origine per i Peligni, serviva a garantire un saldo e sicuro collegamento tra Sulmona e la Piana della Potenza. É stato realizzato dall’impresa Decina proprio sul fiume Vella dove si sviluppa oggi un parco fluviale con delle strutture piuttosto malconce. Per concretizzare il progetto di Morandi furono impiegati numerosi operai, tenici, specialisti e muratori. Si misero a lavoro per Sulmona tanti padri con figli che oggi sono a loro volta genitori e spesso già nonni. Ad occuparsi dell’esproprio dei terreni fu un geometra del Comune, F. P..

Uomini a lavoro. “In fase di realizzazione, quando bisognava fare i buchi per versare poi il cemento, su cui poggiare successivamente il ponte, venne usato un maglio di ferro. Quando veniva attivato tutte le abitazioni del Borghetto tremavano. Tremavano tanto che i residenti protestarono. Così l’ingegnere fece appendere nelle case dello storico quartiere, come lampadari, dei bicchierini pieni d’acqua per verificare la stabilità delle abitazioni dalla caduta del liquido durante l’uso del maglio – racconta Giorgio Trozzi un carrozziere che aveva l’officina proprio a pochi passi dal cantiere, sulla circonvallazione Orientale – Per confermare la capacità dell’infrastruttura, finiti i lavori e nel collaudo, vennero posizionati sulle 2 carreggiate del ponte numerosi camion che coprirono la strada e che viaggiavano avanti e indietro per il ponte carichi di terra e senza soluzione di continuità. Rimasero in moto e in movimento per diverso tempo così per verificare la tenuta dell’opera” un capolavoro.

Dopo il sisma 2009 è stata eseguita una taratura sui tiranti del ponte con un macchinario che accerta la capacità della flessione dell’infrastruttura, spiega l’imprenditore Pasquale Di Toro. Sui ponti vanno verificate soprattutto le fondamenta dei piloni che non devono essere scoperti come sta accadendo alla base di ponte San Panfilo. Dopo i rigidi inverni Peligni e i recenti terremoti, il 27 gennaio 2016 e a fine gennaio 2017 il ponte fu chiuso per delle verifiche strutturali che, da capo a piedi, diedero esito positivo sulla stabilità e resistenza della struttura.

mariatrozzi77@gmail.com

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