Delimitata l’area contigua del Pnalm è ora di ridurre il carico venatorio

La Regione Abruzzo  ha approvato i confini dell’area contigua del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), la delibera è la n° 480 del 5 luglio. Il perimetro in questione segue quasi la Zona di protezione esterna (Zpe) attuale  del Parco, con qualche piccolo aggiustamento per renderla riconoscibile, in più l’ampliamento nei comuni di Anversa degli Abruzzi e Villalago, questo dopo 27 anni.

Aggiornamento

Copertina Maria Trozzi

Confine Pnalm da Cocullo foto Maria Trozzi Report-age.com 20.7.2018
Confine Pnalm da Cocullo foto Maria Trozzi
Confine del Pnalm Foto Maria Trozzi 2018

L’art. 32 della legge 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette), stabilisce che siano le Regioni, d’intesa con l’organo di gestione dell’area protetta, a stabilire i confini dell’area contigua e che in questo territorio siano sempre le Regioni, in accordo con gli organismi di gestione dei Parchi e con gli enti locali interessati, a stabilire piani e programmi ed eventuali misure di disciplina della caccia, della pesca, delle attività estrattive e per la tutela dell’ambiente. L’approvazione raccoglie finalmente anche le indicazioni del Patom (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), che ha da sempre ritenuto prioritaria l’istituzione dell’area contigua al fine di trovare modalità di intervento sul territorio, soprattutto in ambito venatorio, meno impattanti e più idonee alla tutela di una specie così importante. Le associazioni Altura, Cai, Dalla parte dell’orso, Lipu, Montagna grande, Mountain wilderness, ProNatura , Salviamo l’Orso, Touring club italiano e Wwf hanno partecipato a questo processo, sollecitando più volte gli Enti a concludere l’iter di definizione dell’area contigua, richiedendo incontri, ponendo il problema in workshop e convegni e con comunicati stampa e sono quindi oggi ovviamente soddisfatte. Occorre tuttavia un ulteriore sforzo, per gli ambientalisti, perché l’area contigua possa essere uno strumento concreto per limitare l’impatto che soprattutto l’attività venatoria ha sulle specie protette e in particolare sull’Orso bruno marsicano, la priorità è la sua  conservazione. “Non si può non ricordare che il Pnalm ha un’estensione piuttosto limitata, anche in confronto agli altri parchi nazionali presenti nella nostra Regione – sottolinea il gruppo dei nove –  ed è per questo fondamentale poter contare su una fascia di protezione che da un lato garantisca maggiore tranquillità alle specie in spostamento, e dall’altro consenta di connettere tra di loro le aree protette.

All’istituzione dell’area contigua si accompagna la recente richiesta del presidente del Pnalm, Antonio Carrara, presentata alla Regione Abruzzo, all’adg del Patom, al ministero dell’Ambiente e all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), di ridurre il carico venatorio portandolo da 1 a 35 a 1 a 40, (1 cacciatore ogni 40 ettari di superficie aperta alla caccia), per la prossima stagione di caccia. Così come già fanno le regioni al confine. “La richiesta dell’ente parco non può che essere appoggiata e sostenuta – scrivono le associazioni – Con l’approvazione della perimetrazione dell’area contigua è fondamentale strutturare gli interventi in modo che l’obiettivo di una riduzione del disturbo venatorio venga effettivamente raggiunto, come auspicato sia dalla richiesta del Pnalm sia dalla perimetrazione dell’area contigua, senza ripetere la passata situazione paradossale per cui con l’estensione della Zone di protezione esterna (Zpe) al Comune di Scanno (Aq), il numero dei cacciatori in un certo ambito aumentò. All’obiettivo di riduzione del carico venatorio nella Zpe prima e nell’area contigua oggi va aggiunta la richiesta che in tale area vengano del tutto vietate, nel calendario venatorio, tecniche di caccia invasive e impattanti come braccata, mini-braccata e ci si rivolga verso azioni venatorie più compatibili, meno impattanti e più in linea con quanto stabiliscono tutti i documenti redatti per la tutela dell’Orso bruno marsicano”.