Gasdotto Larino-Chieti, vince la Precauzione. Costa: ‘Da sottoporre a Vas’

Il gasdotto Larino-Chieti è un piccolo segmento di un’ambizione che non si ferma mica al desiderio della Gasdotti Italia spa, ma supera i confini della realtà. Oggi si è deciso che gli oltre 100 chilometri di condotte sono da sottoporre a Valutazione ambientale strategica (Vas) per la fragilità del territorio, ad alto rischio sismico, che l’opera attraversa. A giugno, il via libera al metanodotto Larino-Chieti, dal ministero dello sviluppo economico (mise), ha sollevato l’onda ambientalista in un mare che la Regione ha agitato con 2 incredibili Sì al serpentone d’acciaio. Non è da confondere quest’opera con quella più imponente del Rete adriatica, anche se rientrano nello stesso piano di conquista, il metanodotto da 678 km desiderato ardentemente dalla Snam, incubo dei Peligni assieme alla centrale di spinta del gas naturale a breve distanza dalla Faglia del Morrone, Case pente di Sumona (Aq), anche per quest’opera manca la Vas.

Aggiornamento

La classificazione di opera strategica, che il governo Renzi ha posto innanzi alla realizzazione dei progetti cari alle multinazionali, ha permesso di scavalcare ogni principio fondamentale, costituzionalmente garantito, e di ragionevolezza per la realizzazione delle opere impattanti per l’ambiente ed imponenti. Principi come quello di precauzione sono stati aggirati con un termine che sottintende profitti e guadagni  a scapito delle popolazioni. Di dribbla con 2 paroline, strategia energetica, su quanto è indispensabile per garantire sicurezza nella Penisola e nei luoghi più fragili, abitati, colpiti da terremoti e dissesti idrogeologici, impoveriti dai tagli della Spending review e ora nel mirino delle multinazionali che puntano a realizzare enormi guadagni con impianti a possente impatto ambientale nel tentativo di rafforzare il loro ruolo, non certo quello italiano, sullo scacchiere energetico europeo. Così il Paese del sole è ridotto alla stregua di una vecchia colonia, da intubare, affinché diventi un hub europeo del gas. Non è un ostacolo alle loro ambizione il fatto che il corridoio su cui hanno allungato le mani è abitato, è italiano e il sacrificio chiesto alle comunità è anche in termini di vite oltre che di costi in bollette. Eppure da anni i consumi di gas si riducono in modo evidente. Tutto è cominciato dalla capitolazione del South Stream, gasdotto al quale Gazprom ha rinunciato un po’ per intransigenza della Commissione europea un po’ perché, nel progetto originario, South Stream sarebbe dovuto arrivare in Italia con l’Eni tra i maggiori azionisti e Saipem vincitrice della gara per realizzare la tratta nel mar Nero. Il metano che arriverà dal Sud, mar Caspio, trasportato dal Tap (Trans adriatic pipeline), con Snam special guest, soddisferà appena l’1% dei consumi europei, mentre quello russo vale comunque oltre il 20%. É la moderna guerra economica contro Gazprom per aprire a terzi l’utilizzo di Nord Stream 2, nelle barricate ci sono i territori italiani dalla Pugia, al Molise, all’Abruzzo, all’Umbria ed Emilia Romagna. Il raddoppio del gasdotto non è voluto solo dalla Russia, ma da società tedesche, francesi, austriache e britanniche, fuori dai giochi il governo Renzi che ha provato a recuperare con  il Rete adriatica che attraversa però area a massimo rischio sismico degli Appennini.

L’Italia comunque dipenderebbe da fonti energetiche di qualcun altro e se non è la Russia e l’Azerbaijan, una dittatura per l’esattezza. La strategicità elaborata dal governo Pd puntava a ridurre i procedimenti autorizzativi volti a garantire sicurezza a chi deve subire queste opere. Profitto a  scavalco di valutazioni come la Vas ad esempio, ora necessaria per il gasdotto Larino-Chieti, a parere del ministro del’ambiente, Giuseppe Costa. Un freno al progetto e speriamo che si cambi registro, anche per il progetto rete adriatica, con il governo Salvini-Di Maio nella speranza che queste considerazioni siano estese ad altre opere, autorizzate appena dopo il 4 marzo 2018 (Politiche), o nella fase finale (metanodotto Sulmona-Foligno). Sono da Vas anche il metanodotto Rete adriatica attraversa, ad esempio, faglie attive dell’Appennino e la centrale di spinta del gas di Sulmona, a poca distanza dalla faglia del Morrone, tra e più pericolose d’Italia per l’Istituto nazionale di fisica e vulcanologia. Non solo aree a massimo rischio sismico, ma ad evidente dissesto idrogeologico, ricche di coltivazioni di prodotti agricoli d’eccellenza che sostengono l’economia in questi territori dimenticati dai vertici.

Metanodotto Chieti Larino Report-age.com 2014Per il gasdotto Larino-Chieti, oltre 111 km chilometri, si pretende di trasportare a Chieti il gas dei pozzi di estrazione e stoccaggio di Larino, in provincia di Campobasso, in Molise. In un documento del 2017 il Mise ha già disposto l’esproprio dei terreni per la struttura e la Regione ha detto 2 volte sì all’opera. Anche qui si richiamano i termini approvvigionamento e strategia energetica nazionale, ma per il trasporto del metano sulla dorsale Adriatica. Il tracciato della struttura, da 120 milioni di euro, ricade su un’area ad elevato rischio sismico e attraversa 26 Comuni, tra l’Abruzzo e il Molise, in un territorio fragile dal punto di vista idrogeologico e ricco di siti d’interesse archeologico, come il Comune di Montenero di Bisaccia.

mariatrozzi77@gmai.com