Acque del Pescara, 12 persone indagate e 2 società sotto inchiesta per il fiume inquinato

Pescara. Sono 12 persone e 2 società sotto inchiesta, a vario titolo sono accusati di inquinamento ambientale, gestione illecita e deposito incontrollato di rifiuti, inadempimento e frode in pubbliche forniture, plurimi sversamenti e si aggiungono le varie responsabilità amministrative delle persone giuridiche. L’inquinamento del fiume Pescara, rilevato circa 3 anni fa, ha fatto scattare l’inchiesta che nulla ha a che fare con la qualità dell’acqua del Pescara e dei suoi affluenti oggi sul tratto finale. A dire che servirebbe un’indagine approfondita e complessiva sull’inquinamento dell’intera asta fluviale del Pescara sono in molti preoccupati dalle attività ai margini e dall’antropizzazione impressionante ai margini del fiume e del mare. Nelle 2 società finite nel mirino degli investigatori sono stati sequestrati, a titolo preventivo, 3 scolmatori, uno è il B0 della Madonnina al porto canale di Pescara, più una decina di strutture di scarico nel fiume, anche quella a ridosso del mattatoio). L’avviso di garanzia ha raggiunto personaggi legati all’Aca, al Comune di Pescara e al mattatoio comunale. L’inchiesta tenta di chiarire proprio gli aspetti che il M5s ha segnalato come nebulosi e messo in evidenza anche in Regione.

Indagati Pierluigi Caputi e Luciano Di Biase, commissari unici straordinari degli enti d’Ambito della Regione Abruzzo, il primo in carica fino al 13 aprile 2016 e il secondo a partire dalla stessa data. Ezio Di Cristoforo e Vincenzo Di Baldassarre, in qualità di amministratori e legali responsabili dell’ente gestore Aca spa, il primo da dicembre 2008 a novembre 2013 e Di Baldassarre a partire da quest’ultima data sino a settembre 2016. Bartolomeo Di Giovanni e Lorenzo Livello, il primo in quanto direttore generale e responsabile dei settori progettazione e depurazione dell’Aca Spa e il secondo in qualità di direttore tecnico Aca; Giovanni Di Vincenzo, legale rappresentante dell’Ati Di Vincenzo-Biofert srl; Mario Adorante, responsabile tecnico della società Di Vincenzo Dino & C. spa; Alessandro Antonacci, dirigente tecnico dell’Ato 4 pescarese e  responsabile unico del procedimento (Rup). Giuliano D’Alessio perchè presidente del consiglio di amministrazione e legale responsabile della società cooperativa Macellatori teatini che ha gestito il mattatoio pubblico di Pescara fino a marzo 2016; Mario D’Alessio e Francesca Gagliardi, il primo come direttore del mattatoio pubblico gestito da L’arte della macellazione D’Alessio & C. Srl a partire da marzo 2016, e Gagliardi, amministratore unico della stessa società. Le 2 ditte indagate sono Aca e L’arte della macellazione D’Alessio & C. srl le co. 

Con degli esposti presentati nel 2016 un’associazione, in una nota, lascia intendere che l’avvio dell’inchiesta sarebbe una risposta della procura alle sue iniziative. L’indagine è partita molto prima, nel 2015. Ad occuparsi della questione, in tempi non sospetti e facendo entrare di forza il problema in Regione, è stato anche il Movimento 5 Stelle oggi soddisfatto dell’intervento della procura sulla maxi inchiesta relativa alle acque del fiume Pescara. “Speriamo che finalmente si riesca a fare chiarezza su una questione che investe il nostro territorio in modo così significativo  – dichiara Domenico Pettinari, consigliere regionale de M5s Abruzzo che da anni si batte affinché sia fatta chiarezza – continua Pettinari – Le nostre acque rappresentano il nostro sostentamento sotto più punti di vista. L’Acqua come fonte di vita ed il mare come risorsa per le economie costiere che guardano al turismo estivo”. Si aggiunge al commento anche il consigliere comunale pescarese Massimiliano Di Pillo: “Questa indagine mette un punto fermo nella gestione della problematica inquinamento batteriologico del fiume Pescara e del mare antistante. Manca ancora una visione complessiva delle responsabilità anche dell’inquinamento chimico, che purtroppo interessa lo stesso fiume e lo stesso mare. Serve quindi un’indagine più approfondita su questo versante, anche solo concludendo lo studio dell’Izs di Teramo sull’intera asta fluviale, relativamente alla presenza massiccia di metalli pesanti” afferma Massimiliano Di Pillo.