Richiedente asilo ospite a Sulmona arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti a Pescara

Pescara. Quasi tutti i giorni viaggiava da Sulmona, in provincia dell’Aquila, al capoluogo adriatico e poi rientrava in valle Peligna, pendolare non per lavoro ma per fare il pieno di droga, probabilmente. Viaggio a scrocco in treno o in autobus naturalmente sempre con il suo zainetto da riempire e svuotare. Parliamo di uno dei tanti ospiti dei centri di accoglienza, un giovane ospitato a Sulmona, nell’aquilano.

Cane anti droga Gdf Report-age.com 2018

Destinazione capoluogo adriatico, zaino in spalla e cuffiette alle orecchie, il 21enne nigeriano, richiedente asilo accolto in provincia dell’Aquila, è stato beccato da Horst, uno dei cani antidroga in prima linea per i controlli della Guardia di finanza, intensificati d’Estate dal Comando provinciale. I finanzieri della compagnia di Pescara, guidati dal maggiore Marco Toppetti, grazie al fiuto del cane antidroga, hanno fermato il giovane dinanzi al bar del terminal del pullman, nella vecchia stazione. A colpo sicuro, le fiamme gialle hanno trovato, nello zainetto del 21enne, 200 grammi di marijuana sembrerebbe non divisi in dosi e sequestrati. Il richiedente asilo, arrestato, è stato tradotto nel carcere di San Donato, dovrà rispondere dell’accusa di possesso di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.

Operazione Gdf art. giornale Report-age.com 2018

L’arresto segue un episodio di violenza avventuto in uno dei centri di accoglienza sulmonesi bollato come aggressione razzista. Centro chiuso per inagibilità da ieri, ma sigillato già nell’aprile 2016 dai Carabinieri del Nucleo anti sofisticazione di Pescara il centro in questione, 2 anni fa, aveva problemi strutturali, di sovraffollamento e carenze igienico sanitarie che però sarebbero stati risolti in meno di 2 mesi. Un video realizzato e registrato qualche giorno dopo la presunta aggressione nel centro ha portato alla luce il fatto che uno dei 2 sulmonesi, accusati di tentato omicidio, e un gruppetto di giovani migranti, ospitato nella struttura appena chiusa, si conoscessero benissimo. Problemi di droga forse e non questioni di razza, a chiarirlo ancora ieri, sulle pagine di ReteAbruzzo.com, è stato l’avvocato Alberto Paolini che difende uno dei 2 arrestati, l’altro ieri, a conclusione delle indagini sull’aggresione condotte dalla Sezione anticrimine della Polizia del Commissariato di via Sallustio, a Sulmona. L’accusa per entrambe gli arrestati è tentato omicidio con l’aggravante di discriminazione razziale per l’incursione della sera del 12 giugno, quando un ospite della struttura risultò ferito a un fianco per una coltellata. La struttura che lo accoglieva sarebbe inagibile da anni, ma le recenti verifiche di vulnerabilità avrebbero spinto la Casa Santa dell’Annunziata a chiudere bottega per i richiedenti asilo. L’azienda per i servizi alla persona ha un immenso patrimonio immobiliare, tra i più grandi d’Abruzzo, da qualche anno però soffre di problemi di liquidità e tra le tante attività benefiche svolte gestisce anche il ricovero per anziani, attiguo al parcheggio sotterraneo di Santa Chiara dove, trascorso mezzogiorno, i migranti si radunavano all’ingresso delle cucine. L’ex Ipab si è voluta occupare della prima accoglienza migranti dal 2014 e non sono mancati disagi e problemi non solo per gli ospiti, ma anche per la comunità che li ha accolti e che da secoli è sempre ospitale con chi, in difficoltà, ha deciso di vivere o alloggiare per un po’ o per tutta la vita, nella conca Peligna.

Alberto Di Giancomenico candidato sindaco per Sulmona Report-age.com 2016
Alberto Di Giancomenico

Sull’arresto del richiedente asilo, ospitato a Sulmona e arrestato per spaccio a Pescara, interviene Alberto Di Giandomenico, coordinatore di Italica, movimento d’identità e territorio attento alle questioni che interessano anche i nuovi e futuri italiani. “Non dovevano nemmeno entrarci in quella struttura i richiedenti asilo, ma sono stati ospitati per anni lì, come all’Europa Park hotel che, un tempo, era inagibile. Probabilmente pochissimi di loro avranno ottenuto lo status di rifugiato. Abbiamo solo buttato soldi e messo a servizio 11 persone per 25 migranti registrati, con un’eccessiva copertura tra psicologi, sociologi e mediatori, per non parlare di legali, mentre abbiamo un istituto di pena di alta sicurezza, in valle Peligna, sovraffollato di detenuti, circa 500, che si affidano ad un solo psicologo e la struttura è sotto organico per gli agenti della Polizia penitenziaria. Questa non è accoglienza, ma solo un affare di pochi, delle cooperative, soprattutto per l’arrestato 21enne, richiedente asilo accolto a Sulmona. I responsabili della struttura che accoglieva il migrante facevano finta di non vedere la gente che va e che viene e quello che succede?”.

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