Uno bianca: Occhipinti è libero. Le vittime: ‘Niente premi per gli autori di delitti efferati’

Sono 24 persone ammazzate, 101 feriti e 103 atti criminosi, questo è il bilancio di morte della Banda della Uno bianca e Marino Occhipinti, uno degli ex poliziotti assassini che terrorizzò Bologna tra il 1987 e il 1994, da ieri è un uomo libero grazie ad un percorso di revisione critica del passato che lo avrebbe portato ad un sincero pentimento. Così scrive il tribunale di Sorveglianza di Venezia che ha accolto la richiesta della difesa giudicando autentico il pentimento dell’ex vice sovrintendente della narcotici. 

Vito Tocci © Report-age.com

In Abruzzo vive uno dei carabinieri vittima della Banda, in servizio a Rimini proprio negli anni in cui il gruppo criminale, guidato dai fratelli Savi, seminava terrore e morte tra l’Emilia Romagna e le Marche. Vito Tocci carabiniere di Campo di Giove (Aq), il 30 aprile 1991 era di pattuglia con Mino de Nittis e Marco Madama. Tocci, carabiniere originario di Campo di Giove, medaglia d’oro, rimane ferito da una raffica di colpi sparati da un fucile calibro 12. Per l’attentato di Rimini il carabiniere che vive in Abruzzo sconta ancora gravi conseguenze. Così le altre vittime sopravvissute agli agguati, alcune attendono ancora i risarcimenti per le ferite inferte dal gruppo criminale.

“Mentre percorrevamo via Siracusa siamo stati attinti da proiettili calibro 12  a distanza ravvicinata, l’intenzione era di ucciderci – racconta il  carabinieri in congedo che così chiarisce – Non c’è da esprimere indignazione. Non è un discorso di pentimento, lui non ha mai chiesto scusa ai familiari delle vittime e stiamo parlando di una persona che ha giurato fedeltà allo Stato, era poliziotto. Bisognerebbe punirlo 2 volte per questo. Questo gravissimo episodio mi ha toccato 2 volte anche perché anch’io indossavo la divisa. Faccio un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte, al ministro della giustizia, Alfonso Bonafede e al ministro del’interno Matteo Salvini, ai capi gruppo di Camera e Senato per rivedere la legge che riconosce benefici, permessi e libertà ai condannati in via definitiva per crimini efferati e agli ergastolani”. Già a febbraio 2017 l’associazione delle vittime della Banda rivolse questo stesso appello a Mattarella dopo la notizia del permesso premio al più giovane dei fratelli Savi. Tocci mette in luce un’altra ingiustizia: “Mentre ai banditi si concede la libertà (o semilibertà) e si offre lavoro, le famiglie delle vittime hanno difficoltà economiche e i sopravvissuti  devono spesso pagarsi le cure per affrontare  l’inferno in cui la banda li ha relegati per sempre. Non è giusto!”.

Condannato all’ergastolo nel 1997 per l’omicidio di Carlo Beccari, guardia giurata do 26 anni in servizio durante l’assalto alla cassa continua della Coop di Casalecchio di Reno, nel 1988, il 53enne ex poliziotto godeva del regime di semilibertà dal 2012. Luigi Beccari, padre di Carlo, si trova in ospedale quando viene a sapere da un amico della scarcerazione di Occhipinti: “Tutto questo mi fa molto male, quando uscirò da qui farò qualcosa. Se siamo arrivati a questo punto è colpa anche di chi comanda il carcere di Padova dove era detenuto Occhipinti, che aveva già spinto per la sua semilibertà. Dovevano chiedere ai familiari delle vittime, a me, se poteva uscire. Così non va bene, bisognerebbe cambiare le leggi”.

mariatrozzi77@gmail.com

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