Incendi boschivi in Abruzzo. Ranieri (M5S) suona la sveglia sui Piani di Prevenzione

Nulla all’orizzonte sull’accertamento delle responsabilità per gli incendi dolosi della scorsa Estate, lo ribadisce anche il Movimento 5 stelle che suona la sveglia a Regione e amministratori sui Piani di prevenzione incendi anche perché le inadempienze sono tantissime e l’immobilismo è nemico dell’Ambiente e alimenta il fuoco della distruzione anche in Abruzzo.

Copertina Maria Trozzi

Incendio Morrone foto Maria Trozzi Report-age.com27.6. 2018
Incendio Morrone, Colle delle Vacche. Immagine Maria Trozzi Report-age.com27.6. 2018
Gianluca Ranieri Report-age.com 2017
Gianluca Ranieri

“La legge regionale 3/2014 prevede che Comuni ed amministrazioni separate degli Usi civici debbano redigere il Piano di gestione silvo-pastorale, in sostanza un piano regolatore dei boschi, primo elemento di prevenzione degli incendi, che ne prevede l’utilizzo, manutenzione e sicurezza attraverso la realizzazione, ad esempio, di fasce tagliafuoco – interviene con una nota il consigliere regionale Gianluca Ranieri (M5s) – Sebbene finanziati, da oltre 4 anni dalla promulgazione della legge sembrerebbe che un solo Comune abbia concluso l’iter e abbia il piano operativo -aggiunge Ranieri – Questo è un fatto grave e la responsabilità va alle amministrazioni inadempienti, ma anche alla Regione che non le ha messe in mora nominando eventualmente un commissario. Anche la stessa Regione ha ritardi inspiegabili e ancora oggi non si è dotata del Piano regionale delle foreste. Non eravamo la Regione verde d’Europa? – domanda il consigliere pentastellato – La mancata volontà della Regione di mettere in atto concrete politiche di prevenzione è anche dimostrato dal fatto che nel Piano di sviluppo rurale (Psr) solo lo 0,7% dei fondi è destinato alla misura 8.3.1-Investimenti a protezione delle superfici forestali e il disinteresse verso questo importante settore è ulteriormente dimostrato dalla recente riorganizzazione degli uffici con lo smembramento delle attività di autorizzazione ai tagli boschivi trasferite, sul territorio, a chi fino ad ora si occupava di agricoltura e non ha competenza in materia forestale. Anche per gli usi civici (tutti pascoli e foreste) la materia è stata divisa dal settore forestale. A quasi un anno dagli incendi devastanti, la Regione è ancora inadempiente – aggiunge Ranieri – Il Consiglio regionale, nei giorni scorsi, avrebbe dovuto discutere sulle disposizioni urgenti in materia di protezione civile per il sostegno finanziario delle attività antincendio, ma non è stato fatto, sarebbe stato comunque un intervento tardivo e poco efficace. Il doppio incarico, presidente di Regione e senatore, di Luciano D’Alfonso sta tenendo bloccata un’intera regione (per il dono dell’ubiquità pare si stia ancora attrezzando). Non sono state prese in considerazione nemmeno le denunce e le proposte emerse in 2 convegni lo scorso anno, uno a Rieti e uno a Pescara che hanno portato alla Carta per la lotta agli incendi boschivi sottoscritta da tutte le associazioni ambientaliste abruzzesi e da 5 organizzazioni scientifiche, completamente ignorate dalla Regione. Eppure l’Estate del 2017 resterà alla storia per il caldo insolito e le conseguenze. Come di prassi, tutto si spegne in Autunno, come ogni anno, la stagione delle piogge torna provvidenziale e tutte le discussioni sulle soluzioni possono essere rinviate”. Partiamo dal 5 agosto con l’incendio a Campo Imperatore. I roghi hanno interessato oltre 3 mila 500 ettari di superficie boscata e 2 mila 500 di superficie non boscata, quasi 1/3 nelle aree protette, alcune di particolare pregio ambientale, un record negativo per la regione verde dei parchi. La magistratura ha accertato solo le responsabilità colpose di coloro che materialmente hanno provocato l’incendio di Campo Imperatore. Sono di natura dolosa gli incendi che hanno devastato monte Morrone, appiccati anche in Alto Sangro (Roccaraso), nel Parco regionale del Sirente-Velino (valle Subequana) e nella Marsica. Per questi roghi “Nessun responsabile ed eventuali mandanti sono stati individuati così come nessuno è colpevole per le nadempienze e inefficienze, prima fra tutte la Regione, ma anche gli enti parco – sottolinea Ranieri – Palesi sono state infatti le inefficienze e le inadempienze, per non parlare della scellerata riforma Madia (decreto legislativo 177 del 19 agosto 2016) che ha, di fatto, cancellato il Corpo forestale dello Stato. Intanto, apprendiamo con favore che il ministro per l’Ambiente Sergio Costa sta promuovendo la video sorveglianza, compreso l’uso di droni, nelle aree protette a partire da quella del Vesuvio. Di norma, in Protezione civile, una volta definito il rischio (in questo caso rischio incendi boschivi) per diminuirlo vanno individuate le azioni di prevenzione e previsione da mettere in atto e per il rischio residuo si procede alla sua pianificazione. Naturalmente previsione e prevenzione hanno respiro poliennale e per i boschi sono rappresentate dalla corretta conduzione e manutenzione. In questo, di certo, non aiuta il pessimo decreto del consiglio dei ministri sul Testo unico forestale firmato, in zona Cesarini, dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nonostante i numerosi appelli contrari da parte del mondo scientifico e accademico”.

mariatrozzi77@gmail.com

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