Piaga cinghiali: Pepe propone ai ministri la caccia alla braccata 5 mesi l’anno

Sempre più felici i cacciatori se a parlare di insostenibile carico di cinghiali è l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe che, parole a parte, non porta dati del suo impegno a debellare la piaga cinghiali, forse il metodo scelto non è efficace anzi è fallimentare, a detta delle associazioni ambientaliste, anche perché i risultati raggiunti sono pochissimi e i cinghiali sono sempre di più. 
L’ultima, speriamo davvero, è di garantire “la caccia in braccata 5 mesi l’anno al posto dei 3 attuali e un tavolo di concertazione permanente tra regioni e ministeri competenti con azioni concrete da mettere in campo, per fronteggiare l’insostenibile carico di cinghiali nella nostra regione” questo chiede Pepe, al Ministro per le politiche agricole, Gian Marco Centinaio, ed al ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, e aveva sollecitato anche i ministri precedenti. Più se ne ammazzano di cinghiali e peggio è se si colpisce nel mucchio e si finisce per uccidere la femmina che controlla le nascite, ma i cacciatori non sono in grado di riconoscerla, a differenza dei lupi, e questo l’assessore sembra non saperlo anche se conttinua ad occuparsene da anni ormai, senza successo.”Autonomia gestionale delle Regioni, per poter valutare ed implementare le strategie più opportune e funzionali al proprio assetto socio-economico e territoriale, netta distinzione tra l’esercizio dell’attività venatoria e quella di controllo; possibilità per le Regioni di ampliare i periodi di caccia di alcune specie di selvatici, in particolare degli ungulati, in presenza di esigenze riscontrate dall’osservatorio faunistico Regionale o dall’Ispra; un numero maggiore di giornate di caccia settimanali per gli ungulati ed altre specie molto dannose – aggiunge Pepe – il controllo, la prevenzione e il risarcimento dei danni sia nelle aree a gestione programmata della caccia sia all’interno delle aree ove l’esercizio venatorio è vietato; la possibilità per le Regioni di avvalersi del parere tecnico-scientifico dell’osservatorio faunistico Regionale (se ne sono dotate) per il monitoraggio delle specie e la definizione degli interventi da realizzare sul territorio al fine di garantire l’equilibrio; l’avvio dell’attività venatoria nelle aree contigue ai Parchi con una modulazione della pressione venatoria; l’affidamento alle Regioni della gestione della fauna selvatica nelle aree contigue ai Parchi con appositi regolamenti – conclude l’assessore regionale – La regione Abruzzo ha messo in campo tutto quanto la norma consente per il controllo della specie cinghiale ma questi strumenti sono chiaramente insufficienti. É pertanto necessario andare oltre. Ormai l’emergenza cinghiali richiede azioni decisive che non possono essere più rinviate. Il punto cruciale di questo inizio, è la riorganizzazione dell’ormai obsoleta normativa nazionale con particolare riferimento alle leggi 394 del 1991 e 157 del 1992. Tuttavia, gli obiettivi desiderati, – conclude l’assessore, – si possono raggiungere solo attraverso un maggiore coordinamento tra le diverse realtà istituzionali preposte alla gestione della pianificazione faunistico-venatoria e delle aree protette (Regione-Enti Parco) e tra quelle deputate alla gestione dell’attività venatoria e del territorio a caccia programmata come Associazioni professionali agricole, associazioni venatorie ed Ambiti Territoriali di Caccia”. Si salvi chi può! (tra le fonti).

Archivio

Cinghiali. Controllo fallimentare, problema creato dai cacciatori siano gli Atc a pagare