Cinghiali. Controllo fallimentare, problema creato dai cacciatori siano gli Atc a pagare

Cinghiali? La proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, di attuare una filiera delle carni da cinghiale con gabbie di cattura e chiusini anche nelle aree protette per prevenire e risolvere ..i danneggiamenti alle coltivazioni agricole e alle attività antropiche sensibili obbliga il Wwf Abruzzo a chiarire su un problema affrontato con preoccupante approssimazione. “L’attuale sistema di controllo della popolazione è fallimentare e va cambiato, non ha senso affidare la riparazione di un danno a chi lo ha determinato come continua a fare la Regione” spiega l’associazione ambientalista.

Aggiornamento 1 e 2

Trappola per cinghiali Foto Maria Trozzi

Due sono i punti fermi, le responsabilità per l’attuale situazione e i relativi conti da pagare. Il problema cinghiali esiste perché, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso e sino a pochi anni fa (vedi in fondo allegato 1) ci sono state immissioni a scopo venatorio per consentire ad una minoranza di cacciatori di divertirsi sparando e uccidendo. Chi ha creato il danno deve pagarne le conseguenze anche in termini economici. “Il risarcimento dei danni da cinghiale va di conseguenza attribuito interamente agli Ambiti territoriali di caccia (Atc) – sottolinea Wwf Abruzzo – Oggi sono gli i danneggiati a pagare i danni attraverso tasse, dirette e indirette, che gravano su tutti i cittadini. Altro punto è l’inefficacia delle misure di controllo, i danni non sono affatto diminuiti. Chi mai del resto affiderebbe la riparazione di un danno proprio a chi questo danno lo ha creato, come fa l’Abruzzo con i cacciatori – commenta l’associazione del Panda – È ora di cambiare radicalmente strategia ragionando con criteri scientifici. La gestione faunistica della Regione presenta gravi criticità, a partire dai Piani redatti da cui si evince chiaramente la mancanza di una solida strategia d’intervento e la assoluta carenza di informazioni chiare e inserite in una banca dati unica sui capi abbattuti che potrebbe aiutare a verificare ed eventualmente correggere le azioni poco efficaci. Tanti sono inoltre gli elementi d’incertezza in merito all’effettiva assenza di nuove introduzioni e ai dati delle attività degli Ambiti territoriale di caccia in relazione alla caccia di selezione. Sarebbe, in particolare, di fondamentale importanza conoscere l’incidenza degli abbattimenti, ad esempio, sulla dieta del lupo, ma anche sugli habitat di interesse conservazionistico (Siti di interesse comunitario e aree protette)”.

Aggiunge il Wwf Abruzzo: “Si continua a presentare l’attività di controllo numerico del cinghiale come necessaria a rispondere all’impatto della specie sulle coltivazioni agricole, tuttavia risulta completamente assente il coinvolgimento delle categorie professionali del settore. La questione cinghiale non potrà mai essere risolta da un’azione isolata del mondo venatorio, ma deve prevedere il coinvolgimento di coloro che maggiormente subiscono i danni della convivenza con questa specie, ovvero gli agricoltori – che non sempre sono cacciatori – È dimostrato largamente che il solo prelievo venatorio è assolutamente insufficiente a tenere sotto controllo il cinghiale, per cui deve essere favorito il coinvolgimento degli agricoltori nell’ambito della multifunzionalità dell’impresa agricola attraverso interventi di prevenzione e riduzione dei danni e contenimento delle popolazioni attraverso la pratica delle catture, affidando loro direttamente le gabbie o chiusini di cattura e rifinanziando il bando del Programma di sviluppo agricolo (Psr) per le recinzioni elettrificate” anche queste però poco efficaci, se non per il primo che fa invasione di campo. Sono state presentate domande per circa 4,5 milioni di euro a fronte di una dotazione di soli 1,5 milioni di euro.

“Le aree protette non sono una controparte come erroneamente vengono spesso pensate, anche dalla Regione, ma sono parte del sistema per la gestione del cinghiale nel rispetto dei ruoli e delle competenze che la legge attribuisce – conclude il Wwf – C’è necessità però di cambiare approccio e di fare gioco di squadra. Azioni che devono essere identificate e definite secondo una metodologia e con dati che permettano di verificare efficacia ed efficienza della programmazione e nel caso di scostamenti dagli obiettivi prefissati permettere di correggere il tiro senza sprecare risorse economiche o danneggiare la biodiversità”.Allegato 1 – Brano tratto dalla introduzione alle Linee guide per la gestione del cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette di Silvano Toso e Luca Pedrotti, edito nel 2001 tra i Quaderni di conservazione della Natura a cura del ministero dell’ambiente, servizio conservazione della Natura e dell’Istituto nazionale per lafauna selvatica Alessandro Ghigi, oggi Ispra).

«Le cause che hanno favorito l’espansione e la crescita delle popolazioni sono legate a molteplici fattori sulla cui importanza relativa le opinioni non sono univoche. Tra questi, le immissioni a scopo venatorio, iniziate dopo la metà del XX secolo, hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale. Effettuati dapprima con cinghiali importati dall’estero, in un secondo tempo i rilasci sono proseguiti soprattutto con soggetti prodotti in cattività in allevamenti nazionali. Tali attività di allevamento ed immissione sono state condotte in maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione faunistica e della profilassi sanitaria e, attualmente, il fenomeno sembra interessare costantemente nuove aree con immissioni più o meno abusive (come testimonia la comparsa della specie in alcune aree dell’arco alpino dove l’immigrazione spontanea sembra evidentemente da escludersi). Ancora oggi diverse amministrazioni provinciali, soprattutto nella parte Meridionale del Paese, acquistano direttamente cinghiali per il ripopolamento o autorizzano altri enti gestori (Ambiti territoriali di caccia, Aziende faunistico-venatorie, ecc.) a rilasciare regolarmente in natura animali prodotti in allevamenti».

Piccolo di cinghiale investito da un’auto sulla Tiburtina Valeria