Ponte ancora chiuso in attesa di perizia e il cedimento interesserebbe un motivo decorativo

Sospesi alla pigrizia amministrativa restano quasi tutti in attesa di una puntuale perizia sulla stabilità del ponte del Giovenco volta a verificare se davvero il cedimento, di oltre un mese e mezzo fa, interessi solo un motivo decorativo dell’infrastruttura o ne comprometta la stabilità. Ponte chiuso che da circa 2 mesi non unisce più la Marsica al comprensorio Peligno-Sangrino, nell’aquilano. L’ulteriore beffa è che in attesa di verifiche di staticità l’economia locale si spegne per l’interruzione degli immediati collegamenti tra Bisegna (216 abitanti) e Pescasseroli (2 mila 212 abitanti), in un’area che vive di turismo stivo ed invernale.

Una perizia necessaria, nemmeno costosa, servirebbe a valutare interventi risolutivi e l’ipotesi di un utilizzo limitato ai pedoni della struttura. É d’accordo il consigliere regionale Gianluca Ranieri: “Servirebbe la perizia per accertare che la parte franata del ponte sia un elemento decorativo per cui la solidità dello stesso potrebbe anche non essere stata minimamente compromessa dal cedimento”. Al momento, da Pescasseroli bisogna percorrere 50 km, un’ora di viaggio su altre strade delle aree interne, poco agevoli, per raggiungere Bisegna mentre basterebbero 10 km superando il ponte, per raggiungere la località, ossia appena 10 minuti. Più emissioni nel parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise di gas di scarico dai veicoli a motore, uno spreco di energia e di tempo e un disastro per l’economia locale. Stesso problema che dal 2014 affronta, sempre la valle Peligna, ma sull’altro versante per raggiungere passo San Leonardo e la provincia di Pescara. Anche qui bisogna allungare il tragitto di almeno 40 minuti se non si vuole rischiare su una strada ufficialmente chiusa. “Un disastro in estate, figuriamoci d’inverno – sottolinea, per Bisegna, il consigliere regionale pentastellato – Stiamo parlando di circa una ventina di paesi che subiscono il disagio in forma più o meno grave. Senza contare che queste aree interne popolate di paesi molto piccoli, vivono di un’economia basata principalmente sul turismo estivo per questi paesi del parco nazionale – domanda il consigliere regionale – Esiste la volontà di ripristinare questo collegamento? Oppure l’inazione della politica nasconde l’interesse ad avvantaggiare una differente viabilità? – conclude Ranieri – La cosa certa è che ad oggi non si è proceduto ad alcuna reale verifica e si cincischia tra accordi di massima e gare per l’affidamento di lavori, di cui ancora non si conosce né l’entità, ma soprattutto la necessità!”.

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