Proposta di legge Urbanistica: confronto a comparto stagno

Incomunicabilità fra diversi ambienti, si può parlare di questo per per le audizioni programmate ieri sulla proposta di legge urbanistica che fa discutere l’Abruzzo. I rappresentanti dell’Istituto nazionale di urbanistica, dell’associazione nazionale dei Comuni (Anci) e del sindacato Cgil sono gli unici ad essere stati ascoltati sulla proposta e il metodo non piace alle associazioni ambientaliste che sono state escluse dall’incontro. 

Quante probabilità ci sono che la Regione non sia al corrente dell’esistenza di un principio di trasparenza e della necessità di garantire partecipazione, del fatto che il consumo di suolo e il mancato rispetto delle direttive europee (Habitat) e delle leggi in materia ambientale sono fattori scatenanti le procedure d’infrazione sferrate nei confronti del Bel Paese e che la disciplina urbanistica della regione verdognola d’Europa non è immune da queste défaillance amministrative? In una nota congiunta Italia nostra, Wwf e Legambientee scrivono: “Una normativa di tale importanza per lo sviluppo e la tutela del territorio regionale avrebbe richiesto un vasto processo di condivisione con le diverse articolazioni sociali e culturali della Regione basato su una valutazione sintetica dei processi di sviluppo nella regione e un recente quadro di problemi emergenti in relazione alle differenti realtà regionali (dai piccoli comuni dell’interno alla conurbazione costiera e alle aree di integrazione insediativa); una valutazione degli esiti della precedente normativa non più capace di rapportarsi con i processi di trasformazione profondamente mutati negli ultimi decenni; un bilancio sullo stato della pianificazione ai vari livelli e una valutazione della contraddittoria armatura urbana che ne deriva (ne abbiamo avuto idea nella Carta dei Luoghi e Paesaggi in corredo alla precedente e superata redazione del Ppr).

Il testo di legge pare ispirarsi alla ultraliberista nuova Lur dell’Emilia Romagna, proposta che ha destato l’allarme dei più avvertiti settori dell’urbanistica nazionale (cfr. Consumo di luogo, a cura di I. Agostini, edito lo scorso anno) e contiene numerosi riferimenti espunti dalla LUR Toscana (LR 65/14) senza alcuna conseguenzialità con le normative rigorose presenti nella legge toscana. Alcune osservazioni preliminari sulle questioni di maggior rilievo:

  1. Fra gli obiettivi della legge (art. 2), tutti rispettabili e condivisibili come di rito, si omette la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico della regione. Tant’è che nella menzione dei contenuti del PTR (art. 4) non si fa nessun riferimento al sistema dei beni storico culturali che così profondamente segnano i caratteri della nostra regione. Una dimensione rinviata alla sola pianificazione comunale notoriamente non sempre adeguata allo scopo.
  2. Il rilancio del settore edilizio (con l’alibi del contenimento del consumo di suolo) è affidato a strumenti e procedure di rigenerazione urbana nelle modalità definite nei “piani casa” con gli stessi enormi limiti della LR 49/12. Al di là della confusione terminologica che caratterizza il testo, la titolarità della pianificazione scivola sempre più verso l’attribuzione di ruolo e competenze ai soggetti privati determinando un’ulteriore marginalità della pianificazione pubblica.
  3. La legge pare interessarsi solo degli ambiti in cui la rendita fondiaria è in grado di svolgere un ruolo di traino alle trasformazioni territoriali senza considerare che la nostra regione è al 65% montana e caratterizzata dalla diffusione di piccoli comuni. Così si elude nuovamente il problema delle adeguatezze delle scale di pianificazione. Con il confuso ridimensionamento del ruolo delle Province e l’indebolimento della pianificazione intermedia nulla è previsto per favorire processi di adeguamento del livello di pianificazione (ogni comune continuerà a perseguire una propria area artigianale, servizi, ecc.) mentre dell’area metropolitana Chieti Pescara, vero nodo problematico per una indispensabile programmazione coordinata, non si fa menzione alcuna (se non impropriamente all’art. 5 con la menzione di una non meglio definita “città metropolitana Chieti- Pescara”).
  4. Il problema del consumo di suolo, retoricamente riferimento delle diverse norme dell’articolato, è sostanzialmente riguardato in termini edilizi, di sola densificazione, senza riferimenti alla qualità, all’efficienza e all’adeguatezza dell’armatura urbana degli insediamenti, senza considerazione delle dotazioni infrastrutturali e ambientali, con la riproposizione della monetizzazione degli standard. Non si coglie la dimensione territoriale dei problemi e il ruolo delle reti infrastrutturali verdi e grigie per la riqualificazione del territorio (di rete ecologica quale infrastruttura ambientale strategica per la rigenerazione urbana ne parla l’Europa ma la LUR non ne fa neppure menzione).
  5. Sulle modalità per rendere la pianificazione più agevole, trasparente e partecipate non si parla, né si affronta la problematica del rapporto fra strumenti urbanistici e quelli di valutazione (Vas) lasciando questi ultimi nell’indecoroso ruolo di giustificazione di quanto già previsto nei piani.
  6. Assolutamente nulla si dice su uno strumento essenziale per la pianificazione (attendibilità dei dati analitici, conoscenza condivisa, partecipazione, ecc.): il Sistema Informativo Territoriale.
  7. Ma l’aspetto più inquietante in una legge verbalmente centrata sul risparmio di suolo, è la conferma delle norme della vecchia 18/83 sulle aree agricole! (art. 36, ex 68 – art. 38, ex 69 – art. 39, ex 70, art. 40 ex 71, art. 41 ex 72; l’art. 37 cita esornativamente i piani di sviluppo aziendale senza dare ad essi un ruolo pertinente e una relativa regolamentazione). Quelle stesse norme (il titolo VII della LUR 18/83) che hanno contribuito al consumo di tante superfici e colture produttive di pregio, che hanno favorito lo sprawl urbano e sprinkling, consumato irragionevolmente territori agricoli e paesaggio rurale non solo nelle aree forti della regione.

Il Consiglio regionale Italia Nostra Abruzzo, Wwf e Legambiente rivolgono un appello ai consiglieri regionali delle forze politiche di maggioranza e di minoranza affinché il Consiglio Regionale non approvi martedì questa legge disorganica, inadeguata e pericolosa. Abbiamo invece bisogno dell’attivazione di un processo di riflessione collettiva capace di favorire una nuova stagione che ridia centralità ed efficacia al governo pubblico del territorio e alla pianificazione urbanistica”.