Caccia. Passo del gambero della Regione Abruzzo nella gestione faunistica

La programmazione regionale dell’attività venatoria non è supportata da dati sulla concreta presenza di fauna in Abruzzo e in assenza di un quadro scientifico di riferimento è indispensabile richiamarsi al principio di precauzione per questa ragione il Wwf Abruzzo ha appena inviato alla Regione delle osservazioni sul calendario venatorio per la stagione 2018/19. 

Rispetto allo scorso anno l’ente territoriale fa un passo indietro reintroducendo l’apertura della caccia al 16 settembre, vanificando gli sforzi fatti per tutelare la fauna, soprattutto quella selvatica, che a metà settembre è ancora alle prese con la cura della prole. Nelle osservazioni, l’associazione sottolinea la cronica inadempienza della Regione che, benché la legge consenta il prelievo venatorio sulla sola base del criterio della caccia programmata, continua a disattendere tale normativa “persino in merito alla redazione del più importante strumento di pianificazione faunistico-venatoria di cui dovrebbe dotarsi: il Piano faunisticovVenatorio Regionale, in prorogatio da oltre 10 anni (2007)” scrive in una nota l’associazione ambientalista. Pianificazione carente più volte censurata dai giudici amministrativi in diverse sentenze che rispondono ai ricorsi presentati dal Wwf. Inoltre non ha mai visto la luce neppure l’Osservatorio faunistico regionale (Ofr) strumento di studio, monitoraggio e tutela previsto dalla legge regionale 10/2004. Per queste ragioni il Wwf ritiene che la Regione Abruzzo non possa legittimamente svolgere la propria azione amministrativa di programmazione dell’attività venatoria per la stagione 2018/19 in mancanza dei dati che attestino l’effettiva presenza della fauna sul proprio territorio. “Dati che non possono essere limitati a quelli cosiddetti di carniere, insufficienti per qualsiasi valutazione di merito” spiega l’associazione. E in assenza di un quadro scientifico di riferimento è indispensabile richiamarsi al principio di precauzione, ribadito anche dalla recente ordinanza del consiglio di Stato (8713 del 2016) approvando un calendario venatorio che tenga conto della mancanza di dati che non permettono di superare i limiti della tutela stabiliti dall’ordinamento nazionale. In caso contrario, si creerebbe un grave danno alla fauna selvatica e agli equilibri biologici.

Il Wwf ha apprezzato, nel 2017, l’iniziativa presa dalla giunta regionale di eliminare finalmente la preapertura a settembre e di effettuare una apertura unica il 1° ottobre. Purtroppo, nella proposta di calendario venatorio in esame, l’esecutivo abruzzese reintroduce l’apertura dal 16 settembre. “Vanificando la scelta innovativa e coraggiosa dello scorso anno, dimenticando tra l’altro che l’apertura generale a ottobre è stata chiesta anche dall’Ispra – aggiunge l’organizzazione ambientalista – Torneranno a crearsi impatti negativi della caccia sulla fauna selvatica, anche su quella non cacciabile, in quanto a settembre molte specie sono ancora nella fase di cura della prole. Aumenterà il fenomeno del bracconaggio che avviene soprattutto quando la caccia è consentita solo ad alcune specie. L’associazione del Panda ritiene inoltre che sia un grave errore prevedere di estendere la caccia alla Beccaccia sino al 10 gennaio nonostante il parere contrario dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra – protocollo n. 35919 del 30/05/18) e l’ordinanza del consiglio di Stato (n. 8713 del 2016) che chiedono di fissare come data ultima il 31 dicembre. Il calendario venatorio proposto prevede inoltre la possibilità di estendere il periodo di caccia al Colombaccio fino al 10 febbraio. Ciò è incompatibile con le carenze di cognizioni scientifiche della Regione Abruzzo e delle Province, già in passato censurate dai giudici amministrativi che hanno evidenziato come l’estensione dei periodi di caccia non può essere decisa solo sulla base di alcuni dati relativi agli abbattimenti e senza un Piano Faunistico Venatorio vigente. La caccia a febbraio è estremamente dannosa e pertanto da non consentire. Circa la caccia alla Coturnice, come già evidenziato in precedenti note indirizzate agli uffici regionali e all’Ispra, si spiega come recenti studi abbiano dimostrato una distribuzione della specie frammentaria e con nuclei tra loro isolati, situazione che implica uno scarso o assente scambio d’individui. In una tale situazione l’unica proposta possibile è la sospensione della caccia alla Coturnice in Abruzzo, per un periodo di tempo sufficiente alla raccolta di dati puntuali e aggiornati sulla diffusione e sul trend della specie.

Da alcuni anni l’Ispra indica come sia indispensabile impedire la caccia vagante sul territorio dal 1° gennaio in poi, indistintamente dalle specie cacciate. In tal modo si riduce l’impatto dell’attività venatoria sul territorio e sulle specie animali in genere. “Va dunque introdotta nel calendario una disposizione che preveda dal 1° gennaio la caccia sul territorio abruzzese possa essere esercitata esclusivamente sotto forma di appostamento fisso o temporaneo, peraltro ciò consentirebbe un migliore controllo dell’attività da parte degli organi di polizia” segnala il Wwf che, con delibera 480 del 5/7/2018, la Regione ha approvato la perimetrazione dell’area contigua al Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. È opportuno che il calendario in approvazione recepisca quanto definito dalla relativa normativa di attuazione. Va poi portato il carico venatorio da 1 a 35 a 1 a 40, (1 cacciatore ogni 40 ettari di superficie aperta alla caccia) in tutta la Zona di protezione esterna (Zpe) abruzzese del parco, adeguandosi al carico di Lazio e Molise: “Va abolita la possibilità di effettuare la caccia in forma collettiva con l’utilizzo di 3 cani (cosiddetta “mini-braccata”) nella Zona di connessione ed allargamento (Zpc) e vanno uniformate le modalità e le forme di caccia tra Zpc e Zpe (Zona di protezione esterna al parco d’Abruzzo), aree nelle quali è accertata la presenza dell’Orso Bruno Marsicano”.

“Proprio per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano dal pericolo di estinzione vanno adottati provvedimenti più incisivi – dichiara Dante Caserta, vicepresidente del Wwf Italia – Appare quanto mai opportuno estendere le misure previste per la Zpe a tutto l’areale dell’Orso nonché adottare nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo tecniche di caccia a minor impatto (caccia di selezione). L’integrazione tra il calendario venatorio e il Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano (Patom), deve essere reale e concreta se la tutela della specie rappresenta effettivamente una priorità. L’attuazione di pratiche venatorie a minor impatto non può essere, quindi, relegata alla sola Zpe, ma va estesa a tutto l’areale della specie a cominciare dall’introduzione del divieto di braccata al cinghiale a vantaggio di tecniche venatorie a minor impatto”. “Siamo alle solite – conclude Luciano Di Tizio, delegato Wwf Abruzzo – Se lo scorso anno era stato fatto qualche passo avanti in materia di gestione faunistica, la Regione Abruzzo sembra ora voler tornare indietro. Ribadiamo per l’ennesima volta che la fauna è patrimonio di tutti e non dei soli cacciatori e che la sua gestione deve essere svolta su basi scientifiche e nel rispetto delle normative di tutela. Ci aspettiamo che la Regione riveda il calendario prima di approvarlo, altrimenti saremmo costretti a ritornare nelle aule giudiziarie che finora hanno sempre visto la Regione soccombente”.

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Delimitata l’area contigua del Pnalm è ora di ridurre il carico venatorio