Incendi del Morrone e nel compresorio Peligno-Sangrino, ancora nessuna risposta

Perché e da chi, agosto scorso, è stato bruciato monte Morrone, in valle Peligna, nel Parco nazionale della Majella. Il primo rogo è partito però il 19 agosto, dalle alture di Pacentro, forse appiccato da qualcuno che si è inoltrato in una pista forestale accessibile a pochi: escursionisti, allevatori e uomini in divisa. La colonna di fumo era visibile da tutta la valle Peligna quel sabato mattina ad un anno esatto dalla riforma Madia che cancella il Corpo forestale dello Stato (decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177). Solo per l’incendio di Campo Imperato la magistratura inquirente ha accertato le responsabilità colpose del rogo. E per gli incendi dolosi non è dato sapere. Ancora non c’è risposta per le popolazioni del comprensorio Peligno, Sangrino e Subequano che hanno vissuto un incubo impressionante e che non si danno pace sulle ragioni dei roghi dell’estate 2017 che hanno colpito anche Secinaro (Aq), Roccacasale, Pratola, Prezza, Roccaraso e, sempre in provincia dell’Aquila, valle Gentile tra Rocca Pia e Pettorano sul Gizio, a metà agosto.

Aggiornamento

Fabbricato nei pressi del rifugio Colle delle Vacche foto Maria Trozzi Report-age.com 2018
Fig.1 Fabbricato nei pressi del rifugio Foto Trozzi

É trascorso quasi un anno dagli incendi. Il fuoco ha incenerito, per circa 20 giorni a fine agosto, parte della montagna sacra di papa Celestino V. Le indagini della Procura di Sulmona (Aq) sono ancora in corso, ma nulla trapela. Le immagini documentano lo stato di colle delle Vacche dove le fiamme hanno lambito il rifugio che insiste nel territorio di Pratola Peligna (Aq). Sull’area protetta, nei pressi del rifugio, c’è anche un altro fabbricato (Fig.1), sempre nel Parco Majella. La musica di fondo del video è del Coro della Processione del Venerdì Santo di Sulmona, tra le più tradizionali celebrazioni delle aree interne.