Chiuse le indagini sull’acqua del Gran Sasso non potabile, l’Osservatorio valuterà una costituzione in giudizio

Sulla chiusura delle indagini per l’emergenza di maggio 2017, fu vietato l’uso dell’acqua che sgorga dalle sorgenti del Gran Sasso gestita dalla Ruzzo reti, perché in uscita non era conforme, l’Osservatorio H2o annuncia che valuterà un intervento nell’eventuale processo al fine di tutelare gli interessi ambientali e sociali.

Foto copertina Maria Trozzi

L’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso (Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, Fiab, Cai, Italia nostra e Fai) è nato oltre un anno fa e fin da subito ha posto, tra le sue richieste, l’accertamento di quanto accadde in quei giorni, perché al di là delle singole responsabilità che dovranno essere accertate, vi è l’esigenza di comprendere le mancanze del sistema di sicurezza di uno dei principali acquiferi del nostro Paese. “Non è la prima volta che la magistratura si occupa dell’acquifero del Gran Sasso – segnalano in una nota quelli dell’Osservatorio – Dopo l’incidente del 16 agosto 2002, quando una certa quantità di trimetilbenzene, utilizzato nell’esperimento Borexino, si riversò nell’acqua in distribuzione, vi fu l’intervento della Procura di Teramo con sequestro dei Laboratori e conseguente processo che si concluse – tra l’altro – con l’applicazione concordata della pena con patteggiamento nei confronti di alcuni dei vertici di allora dei Laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn)al momento dell’incidente. Seguì anche una gestione commissariale per anni, ma la messa in sicurezza dell’acquifero è rimasta un miraggio. L’auspicio è che questa volta l’accertamento della verità serva ad accelerare le procedure per una messa in sicurezza definitiva che garantisca agli  abruzzesi che l’acqua che bevono sia sicura e che la sua gestione sia trasparente”. Le associazioni che compongono l’Osservatorio attendono la decisione della Procura di Teramo.